Con: Toni Servillo, Carmine Paternoster, Ciro Petrone. Regia: Matteo Garrone. Genere: Drammatico. Durata: 135 minuti.

Mai come ora, non il cinema italiano, ma l’Italia intera aveva bisogno di un film come Gomorra, che non solo si è aggiudicato il Premio della Giuria al Festival di Cannes smentendo le nutritissime schiere di detrattori del cinema nostrano, per cui i film italiani fanno tutti schifo, ma demolisce in un colpo tutto l’immaginario mitico che, quasi un secolo di cinema e letteratura, ha costruito attorno alla figura del mafioso, del gangster.
Qui il Sistema-Camorra è vissuto come uno stato di necessità; non ci sono romantici eroi maledetti, né codici d’onore da seguire e le logiche che governano queste zone, si esprimono in concetti primitivi, simili a quelli dei gruppi animali, come amico-nemico, rispetto del territorio appartenente a ciascun clan, incessante caccia all’accaparramento di maggiore potere e denaro, che poi sono le uniche due cose a suonare reali, le uniche capaci di far credere in un riscatto personale.
Parlare di legalità, cultura, scuola, lavoro, arte pare quasi ridicolo. La stessa struttura architettonica delle tristemente note Vele di Scampia, attorno a cui si svolge buona parte del film, con quei labirintici corridoi, quelle rampe che si intersecano come in quadro surrealista, sembra suggerire l’assenza di vie di scampo per questa persone.
Rispetto al libro da cui è tratto (l’omonima opera di Roberto Saviano) il film si sviluppa seguendo 5 storie esemplari, incastrate in uno stesso ambiente. C’è l’anonimo signore che, come un vampiro alla rovescia, va per le case del rione a distribuire il denaro che il clan garantisce come indennità alle famiglie di affiliati finiti in carcere.
Ci sono i due ragazzi con il mito di Scarface (il violento gangster-movie interpretato da Al Pacino) che giocano a fare i boss mettendosi nei guai. C’è Pasquale, sarto di grande talento costretto a lavorare in nero per ditte finanziate dai clan, che garantiscono alta qualità a prezzi stracciati alle case di moda. C’è il ragazzino Totò e la sua graduale affiliazione al clan, che passa per mansioni come la vedetta nelle piazze di spaccio, il recupero di droga e armi perdute dopo qualche retata fino alla complicità in omicidio.
Infine c’è l’imprenditore della monezza (Toni Servillo) che tratta con rispettabilissimi industriali del nord lo smaltimento di tonnellate e tonnellate di rifiuti pericolosi da sversare nelle discariche abusive dell’avvelenatissimo territorio campano. Su tutto, più forte dei colpi di pistola, pesa l’assordante assenza di una politica incapace anche solo di guardare veramente in faccia al fenomeno camorristico.
Gomorra di Matteo Garrone è un film da consigliare assolutamente perché mostra, senza spettacolarizzarla, una realtà che, in qualche modo, ci riguarda tutti, perché coglie, senza reticenze, quello “spirito del tempo” anelato da ogni artista.

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