Il no della Regione Umbria al nucleare non basta. Occorre che il governo regionale e quelli delle singole realtà cittadine siano consapevoli che, se non si trovano soluzioni alternative, il nucleare verrà imposto per forza.
E questo anche se l’attuale nucleare è una tecnologia obsoleta, antieconomica e senza futuro. Dopo oltre 50 anni non ha ancora risolto i problemi di sicurezza intrinseca delle centrali e dello stoccaggio delle scorie e dovrà affrontare il prossimo esaurimento delle risorse di uranio.
Ma non basta dire e dimostrare le pecche del nucleare se non si è in grado di fare una politica che lo renda inutile. Altre nazioni, Inghilterra e Spagna per esempio, stanno già attuando programmi di energia eolica e solare che tra un decina d’anni consentiranno di alimentare tutte le utenze private.
L’obiezione in Umbria è che vento ce ne è poco e non si sa dove mettere i pannelli fotovoltaici e che comunque questi impianti sono brutti.
Questi alibi possono essere superati lavorando sulla ‘risorsa efficienza energetica’, attingendo da tantissimi potenziali ‘serbatoi o riserve’ ancora pressoché inesplorati che, insieme, potrebbero consentire in circa 5-6 anni (meno della metà del tempo necessario per la costruzione un reattore) di “evitare” la generazione di decine di miliardi di chilowattora.
L’illuminazione pubblica è uno di questi settori. Si è stimato che l’illuminazione pubblica italiana ha un consumo elettrico di circa 6,5 TWh all’anno.
Un normale lampione stradale spreca energia elettrica perché è generalmente costituito da tecnologie obsolete: lampade a bassa efficienza energetica (vapori di mercurio, vapori di sodio, ioduri metallici); lampade senza elettroniche di controllo come i riduttori del flusso luminoso; armature che irradiano la luce in tutte le direzioni perdendo in efficienza luminosa sul piano stradale e determinando inquinamento luminoso.
Utilizzare, in alternativa, un lampione a LED determina invece una riduzione dei consumi fino al 70% rispetto ai lampioni tradizionali. I LED ormai sono una tecnologia matura, di notevole affidabilità nel tempo, con una durata commerciale 10 volte superiore a quella dei lampioni convenzionali, lavora a bassa tensione e, producendo un flusso luminoso unidirezionale, elimina automaticamente l’inquinamento luminoso, riduce i consumi, le emissioni inquinanti associate e la potenza impegnata.
Un esempio concreto esiste già. Il piccolo comune di Torraca, ha sostituito nel 2007 tutti i lampioni del Comune con lampioni a LED. Nei primi 6 mesi di funzionamento della nuova rete di illuminazione pubblica, il contatore ha registrato una riduzione del consumo di oltre 115.000 kWh corrispondenti a un risparmio di oltre 20.000 euro, con una potenza impegnata che è passata da 42 a 17 kW.
Se lo Stato e le Regioni promuovessero un piano nazionale di cinque anni che completasse la conversione di tutte le reti di illuminazione pubblica con lampioni a LED si otterrebbe un risparmio di energia elettrica di circa 4 miliardi di kWh corrispondente allo spegnimento o non accensione di una centrale nucleare di piccola taglia pari ad una potenza di circa 570 MW, cioè grande più del doppio della ex centrale di Trino Vercellese.
Questa è solo una delle dieci di azioni, suggerite dal Kyoto club, che potrebbero essere intraprese a livello nazionale per rendere superflua l’energia nucleare.









