L'imprenditore di Todi non si è avvalso, a differenza degli altri tre indagati sentiti dal Gip nel carcere di Terni, della facoltà di non rispondere

Dopo quelli di ieri a Capanne di Perugia, i titolari dell’inchiesta sulla assegnazione degli appalti pubblici in Umbria hanno sottoposto sabato agli interrogatori di garanzia le altre quattro persone rinchiuse nel carcere di Terni (gli arrestati sono stati in tutto 35, ma 27 sono ai domiciliari).
Sono stati ascoltati sono stati Adriano Maraziti, direttore area viabilità della Provincia, Massimo Lupini, direttore tecnico della Seas, Fabio Patumi, responsabile del servizio affari generali della Provincia e l’imprenditore Dino Bico.
E proprio l’ex amministratore della Ediltevere di Pantalla di Todi è stato l’unico a rispondere alle domande del Gip Claudia Matteini, alla presenza del pubblico ministero Manuela Comodi, mentre gli altri tre si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, consigliati dai rispettivi avvocati di attendere l’acquisizione integrale e la lettura attenta degli atti posti alla base della misura cautelare.
L’interrogatorio dell’imprenditore tuderte sarebbe durato meno di un’ora, durante il quale Bico avrebbe fornito delle spiegazioni relative agli episodi che gli sono contestati per la sua partecipazione alle gare di appalto nel settore della viabilità della Provincia, spiegando sembra come con altre aziende, in alcune occasioni, fosse stata data vita a delle regolari associazioni temporanee di impresa, con i rapporti finalizzati a realizzare delle sinergie.
Il suo avvocato, Francesco Falcinelli, si è dichiarato soddisfatto per l’andamento dell’atto istruttorio che avrebbe permesso di introdurre degli elementi di chiarezza.
Le difese di alcuni degli arrestati hanno presentato ricorso al tribunale del riesame ritenendo che non esisterebbero i presupposti per la restrizione in carcere.

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