Il leader della destra tuderte traccia un suo bilancio del primo anno al governo della città parlando del sindaco, della maggioranza, dell'opposizione, del signor Costanzo e di Fascismo (con la F maiuscola)
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Primo anno dell’era Ruggiano: ne parliamo con il capogruppo di Fiamma Tricolore Mario Epifani, una vita intera all’opposizione e dal giugno 2007 componente autorevole (e a volte scomodo) dell’Amministrazione cittadina di centrodestra.
Il leader storico della destra tuderte non smentisce la sua fama di politico netto e schietto e, come un fiume in piena, parla senza remora alcuna di cosa ha funzionato e cosa no, di Pizzichini, della Marini, del “signor Costanzo”, lasciando intendere che presto potrebbe rimanere senza una casa politica…

Vorremmo da lei un bilancio non diplomatico, alla Epifani, di questo primo anno di amministrazione di Ruggiano.
“Posso fare un bilancio valutando la situazione amministrativa generale così come l’abbiamo trovata (pessima) e considerando che ci siamo trovati di fronte ad un impegno forse più grande di quello che ci si aspettava. Abbiamo dovuto affrontare il problema dell’inesperienza, dopo anni di politica fatta soltanto
all’opposizione.
Quello che posso rimproverare all’amministrazione è che è mancata la spinta di un’azione sociale più incisiva, ma ci sono state altre priorità. Io avrei chiesto più attenzione alle frazioni, ai problemi quotidiani dei cittadini, piuttosto che investire molte energie nell’organizzazione di eventi e manifestazioni. Dissento su alcune scelte, ma il mio disaccordo non diventa contrapposizione frontale. Siamo undici, e dobbiamo lavorare insieme.
Respingo però con forza tutte le accuse di staticità mosse nei confronti di quest’amministrazione, mi sembra anzi che finora sia stata tutt’altro che immobile”.

Ha trovato difficoltà nel conciliare il modo di fare politica da combattente, in strada, nelle sezioni, e la politica che si fa dentro il Palazzo, dentro le istituzioni?
“Sì, ho incontrato questa difficoltà, alla quale ho cercato di far fronte con l’esperienza, frenando, nei limiti del possibile, il mio carattere intemperante connesso alla mia coscienza politica. Nell’amministrare una città bisogna assumersi delle responsabilità. Gli amministratori devono volere anzitutto il bene della città e spesso, per il bene della città, gli interessi di partito e quelli prettamente ideologici devono passare in secondo piano. Si fa fatica, a volte esco dalle righe, ma cerco di mantenermi in quest’ottica finalizzata al
bene comune”.

Dopo il Consiglio comunale sul bilancio e il voto del presidente Pizzichini l’anatra zoppa non esiste più. Che prezzo pagherà il centrodestra per aver raggiunto questa stabilità? Lei teme un condizionamento “da sinistra” dell’azione dell’amministrazione?
“Io non credo proprio che ci siano prospettive di spostamento a sinistra. Dietro la scelta di Pizzichini non c’è un accordo politico, ma comuni progetti amministrativi. Pizzichini non ha posto delle condizioni. Il presidente del consiglio comunale ha fatto una scelta di campo per riparare alla situazione ingestibile dovuta alla legge elettorale, che non mette un sindaco, premiato dalla scelta dei cittadini, nelle condizioni di amministrare. Io non credo assolutamente che si pagherà un prezzo politico per questo. L’apporto di
Pizzichini, a mio avviso, sarà, oltre che numerico e tecnico, anche un apporto culturale e di esperienza politica, che può dare una mano a quest’amministrazione”.

Lei ha ricevuto recentemente una lettera dalla neo europarlamentare Catiuscia Marini. L’ha vissuta come un tentativo di legittimazione, anche se tardiva, di Mario Epifani come interlocutore politico? Oppure è una strategia dell’opposizione?
“Inizialmente la strategia dei “sinistri” è stata quella di seminare zizzania tra me e il sindaco Ruggiano, tra Fiamma e le così dette forze moderate, cercando di drammatizzare normali divergenze d’opinione. Anche nel penultimo Consiglio comunale Cappelletti ha accusato il sindaco di essere ostaggio dell’estrema destra, cosa che non è oggettivamente vera, anche perché il sindaco ha una personalità che lo porta spesso a decidere autonomamente.
Finora i “sinistri” hanno cercato di rappresentarmi come il truce fascista in camicia nera, ma è stato inutile perché in città mi conoscono bene e sanno qual’è il mio comportamento ed il mio impegno politico. Forse hanno capito che quella rappresentazione non dava i frutti sperati ed hanno cambiato strategia, cercando un dialogo con me e non con Ruggiano, ma in modo troppo palese che li marchia come “untori” allo sbaraglio. Falliranno ancora.
Nella mia risposta mi sono limitato a prendere atto del verbo della Marini, per metterla alla prova sulla corrispondenza della sua disponibilità e della sua volontà a riportare il confronto su di un piano di “non scontro diretto”. Ma non ci sarà un atteggiamento diverso del sottoscritto, non cambierà il mio giudizio sull’operato del sindaco Marini e della sua Giunta.
La mia battaglia va avanti e la promessa di andare a guardare dentro i cassetti non sarà disattesa. I cittadini devono sapere chi e come ha ridotto questa città al lumicino, non solo e non tanto dal punto di vista di eventuali responsabilità penali, ma soprattutto dal punto di vista delle responsabilità politiche”.

Ci sono forze politiche che sono alleate a Todi e che si sono combattute come avversarie alle ultime elezioni politiche. Come vive Fiamma Tricolore la differenza di fase tra la politica locale e quella nazionale?
“Come ho già detto, quando si amministra una comunità, in primo piano va posto l’amore per la città. Le forze politiche che formano questa maggioranza non conoscono divergenze su quei valori e principi che sono fondamentali per una concezione che non appartiene alla sinistra.
Certamente la spinta sociale che muove un politico come me, non può che respingere le linee liberiste di Berlusconi. Né la “sterzata” di Fini su Mussolini ed il Fascismo mi può far sentire vicino ad An, ma questi sono aspetti che non possono incidere ed inficiare l’azione amministrativa a livello locale. Sulle questioni amministrative c’è coincidenza assoluta di vedute.
C’è a livello nazionale in atto un’evoluzione che forse mi porrà a prendere decisioni dolorose, ma anche se dovessi ritrovarmi senza una casa politica, ciò, non influirà minimamente sul destino dell’amministrazione Ruggiano: ad ulteriore riprova che la politica locale accantona le prospettive politiche generali per concentrarsi su questioni sulle quali non è difficile trovare un’identità di vedute”.

Uno dei punti qualificanti dell’azione di governo di Fiamma era la proposizione del Mutuo Sociale: lo stanziamento di fondi pubblici per l’acquisto di case. E’ una proposta che è stata accantonata?
“Il progetto sul Mutuo Sociale andrà avanti. A livello nazionale potrebbe  essere un’istanza poco sentita dal mondo dell’imprenditoria perché contrasta con il concetto del profitto, ma a livello comunale ho trovato massima disponibilità ed interesse da parte del sindaco e delle altre forze che compongono la maggioranza. C’è consenso su questa iniziativa. Finora non ho forzato troppo la mano su questo argomento perché l’amministrazione potesse affrontare altri problemi, più urgenti. Ma lo stanziamento per la sua realizzazione ci sarà sicuramente nel corso di questi cinque anni.
Un ulteriore rallentamento è stato causato dalla vicenda delle dimissioni dell’assessore di Fiamma, che mi ha costretto a risolvere un serio problema. La sostituzione con Ugo Todini, per altro, risultata positiva, ci ha costretto a ricominciare da capo anche su questo fronte. Non abbiamo accantonato questo nostro traguardo sociale, l’abbiamo soltanto rinviato per opportunità”.
 
Parliamo del Festival. A Roma i giovani di Fiamma Tricolore hanno contestato il Grande Fratello per manifestare il loro dissenso nei confronti della società dell’immagine, e di un’idea “televisiva” della politica. Come si pone lei di fronte ad un Festival diretto da un personaggio televisamente saturo come
Costanzo?

“Dall’inizio non ho condiviso questa scelta. Non è detto che una città debba sopravvivere affidandosi ad un’economia del turismo che passi obbligatoriamente attraverso l’inflazionato sistema dei Festival. Io ho già espresso il mio dissenso alla scelta fatta dall’amministrazione nel conferire l’incarico a Costanzo. Però poi subentra sempre la cognizione della responsabilità, per cui, espressa la disapprovazione, prendo atto che le altri componenti della maggioranza hanno visto questa decisione come una scelta positiva. Vedremo come andrà il Festival, e poi faremo le dovute considerazioni sul piano etico ed economico. Io per il momento sono perplesso per motivi etici ed ideologici.
Spero che il programma non ricalchi troppo il concetto che è l’emblema storico, ideologico e professionale del signor Costanzo, il quale propugna valori che sono in netto contrasto con i miei. Sulla famiglia, sulla Patria, sulla sicurezza, sui problemi della sessualità, sulla droga, io sono su posizioni pressoché opposte a quelle del mondo televisivo incarnato dal signor Costanzo”.

Prima il 4 novembre, poi il 25 aprile hanno riattivato a Todi l’eterna discussioni circa la memoria storica condivisa. Cosa rappresenta il fascismo storico nella formazione e nell’azione politica di Mario Epifani?
“Il Fascismo è stata un’espressione contingente ad un contesto politico storico e sociale irripetibile e sarebbe anacronistico qualunque tentativo di riproporre un fenomeno analogo a quello che è stato il fascismo per l’Italia, l’Europa ed il mondo. Però al Fascismo va riconosciuto il merito di essere stato un’idea audace, un cuneo per certe conquiste sociali, un punto focale per quello che è venuto alla luce nell’era moderna.
Principalmente per tutte quelle conquiste sociali, quali: l’assicurazione obbligatoria, gli istituti di previdenza, i contratti collettivi di lavoro, le 40 ore lavorative settimanali, l’opera maternità e infanzia, le riforme giuridiche e soprattutto una pianificazione talmente grande di opere pubbliche da trasformare il volto dell’Italia. Si giudica sempre il Fascismo per la guerra e per le contrapposizioni ideologiche coi partigiani ed il comunismo, ma fu il risveglio della dignità di un popolo che ha dato un indirizzo politico-sociale all’intera civiltà europea.
A proposito delle ricorrenze e della memoria condivisa, già Almirante in più occasioni ebbe a dichiarare che il 25 aprile doveva essere un giorno di riappacificazione. In Spagna Franco, all’indomani della fine della guerra civile, creò un mausoleo che ricordasse ed onorasse le vittime di entrambe le fazioni. In Italia abbiamo ancora i figli e i figliastri della Patria”.

Parliamo invece del fascismo di oggi. Cosa pensa degli episodi di razzismo, intolleranza e violenza xenofoba che hanno riempito le cronache recenti e che vengono spesso ricondotte ad ambienti della destra radicale?
“Ci sono state strumentalizzazioni di certi episodi, per i quali poi si è scoperto che la politica non c’entrava affatto. La smettano di presentare lo spauracchio della violenza di Destra. Certi centri di potere economico e politico mascherano così la paura che hanno delle nostre idee.
Non ci sono segnali che autorizzino a lanciare allarmi e chi parla di un pericolo neofascista strumentalizza alcuni episodi isolati che poi vengono pure smentiti. Per quanto riguarda Fiamma Tricolore, noi abbiamo sempre rifiutato ogni manifestazione violenta e mai siamo stati coinvolti in atti di violenza gratuita. Devono smetterla di strumentalizzare episodi che hanno un’origine diversa e più complessa. Nell’ottica dei due poli le ali estreme danno fastidio. Ogni volta che una destra radicale si afferma a livello politico, escono fuori queste vicende, quasi a bloccare l’avanzata e la conquista di spazi piccoli ma importanti.
A Todi, dove Fiamma ha conosciuto un’importante affermazione, mai alcun militante è stato coinvolto in intemperanze di violenza. Altrove le teste calde esistono sempre, ma credo che le responsabilità vadano attribuite a livello individuale”.

Quindi lei si sente di escludere qualunque collegamento tra gli atti di violenza xenofoba e il clima politico che si è instaurato dopo le recenti affermazioni elettorali del centrodestra?
“Escludo che ci sia il pericolo dell’affermarsi di un clima di violenza politica. Il razzismo, che tra l’altro è un concetto inflazionato e che viene esteso superficialmente ad ogni conflitto, è un’ideologia da condannare. Io mi sono opposto sempre ad ogni forma di razzismo, e ritengo che le leggi razziali siano state l’errore più imperdonabile del Fascismo.
Il razzismo viene alimentato da alcune situazioni di disagio. Né gli italiani né i tuderti sono razzisti. Ma l’immigrazione selvaggia crea disagi e insicurezze nei cittadini italiani. Nell’incertezza economica che pesa sulle famiglie, nell’insicurezza del vivere quotidiano e nel totale bonismo verso un’incontrollata immigrazione, ci sono gli elementi che alimentano le intemperanze.
Una maggiore attenzione a questi problemi, soprattutto a quelli legati all’immigrazione clandestina, sui quali mi sembra che il governo nazionale si stia già impegnando, può prevenire queste reazioni da parte dei cittadini”.

In definitiva, Epifani, Todi è stata liberata? Quanto manca alla liberazione definitiva? Crede che la rottura rispetto al passato sia stata netta come lei se l’aspettava?
“Io personalmente sono sempre stato convinto della vittoria, forse ero l’unico a crederci fin dal momento in cui si è concretizzata l’alleanza. Ero convinto di vincere perché conoscevo l’andamento degli ultimi anni, perché localmente la situazione era insostenibile, perché gli uomini del centrosinistra erano impresentabili in quanto responsabili della gestione disastrosa, in particolare degli ultimi vent’anni.
Questo malcontento è dimostrato dal fatto che il consenso verso il sindaco è arrivato anche dagli elettori del centrosinistra, che hanno voluto dire basta alla “casta” locale, e hanno deciso di tentare una strada verso il cambiamento. La motivazione di fondo del risultato elettorale è che la “casta” aveva oltrepassato ogni limite.
La città è stata trascurata sotto tutti gli aspetti negli ultimi vent’anni. L’ospedale è stato rapinato anno dopo anno, senza che nessuno politico alzasse un dito per difendere questa storica, necessaria istituzione. Le frazioni sono state abbandonate, l’amministrazione trascurata per interessi particolari ed è mancata una politica dell’occupazione.
Ora è difficile creare una reversibilità, quando certi problemi si sono incancreniti. Bisogna puntare sull’occupazione giovanile, bisogna riassestare i servizi indispensabili alla città. In un anno abbiamo cercato di fare il possibile. Siamo convinti che alla fine dei cinque anni il cambiamento si vedrà. La città sta già cambiando, c’è più fantasia nell’aria, perché non ci sono interessi di partito e personali che influenzano il comportamento degli amministratori del centrodestra”.

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