I cittadini della zona, dopo aver fatto analizzare da un laboratorio specializzato i reflui delle lacune del depuratore, vogliono vederci chiaro

Il comitato antinquinamento di Olmeto fa pressing a tutto campo; sarà che con il caldo è impossibile uscire ad Olmeto a prendere una boccata d’aria, sarà che 20 anni di biodigestore non sono il massimo per la salute, fatto sta che il comitato non intende rimanere a guardare e si sta attivando per andare a vedere ciò che avviene nei terreni dove si pratica la fertirrigazione.
E’ con un comunicato che esprimono la loro rabbia e la loro accresciuta paura per la salubrità delle zone ricadenti sotto il comune di Marsciano, aprendo un nuovo fronte di battaglia.

“Il repentino succedersi di questi eventi e l’alto grado di esasperazione dei cittadini, dovuto anche al ripristino della fertirrigazione con i relativi disagi – si legge nella nota – ha portato il Comitato di Olmeto ad “indagare” sul tentativo di spandimento dei fanghi stoccati nelle lagune, in un terreno della zona, con un nuovo metodo di fertirrigazione detto ‘ombelicale’. Gli appartenenti al Comitato hanno trovato una sostanza melmosa di colore nero e dall’aspetto ‘inquietante’ che è stata fatta analizzare da un laboratorio specializzato”.
“I risultati delle analisi – riferiscono dal Comitato – hanno evidenziato la preoccupante presenza nei fanghi, anche in elevate concentrazioni, di alcuni metalli pesanti quali cromo, rame e zinco. I cittadini della zona che già vivono da anni con il timore di essere esposti ad esalazioni nocive, all’inquinamento delle falde acquifere e al degrado ambientale, sono ulteriormente allarmati da questi dati che potrebbero confermare i loro peggiori sospetti”.

Dal Comitato antinquinamento di Olmeto fanno notare come sia scientificamente provato che livelli elevati di questi metalli nell’ambiente e condizioni di esposizione prolungata costituiscono un grave pericolo per la salute umana. “A questo punto – è scritto nel comunicato – non è lecito chiedersi se anche le acque melmose stoccate nei laghetti di Papiano e Castello delle Forme possono contenere sostanze pericolose, tanto da compromettere le falde acquifere di alimentazione dei numerosi pozzi di approviggionamento idropotabile presenti nella zona?
Non è lecito chiedere agli amministratori di individuare insieme ai comitati un’autorità indipendente in grado di fare un’analisi seria ed oggettiva dello stato dei terreni, delle falde e dell’aria delle zone interessate nonchè di poter avere un controllo sulla composizione dei reflui trattati dal biodigestore e stoccati nelle attuali lagune in modo da poter avviare un percorso di trasparenza sulla gestione dell’impianto?”.

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