La pacciamatura è la tecnica che a Todi il Comune ha utilizzato sulle aiuole lungo la circonvallazione orvietana e che è visibile anche lungo la strada del cimitero vecchio intorno agli arbusti che disegnano la scritta dell’Istituto Agrario.
E’ una tecnica attraverso cui un terreno viene ricoperto da uno strato di materiale, in genere teli o plastiche, per proteggerlo da erbacce e agenti atmosferici e per mantenere la giusta umidità.
Oggi vengono utilizzati in agricoltura fino a 200 chili di plastica a ettaro, a volte anche due volte all’anno.
“La conseguenza è che, nel giro di pochi anni, intere aree agricole perdono produttività a seguito della incapacità del terreno, infestato dai residui plastici, di drenare l’acqua e, quindi, di garantire il trasporto dei sali minerali e dei fertilizzanti”, ha detto un ricercatore dell’l’Istituto per i polimeri, compositi e biomateriali (Ipcb) del Cnr di Napoli “
Ma dall’istituto suddetto propongono un’altra soluzione alternativa anche all’utilizzo di plastiche biodegradabili, ancora poco utilizzate a causa del costo elevato
Si tratta di uno spray biodegradabile brevettato dall’Ipcb-Cnr che consiste in una particolare vernice da applicare direttamente sul terreno, ottenuta accoppiando fibre vegetali di scarto con polimeri biodegradabili idrosolubili.
“In Italia come collante abbiamo utilizzato la pectina, abbondante grazie alla produzione di frutta, ma …un’analoga funzione potrebbe essere svolta da resine organiche ottenute, ad esempio, dagli scarti della lavorazione dei crostacei: l’obiettivo, infatti, è sviluppare una filiera adattata al contesto”.
“A fine coltivazione, la vernice viene lavorata nel terreno e si biodegrada completamente diventando ammendante e fertilizzante”.
Il materiale, in una formulazione modificata, si è dimostrato efficace anche nella lotta alla desertificazione, in quanto consolida il terreno e riduce l’evaporazione dell’acqua.








