Le elezioni regionali appena concluse hanno confermato le peggiori previsioni; la crescita dell’astensionismo, giunto nella nostra regione al 45%, come pure il dilagare di una forza politica, la Lega, basata sul cinico sfruttamento della rabbia sociale, l’intolleranza ed il classismo. È grazie all’astensionismo e all’inganno dell’attuale legge elettorale che la coalizione del Partito Democratico, con 90 mila voti in meno rispetto al 2010, riesce a confermarsi alla guida della regione. Ciò detto, i risultati ci consegnano una sconfitta pesante, dovuta sicuramente alla difficoltà del contesto, dominato da un dibattito ristretto ai grandi blocchi di potere della politica nazionale, ma che testimonia allo stesso tempo l’estrema difficoltà delle forze antiliberiste e democratiche del nostro Paese a costituire, su scala più ampia, un soggetto rappresentativo e autorevole. Quel che non si riesce a fare sul piano nazionale è ben difficile metterlo in piedi a livello regionale, dove pure abbiamo compiuto i nostri errori, accumulato ritardi, sacrificato possibilità di crescita; non siamo stati quell’argine al disimpegno e alla rassegnazione che ci proponevamo di rappresentare, mentre altri trovavano tempo e modo di dare espressione ai loro risentimenti ed opportunismi.
Quel che abbiamo fatto in questi mesi è comunque un lavoro di cui dovremo far tesoro; abbiamo cercato di ricomporre in una visione comune un mondo per troppo tempo rimasto abbandonato a se stesso, ed è questo il punto da cui ripartire per far sì che le nostre azioni e le nostre parole tornino ad interpretare i bisogni e le aspettative della popolazione.
Voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno dato la possibilità di svolgere questo ruolo e che mi hanno sostenuto in questo straordinario mese di campagna elettorale; i compagni, gli amici, gli affetti sono stati quanto di più vero, giusto e buono si possa incontrare nella vita e la più grande risorsa su cui contare.
In queste ore ci sentiamo tutti come su un’isola, in una sorta di confino rispetto agli altri; dobbiamo ricordarci, con più forza di prima, che siamo invece in un arcipelago, dove il nostro compito è costruire ponti.

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