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	<title>Economia e Lavoro &#171; ilTamTam.it il giornale online dell’umbria</title>
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	<description>Mensile free press e quotidiano online</description>
	<lastBuildDate>Mon, 22 Jun 2026 14:18:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Oltre la logistica: come guidare il cambiamento e la transizione intelligente nelle PMI italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 04:17:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[La mobilità aziendale in Italia sta attraversando una trasformazione profonda, spinta da forze tecnologiche, ambientali e sociali senza precedenti. Per le piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano la spina dorsale del nostro sistema produttivo, gestire una flotta di veicoli non significa più semplicemente organizzare turni di consegna o monitorare i chilometri percorsi. Oggi, i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La mobilità aziendale in Italia sta attraversando una trasformazione profonda, spinta da forze tecnologiche, ambientali e sociali senza precedenti.</p>
<p>Per le piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano la spina dorsale del nostro sistema produttivo, gestire una flotta di veicoli non significa più semplicemente organizzare turni di consegna o monitorare i chilometri percorsi. Oggi, i responsabili delle decisioni aziendali e i fleet manager sono chiamati a essere veri e propri promotori del cambiamento culturale e tecnologico all&#8217;interno delle loro organizzazioni. Questa transizione richiede una visione d&#8217;insieme capace di coniugare la sostenibilità ambientale con l&#8217;efficienza dei costi, senza mai perdere di vista l&#8217;aspetto umano: il benessere e la sicurezza dei conducenti che ogni giorno operano su strada in un contesto di crescente pressione e complessità.</p>
<p><b>Il nuovo ruolo del fleet manager: pianificazione e sostenibilità</b></p>
<p>Nel modello di business tradizionale, la gestione dei veicoli aziendali veniva spesso considerata un&#8217;attività puramente amministrativa e reattiva. Oggi, la <em><a href="https://unric.org/it/agenda-2030-i-17-obiettivi-di-sviluppo-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener">necessità di <b>ridurre l&#8217;impatto ambientale</b></a></em><b> </b>e di ottimizzare l&#8217;uso delle risorse impone un approccio strategico e proattivo.</p>
<p>Il moderno gestore della flotta deve saper analizzare i flussi di mobilità dell&#8217;azienda per capire dove sia realmente possibile introdurre veicoli a basse emissioni, come i mezzi elettrici o ibridi, o dove sia preferibile ottimizzare l&#8217;uso dei veicoli a combustione interna esistenti attraverso scelte di rifornimento più consapevoli.</p>
<p>Coinvolgere attivamente i conducenti in questo processo è fondamentale. Promuovere una cultura aziendale orientata alla guida ecologica e sicura non solo riduce l&#8217;usura dei mezzi, ma accelera il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione aziendali. Per le imprese che desiderano strutturare un piano d&#8217;azione concreto, la lettura della nostra guida alla riduzione delle emissioni della flotta rappresenta un ottimo punto di partenza per integrare pratiche sostenibili nella routine quotidiana.</p>
<p><b>Telematica: l&#8217;ecosistema digitale a supporto dell&#8217;operatività</b></p>
<p>Per guidare questa transizione con successo, le decisioni non possono basarsi su semplici intuizioni, ma devono poggiare su dati oggettivi e costantemente aggiornati. In quest&#8217;ottica, la telematica si configura come il sistema nervoso centrale della mobilità aziendale moderna.</p>
<p>Un&#8217;infrastruttura telematica avanzata installata a bordo dei mezzi raccoglie ed elabora una mole straordinaria di informazioni critiche: dallo stile di guida del conducente alla diagnostica del motore, fino all&#8217;efficienza dei percorsi pianificati. Lungi dall&#8217;essere un mero strumento di monitoraggio, questa tecnologia si traduce in un supporto concreto per gli autisti.</p>
<p>Ad esempio, i <b>sistemi telematici </b>possono suggerire in tempo reale variazioni di percorso per evitare ingorghi o cantieri improvvisi, migliorando i tempi di percorrenza e riducendo lo stress psicofisico di chi è alla guida. Per la direzione aziendale, i report generati consentono di pianificare con precisione i cicli di manutenzione ordinaria e straordinaria, riducendo drasticamente il rischio di guasti improvvisi e i conseguenti tempi di fermo veicolo che paralizzano l&#8217;attività commerciale.</p>
<p><b>Centralizzazione dei servizi e alleati strategici</b></p>
<p>La vera sfida per le PMI nell&#8217;affrontare questa transizione digitale ed ecologica risiede nella gestione della complessità logistica. Spesso le imprese si trovano a dover coordinare contratti frammentati per i localizzatori GPS, le carte carburante, i fornitori di energia per la ricarica dei veicoli elettrici, le società di leasing e persino i gestori telefonici per la connettività di bordo.</p>
<p>La risposta più efficace a questa dispersione di energie è l&#8217;adozione di un modello &#8220;one-stop shop&#8221;, che consente di accentrare tutte le necessità della flotta in un unico hub operativo. Scegliere un partner solido come <em><a href="https://www.radius.com/it-it/" target="_blank" rel="noopener">Radius Italia</a></em> permette alle PMI di abbattere radicalmente le barriere amministrative. Poter gestire tramite un&#8217;unica piattaforma intuitiva i consumi di carburante, il posizionamento dei mezzi, i canoni di leasing, la fatturazione delle ricariche elettriche e la connettività aziendale significa risparmiare ore di lavoro amministrativo ogni mese, liberando risorse preziose da reinvestire nello sviluppo del core business.</p>
<p><b>Numeri di mercato e adempimenti istituzionali</b></p>
<p>La necessità di un cambiamento strutturale è supportata anche dalle più autorevoli ricerche del settore. Secondo i dati pubblicati dall&#8217;<em><a href="https://www.osservatori.net/it/ricerche/osservatori-attivi/contract-logistics" target="_blank" rel="noopener">Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano</a></em>, la spinta verso l&#8217;esternalizzazione logistica e l&#8217;adozione di soluzioni integrate digitali è in costante crescita in Italia, poiché le aziende cercano soluzioni flessibili per mitigare l&#8217;aumento dei costi d&#8217;esercizio globali.</p>
<p>Parallelamente, l&#8217;adozione di queste tecnologie facilita il rispetto di normative stradali rigorose ed essenziali per il trasporto merci. La conformità ai tempi di guida e riposo previsti a livello europeo è un pilastro della sicurezza stradale, i cui dettagli operativi possono essere monitorati attraverso l&#8217;<em><a href="https://www.mit.gov.it/temi/trasporti/autotrasporto-merci" target="_blank" rel="noopener">area tematica dell&#8217;Autotrasporto Merci</a></em> del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.</p>
<p>L&#8217;integrazione tra dati telematici accurati, semplificazione amministrativa e conformità normativa rappresenta la formula vincente per le PMI italiane pronte a guidare la transizione della mobilità verso standard di eccellenza e sostenibilità.</p>
<p><a href="https://www.iltamtam.it/2026/06/22/oltre-la-logistica-come-guidare-il-cambiamento-e-la-transizione-intelligente-nelle-pmi-italiane/article-thumb/" rel="attachment wp-att-231513"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-231513" src="https://www.iltamtam.it/wp-content/uploads/2026/06/article-thumb.jpg" alt="" width="450" height="249" srcset="https://www.iltamtam.it/wp-content/uploads/2026/06/article-thumb.jpg 450w, https://www.iltamtam.it/wp-content/uploads/2026/06/article-thumb-300x166.jpg 300w, https://www.iltamtam.it/wp-content/uploads/2026/06/article-thumb-200x111.jpg 200w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
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		<title>Il TAR boccia il &#8220;Comitato per il No&#8221; al fotovoltaico a Pantalla di Todi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 19:14:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Todi]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Tribunale Amministrativo Regionale ha dichiarato il ricorso in parte inammissibile e in parte lo ha rigettato, validando quanto messo in atto dalla ditta realizzatrice, dal Comune di Todi e dalla Soprintendenza]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il TAR dell&#8217;Umbria si è definitivamente pronunciato sul <strong>ricorso promosso contro la realizzazione di un impianto fotovoltaico in località Pantalla</strong>, a Todi, dichiarandolo in parte inammissibile per la restante parte rigettandolo.</p>
<p>La vicenda, che tanto aveva animato il dibattito politico cittadino nella seconda parte del 2025, <strong>si chiude quindi con il riconoscimento della piena legittimità del progetto </strong>della Ecochain Design srl e del Comune di Todi che ne aveva preso atto dell&#8217;istanza autorizzativa presentata ai sensi di legge.</p>
<p>In sostanza i Giudici del Tribunale Amministrativo Regionale<strong> hanno sconfessato quanto addotto dal &#8220;Comitato No Fotovoltaico senza sostenibilità&#8221;</strong> in quanto l&#8217;area in questione risulta ricompresa in una zona che il Piano Regolatore Generale, adottato ormai due decenni orsono, individua a <strong>destinazione industriale e non soggetta a vincoli, contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti.</strong></p>
<p><strong>Nessuna illegittimità, violazione o falsa applicazione della legge,</strong> da parte del Comune di Todi e della Soprintendenza, che ha mosso anche l&#8217;eccezione di legittimità attiva da parte del Comitato, eccezione che il Tribunale ha ritenuto fondata.</p>
<p>Il Comitato &#8220;No al fotovoltaico&#8221;, e quanti politicamente ne hanno condiviso e alimentato le posizioni, <strong>esce dunque sconfitto in toto. </strong>Resta la possibilità di ricorso al Consiglio di Stato, mentre per la Ecochain Design si potrebbe aprire gli spazi per le querele contro quanti le hanno mosso accuse pesanti circa il proprio comportamento.</p>
<p>Da registrare in ogni caso che <strong>la Regione Umbria ha inserito nel frattempo la zona interessata tra quelle di &#8220;accellerazione&#8221; per la transizione energetica</strong>, sancendo indirettamente l&#8217;ulteriore legittimità di quanto avvenuto.</p>
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		<title>Tecnologie e innovazione, 31 milioni per investimenti STEP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Approvate in Giunta Regionale le linee guida per due nuovi strumenti del PR FESR 2021-2027 dedicati a digitale, deep tech, biotecnologie e tecnologie pulite]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Giunta regionale ha approvato due provvedimenti nell’ambito del PR FESR Umbria 2021-2027 dedicati allo <strong>sviluppo e alla fabbricazione di tecnologie strategiche STEP (Strategic Technologies for Europe Platform)</strong>, con una dotazione complessiva superiore ai <strong>31 milioni di euro</strong> destinata a rafforzare la competitività del sistema produttivo regionale.</p>
<p>Le misure danno attuazione alla riprogrammazione del Programma regionale FESR in chiave STEP, la piattaforma europea istituita per sostenere tecnologie critiche ed emergenti, ridurre le dipendenze strategiche dell’Unione e consolidare le catene del valore nei settori ad alto contenuto innovativo. “Con questi provvedimenti mettiamo a disposizione delle imprese umbre strumenti concreti per affrontare le trasformazioni che stanno interessando l’economia europea e internazionale”, dichiara l’assessore regionale allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti. “L’obiettivo è sostenere investimenti capaci di generare innovazione, aumentare la competitività delle aziende e rafforzare il posizionamento dell’Umbria nei settori tecnologici strategici”.</p>
<p><strong>Il primo intervento</strong> riguarda l’Avviso STEP 2026 attraverso strumento finanziario, rivolto alle piccole e medie imprese, singole o aggregate, per sostenere investimenti nei settori delle tecnologie digitali, delle tecnologie deep tech, delle biotecnologie e delle tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse. La misura prevede una dotazione finanziaria complessiva di 16 milioni di euro: 14 milioni destinati all’Azione 1.6.1 del PR FESR “Supporto agli investimenti in tecnologie digitali, innovazione delle tecnologie deep tech e biotecnologie” e 2 milioni per l’Azione 2.9.1 “Sostegno alle tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse”. L’accesso alle agevolazioni avverrà attraverso una procedura valutativa a sportello articolata in due fasi: una prima domanda preliminare, nella quale saranno valutate capacità tecniche, organizzative, economiche e finanziarie delle imprese e il profilo degli investimenti proposti, e una seconda fase riservata ai progetti che supereranno la valutazione iniziale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>Il secondo provvedimento</strong> approvato dalla Giunta, a sovvenzione, riguarda invece le linee guida per l’Avviso STEP destinato al sostegno dello sviluppo e della fabbricazione di tecnologie critiche. In questo caso la dotazione finanziaria è pari a 15 milioni e 421 mila euro, di cui 12 milioni e 421 mila euro a valere sull’Azione 1.6.1 e 3 milioni sull’Azione 2.9.1. L’avviso sarà rivolto anche alle grandi imprese, in forma associata con le piccole e medie, e potrà sostenere investimenti produttivi e, in via complementare, attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nei settori individuati dal regolamento europeo STEP: digitale e deep tech, tecnologie pulite, biotecnologie e ambiti collegati. “L’innovazione tecnologica rappresenta una delle principali leve di sviluppo per i territori”, prosegue De Rebotti. “La programmazione europea ci consente di accompagnare imprese e filiere verso produzioni più avanzate, sostenibili e integrate nelle nuove catene del valore. La sfida è creare condizioni affinché l’Umbria possa essere protagonista nei processi di trasformazione industriale, valorizzando competenze, ricerca e capacità produttive già presenti”.</p>
<p>Per l’Avviso STEP mediante strumento finanziario sarà coinvolta Gepafin, soggetto gestore degli strumenti finanziari regionali a sostegno delle imprese. Mentre per la gestione dell’Avviso STEP a sovvenzione è stata individuata Sviluppumbria quale Organismo intermedio ai sensi della normativa europea. Per le attività connesse alla gestione della procedura è previsto un importo massimo di 250 mila euro a valere sulle risorse di assistenza tecnica del PR FESR 2021-2027. I due interventi si inseriscono nella strategia regionale di utilizzo dei fondi europei per accompagnare il sistema economico umbro verso maggiore innovazione, sostenibilità e autonomia tecnologica, in coerenza con gli obiettivi della piattaforma STEP europea.</p>
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		<title>Rigenerazione urbana del commercio secondo Confesercenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:45:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Confesercenti Umbria presenta la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”; al via la raccolta firme in Umbria]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha preso il via oggi, con la conferenza stampa promossa da <strong>Confesercenti Umbria</strong>, la campagna regionale di <strong>raccolta firme</strong> a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “<strong>Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”</strong>, promossa a livello nazionale da Confesercenti. Sono intervenuti: <strong>Giuliano Granocchia,</strong> Presidente regionale Confesercenti Umbria; <strong>Valter Puliti,</strong> Presidente provinciale Confesercenti Perugia;<strong> Carlo Ghista,</strong> Presidente provinciale Confesercenti Terni.</p>
<p>Nel corso dell’incontro, il Presidente regionale di Confesercenti Umbria ha evidenziato come la crisi che investe il commercio di prossimità non riguardi esclusivamente i negozi, ma coinvolga l’intero sistema dei servizi essenziali che garantiscono qualità della vita e coesione sociale nei centri urbani e nei piccoli comuni: “A livello nazionale l’obiettivo è raccogliere 50.000 firme entro ottobre 2026. L’Umbria intende dare un contributo significativo, fissando un traguardo ambizioso di 1.500 sottoscrizioni”.</p>
<p>Le firme potranno essere raccolte sia attraverso i banchetti organizzati sul territorio, sia mediante gli strumenti digitali di identificazione elettronica, utilizzando SPID, Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS), facilitando così la partecipazione dei cittadini.</p>
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		<title>Sostegno all’internazionalizzazione delle Pmi umbre</title>
		<link>https://www.iltamtam.it/2026/06/18/sostegno-allinternazionalizzazione-delle-pmi-umbre/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:39:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla Regione 289 mila euro per sostenere la partecipazione le imprese umbre alle fiere internazionali del 2026]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> Regione Umbria</strong> mette in campo nuove risorse a sostegno dell’<strong>internazionalizzazione delle piccole e medie imprese</strong> del territorio. È stato pubblicato l’<strong>avviso pubblico</strong> dedicato alla partecipazione a fiere internazionali che si svolgeranno nel periodo compreso tra il 1° aprile e il 31 dicembre 2026, nell’ambito del PR FESR Umbria 2021-2027, Priorità 1, Obiettivo specifico 1.3, Azione 1.3.2.</p>
<p>La dotazione finanziaria complessiva dell’intervento ammonta a <strong>288.981,12 euro</strong> e punta a favorire la presenza delle imprese umbre sui mercati nazionali e internazionali, sostenendo i costi legati alla <strong>partecipazione a eventi fieristici in Italia e all’estero</strong>, anche in modalità digitale.</p>
<p>“L’internazionalizzazione rappresenta una leva fondamentale per la crescita e la competitività delle nostre imprese”, sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo economico,<strong> Francesco De Rebotti.</strong> “Con questo avviso mettiamo a disposizione strumenti concreti per accompagnare le Pmi umbre nei percorsi di apertura verso nuovi mercati, valorizzando capacità produttive, qualità e innovazione che caratterizzano il nostro sistema economico”.</p>
<p>“Il sostegno alla partecipazione alle fiere – prosegue De Rebotti – consente alle aziende di creare nuove opportunità commerciali, consolidare relazioni con partner internazionali e rafforzare la propria presenza in contesti strategici. L’obiettivo della Regione è quello di affiancare le imprese con politiche mirate, capaci di rispondere alle esigenze di crescita e di sviluppo del tessuto produttivo regionale”.</p>
<p>L’avviso, gestito attraverso Sviluppumbria, è<strong> rivolto alle micro, piccole e medie imprese</strong> con sede operativa in Umbria in possesso dei requisiti previsti, tra cui l’iscrizione alla Camera di commercio da almeno un anno, l’attività attiva, la presenza di almeno un dipendente a tempo indeterminato e la regolarità contributiva. Sono ammesse le domande per la partecipazione da una a un massimo di cinque fiere internazionali, in Italia o all’estero, sia in presenza sia in formato digitale. Il contributo viene concesso a fondo perduto in regime ‘de minimis’ e può coprire fino al 70 per cento delle spese ammissibili per neo-esportatrici, startup innovative, Pmi innovative e microimprese, mentre per le altre imprese la percentuale di sostegno è pari al 50 per cento.</p>
<p><strong>Tra le spese ammissibili</strong> rientrano l’affitto degli spazi espositivi, l’iscrizione alla manifestazione, l’allestimento, le utenze, la realizzazione di cataloghi e materiali promozionali, i servizi di hostess e interpreti e il trasporto dei prodotti. Per le fiere in Italia il limite massimo di spesa ammissibile è fissato a 25 mila euro per evento, mentre per quelle all’estero arriva a 30 mila euro. Per le fiere digitali il tetto è di 10 mila euro. Le domande possono essere presentate dal 18 giugno 2026 al 31 luglio 2026 esclusivamente attraverso il portale online di Sviluppumbria, con procedura a sportello fino a esaurimento delle risorse disponibili.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>PNRR: ammodernati 33 frantoi oleari umbri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:18:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli investimenti per quasi 4 milioni di euro hanno previsto come obiettivo il miglioramento della qualità dell'olio prodotto, l'efficienza energetica e le prestazioni ambientali del processo di trasformazione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati completati, istruiti e rendicontati tutti i <strong>33 progetti finanziati in Umbria attraverso il PNRR per l&#8217;ammodernamento dei frantoi oleari.</strong> La spesa complessiva ammonta a <strong>3 milioni 974mila 945 euro.</strong><br />
Diciannove beneficiari hanno già ricevuto il contributo a saldo, mentre per i restanti quattordici le procedure di erogazione sono in corso e saranno concluse entro giugno, in anticipo rispetto alla scadenza nazionale del 31 agosto. I pagamenti vengono effettuati tramite Agea, l&#8217;Agenzia per le erogazioni in agricoltura.</p>
<p>Il bando, finanziato nell&#8217;ambito della Missione 2 del PNRR &#8220;<strong>Rivoluzione verde e transizione ecologica&#8221;</strong>, era rivolto ai frantoi già attivi e dotati di un&#8217;unità produttiva in Umbria. Le risorse erano destinate alla sostituzione e all&#8217;ammodernamento degli impianti esistenti, con l&#8217;obiettivo di migliorare la qualità dell&#8217;olio prodotto, l&#8217;efficienza energetica e le prestazioni ambientali del processo di trasformazione.</p>
<p>Gli interventi hanno interessato in particolare <strong>decanter, frangitori e gramole.</strong> Circa il 40 per cento delle imprese finanziate ha sostituito il decanter, introducendo tecnologie capaci di ridurre sensibilmente i consumi idrici e la quantità di acque di lavorazione da smaltire.</p>
<p>I nuovi frangitori consentono una lavorazione meno aggressiva delle olive, mentre le gramole di ultima generazione, operando in assenza di ossigeno e a temperatura controllata, permettono di preservare maggiormente le caratteristiche qualitative e organolettiche dell&#8217;olio extravergine.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>Gli investimenti hanno riguardato tre ambiti principali:</strong> il miglioramento della stabilità e della conservabilità dell&#8217;olio extravergine di oliva; l&#8217;aumento dell&#8217;efficienza del processo estrattivo e la riduzione dei consumi energetici; la diminuzione dell&#8217;impatto ambientale, attraverso un uso più efficiente dell&#8217;acqua, una migliore gestione dei reflui e il riutilizzo dei sottoprodotti secondo i principi dell&#8217;economia circolare.<br />
<span class="Apple-converted-space"> </span><br />
Tutti i progetti hanno inoltre rispettato il principio europeo DNSH, &#8220;Do No Significant Harm&#8221;, che impone agli investimenti finanziati dal PNRR di non arrecare danni significativi all&#8217;ambiente.<br />
&#8220;Il completamento e la rendicontazione totale dei progetti rappresentano un risultato importante per l&#8217;Umbria e per l&#8217;intera filiera olivicola regionale – sottolinea l&#8217;assessore regionale alle Politiche agricole, Simona Meloni –. Abbiamo trasformato le risorse del PNRR in investimenti concreti, sostenendo 33 frantoi nel rinnovamento dei propri impianti e dei processi produttivi. Diciannove contributi sono già stati liquidati e per gli altri quattordici siamo ormai in dirittura d&#8217;arrivo. Non è un risultato scontato, ma frutto di un grande lavoro degli uffici tecnici della Regione e della task force che abbiamo attivato per recuperare tempo prezioso dopo un avvio complesso&#8221;.</p>
<p>&#8220;Non parliamo soltanto di nuovi macchinari – prosegue Meloni -, ma di imprese più competitive, di minori consumi di acqua ed energia, di maggiore sostenibilità ambientale e di un olio extravergine di qualità ancora più elevata. L&#8217;olivicoltura è parte dell&#8217;identità dell&#8217;Umbria. Produce reddito, custodisce il paesaggio, sostiene le aree rurali e racconta nel mondo la qualità della nostra terra. Senza imprese solide e innovative non può esserci tutela di questa identità. Il risultato raggiunto – conclude l&#8217;assessore – premia la capacità progettuale e la serietà degli operatori umbri. Come Regione continueremo a sostenere con determinazione questo comparto attraverso il Complemento di sviluppo rurale 2023-2027. La tradizione non può essere soltanto conservata: deve essere messa nelle condizioni di innovare, competere e costruire futuro&#8221;.</p>
<p>L&#8217;intervento del PNRR si inserisce in una più ampia strategia regionale di sostegno al settore. Nell&#8217;ambito del PSR 2014-2022 sono stati ammessi a contributo sei progetti di filiera olivicola, con investimenti complessivi per 12 milioni di euro e un contributo pubblico di 5,8 milioni. I programmi prevedono la realizzazione di 860 ettari di nuovi oliveti e la ristrutturazione di ulteriori 240 ettari.</p>
<p>Attraverso il Complemento di sviluppo rurale 2023-2027 sono stati inoltre finanziati 15 progetti presentati da imprese agroalimentari del settore, per una spesa pubblica di circa 2,5 milioni di euro.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Portabici da gancio traino: quanto costa e come scegliere il modello giusto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 05:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il cicloturismo è diventato un modo di viaggiare, e basta guardare quanta gente carica le bici in macchina ogni fine settimana per rendersene conto. Da qui nasce la domanda che si fanno in molti prima di partire: quanto costa un portabici da gancio traino? La risposta non è un numero secco, perché dipende da quante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cicloturismo è diventato un modo di viaggiare, e basta guardare quanta gente carica le bici in macchina ogni fine settimana per rendersene conto. Da qui nasce la domanda che si fanno in molti prima di partire: <b>quanto costa un portabici da gancio traino?</b> La risposta non è un numero secco, perché dipende da quante bici trasporti, dal tipo di telaio e da una manciata di caratteristiche che cambiano il prezzo in modo sensibile. Vale la pena capirle prima di scegliere.</p>
<p><b>Quanto costa un portabici da gancio traino: le fasce di prezzo</b></p>
<p>Partiamo dalla risposta chiara, perché è quella che interessa di più. <b>I modelli più economici si trovano sotto i 100 euro, la fascia media si colloca grosso modo tra i 150 e i 350 euro, mentre i prodotti premium superano facilmente i 500 e arrivano oltre gli 800 euro.</b> Sono valori orientativi del 2026, soggetti a oscillazioni, ma il quadro rende l&#8217;idea. La differenza non sta solo nel marchio: salendo di fascia cambiano i materiali, la sicurezza dei fissaggi e la praticità d&#8217;uso quotidiana. Un portabici da poche decine di euro assolve il compito occasionale, uno di gamma alta lo fa per anni e con le e-bike a bordo.</p>
<p><b>Cosa influenza il prezzo di un portabici da gancio traino</b></p>
<p>Sei elementi spostano l&#8217;ago della bilancia più di ogni altro:</p>
<ul>
<li>● Materiali: l&#8217;acciaio costa meno ma pesa di più, l&#8217;alluminio alleggerisce la struttura e fa salire il prezzo.</li>
<li>● Capacità di carico e numero di bici: si passa da uno a quattro posti, e ogni posto in più incide.</li>
<li>● Sistema di aggancio rapido: i meccanismi a leva che bloccano il portabici alla sfera in pochi secondi appartengono alle gamme superiori.</li>
<li>● Basculante o fisso: la funzione che reclina il supporto per aprire il portellone senza smontare le bici è uno spartiacque di prezzo.</li>
<li>● Compattezza: i modelli richiudibili, che si piegano per occupare poco spazio in garage, costano di più.</li>
<li>● Accessori: portatarga, luci integrate e sistemi antifurto fanno lievitare il conto, ma aggiungono comodità e sicurezza reali.</li>
</ul>
<p><b>Modelli economici, fascia media e premium a confronto</b></p>
<p>Nella fascia d&#8217;ingresso trovi portabici essenziali, spesso fissi e in acciaio, adatti a chi parte qualche volta l&#8217;anno con una o due bici tradizionali. Salendo nella fascia media compaiono la funzione basculante, i materiali più leggeri e la compatibilità con tre o quattro bici: è il territorio di marchi come Peruzzo e Menabò, la scelta sensata per le famiglie che usano il portabici con una certa regolarità.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>In cima alla gamma si collocano i modelli premium, dove un produttore di riferimento come Thule porta richiudibilità totale, fissaggi raffinati e piena compatibilità con le e-bike.</b> Chi vuole orientarsi tra le diverse fasce senza perdersi può confrontare la selezione di <em><a href="https://www.norauto.it/c/48037-portabici-da-gancio-traino.html" target="_blank" rel="noopener">porta bici da gancio traino</a></em> di Norauto, che affianca ai propri modelli i marchi più noti del settore e copre per intero lo spettro, dall&#8217;occasionale al top di gamma.</p>
<p><b>Portabici per e-bike: perché costano di più</b></p>
<p>Una bici elettrica pesa molto più di una muscolare, fino a venti o trenta chili, e questo cambia tutto. Il portabici deve reggere una portata superiore, spesso fino a sessanta chili complessivi, con binari rinforzati e una struttura pensata per assorbire l&#8217;inerzia maggiore in frenata.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Serve anche un interasse più generoso, intorno ai 130-135 centimetri, perché i telai delle e-bike sono più lunghi, e quasi sempre una rampa di carico che evita di sollevare di peso la bicicletta sul supporto.</b> Tutto questo si traduce in prezzi che partono dai 400-500 euro e salgono, ma è un investimento che mette al riparo da cedimenti proprio dove il rischio è più alto.</p>
<p><b>Quanto costa installare il gancio traino se non lo hai già</b></p>
<p>C&#8217;è una voce che molti dimenticano: il portabici da gancio presuppone un gancio di traino omologato già montato sull&#8217;auto. Se non ce l&#8217;hai, va messo in conto a parte. Il costo cambia parecchio in base al tipo: un gancio fisso è il più accessibile, uno estraibile si colloca in una fascia intermedia, mentre quello a scomparsa, il più elegante perché invisibile a riposo, è il più impegnativo. <b>Tra gancio e manodopera professionale la spesa parte da circa 400 euro e varia con il modello di veicolo, che a volte richiede lavorazioni più complesse.</b> Affidarsi a un centro attrezzato come Norauto, dove l&#8217;installazione è certificata e il configuratore con targa verifica in anticipo la compatibilità tra auto e portabici, evita brutte sorprese e tiene valida la garanzia.</p>
<p><b>Omologazione e requisiti di legge da non sottovalutare</b></p>
<p>Qui conviene fare chiarezza, perché le regole sono cambiate da poco. Il requisito di base resta l&#8217;omologazione europea della struttura secondo il regolamento UNECE n. 26, con il certificato di conformità del produttore e la dichiarazione di corretta installazione da tenere a bordo. <b>Dal gennaio 2025 un decreto ha semplificato la vita agli automobilisti: per i portabici da gancio non serve più aggiornare la carta di circolazione né passare dalla Motorizzazione, purché si rispettino i limiti di peso e di sagoma.</b> Quando il portabici copre la targa si applica quella del veicolo spostata sulla struttura oppure una targa ripetitrice, e il carico può sporgere lateralmente fino a 30 centimetri per lato, entro una larghezza complessiva di 2,55 metri. Vale la pena conoscere <em><a href="https://www.quattroruote.it/news/burocrazia/2025/01/23/decreto_legge_portabici_su_gancio_traino_.html" target="_blank" rel="noopener">le regole introdotte dal decreto</a></em>, perché un prodotto non omologato o montato male espone a sanzioni e, soprattutto, a responsabilità dirette in caso di incidente.</p>
<p><b>Come scegliere il modello giusto in base al budget</b></p>
<p>Il modo più sicuro per non sbagliare acquisto è incrociare quattro variabili invece di guardare solo il prezzo. Conta anzitutto quante bici trasporti di solito, aggiungendo un posto di margine rispetto al fabbisogno abituale. Pesa poi il tipo di bici: se in famiglia c&#8217;è anche solo una e-bike, la portata e l&#8217;interasse maggiorato diventano vincolanti e restringono il campo verso l&#8217;alto.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>La frequenza d&#8217;uso fa il resto: chi carica le bici ogni weekend ripaga in fretta la spesa di un modello basculante e robusto, mentre per due o tre uscite l&#8217;anno un portabici essenziale è più che sufficiente.</b> Definito questo, il budget trova quasi da solo la sua collocazione, e la scelta smette di essere un salto nel buio per diventare una decisione informata.</p>
<p>E una volta sistemata la parte pratica arriva il bello: con l&#8217;auto pronta e le bici al sicuro non resta che scegliere la meta, dalle ciclabili dietro casa fino agli <em><a href="https://www.iltamtam.it/2026/03/06/umbria-green-route-nuova-ciclabile-tra-montecchio-orvieto-e-baschi/" target="_blank" rel="noopener">itinerari cicloturistici</a></em> della nuova Umbria Green Route tra Montecchio, Orvieto e Baschi.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>La fuga dei giovani in 10 anni costa 1,43 miliardi</title>
		<link>https://www.iltamtam.it/2026/06/13/la-fuga-dei-giovani-in-10-anni-costa-143-miliardi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 08:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel decennio 2016-2025 il saldo estero dei giovani tra i 18 e i 39 anni ha sottratto all’Umbria competenze e risorse in termini di capitale umano]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è solo una questione di valigie, anagrafi e partenze. È un conto economico scritto nel tempo lungo della formazione, dell’impresa e della produttività. Negli ultimi dieci anni l’Umbria ha perso, per effetto del <strong>saldo migratorio estero dei giovani italiani tra 18 e 39 anni, 1,43 miliardi di euro di capitale umano giovanile</strong>. È il valore patrimoniale dell’investimento fatto da famiglie e Stato per crescere, istruire e formare giovani che poi hanno trasferito la residenza all’estero, più di quanti ne siano rientrati o arrivati.</p>
<p>La cifra non è una perdita annua di Pil, né gettito fiscale evaporato, né denaro materialmente uscito dai bilanci pubblici. È un indicatore più profondo: misura il capitale umano formato qui e messo a disposizione di altri sistemi economici. Secondo la metrica richiamata dal Cnel, ogni giovane che lascia stabilmente il Paese porta con sé in media 253mila euro di investimento formativo; per un laureato, il valore sale fino a 400-450mila euro.</p>
<p><strong>L’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria</strong> su dati Istat mostra che <strong>tra il 2016 e il 2025</strong> dalla regione sono emigrati all’estero, trasferendo la residenza, 8.453 giovani italiani tra 18 e 39 anni: 6.739 dalla provincia di Perugia e 1.714 da quella di Terni. Nello stesso periodo gli under 39 italiani iscritti dall’estero, cioè arrivati o rientrati, sono stati 2.797. Il saldo netto è negativo per 5.656 giovani, una perdita che vale 1,43 miliardi. Per Perugia il conto arriva a circa 1,14 miliardi; per Terni a 291,2 milioni.</p>
<p>La scala del fenomeno si capisce guardando il Pil. A livello nazionale, la perdita decennale di capitale umano giovanile considerata nella fascia 18-39 anni vale 105,6 miliardi, circa il 4,7% del prodotto interno lordo di un anno. In Umbria il peso è persino più alto: 1,43 miliardi equivalgono a circa il 5,1% del Pil regionale annuo. Tradotto: ogni anno la regione brucia, in capitale umano giovanile netto trasferito all’estero, un valore vicino allo 0,5% del proprio Pil.</p>
<p>Il 2025 dice che il problema resta più aperto che mai. Dall’Umbria sono partiti 813 giovani italiani under 39, contro 285 arrivi o rientri dall’estero. Il saldo negativo di 528 giovani produce una perdita patrimoniale stimata in 133,6 milioni di euro in un solo anno: 99,7 milioni nella provincia di Perugia e 33,9 milioni in quella di Terni. La parola decisiva è “saldo”: non si misura la mobilità in sé, che può essere ricchezza, ma l’incapacità di compensare le uscite con rientri, ingressi qualificati e opportunità equivalenti.</p>
<p>Il confronto di lungo periodo è ancora più netto. In Italia i giovani italiani tra 18 e 39 anni emigrati annualmente all’estero sono più che triplicati: erano 21.369 nel 2006, sono diventati 64.391 nel 2025. In Umbria l’aumento è stato più duro: da 163 giovani emigrati nel 2006 a 813 nel 2025. Non il triplo, ma quasi cinque volte tanto. È una curva che racconta salari, prospettive professionali, accesso alla casa, qualità del lavoro, innovazione e mobilità sociale. E racconta una nuova normalità: i giovani confrontano territori, Paesi e imprese con una libertà che le generazioni precedenti non avevano.</p>
<p>Il punto, però, non è fermare i giovani. Sarebbe sbagliato e antistorico. Il punto è evitare che la partenza diventi una rottura definitiva. Il report Unioncamere-Istituto Guglielmo Tagliacarne, presentato alla Conferenza nazionale delle Camere di Commercio di Paestum, mostra che le imprese capaci di attrarre e trattenere talenti under 35 registrano un +7,2% di produttività. L’Istat segnala inoltre che le imprese con una maggiore presenza giovanile crescono più delle altre, con fatturato e occupazione superiori di 1,5 punti percentuali.</p>
<p>Qui la demografia diventa politica industriale. La propensione all’innovazione di processo cresce fino a quando l’età media degli occupati arriva a 36 anni; quella di prodotto fino a 42 anni; poi entrambe flettono. Con l’attuale composizione della forza lavoro, circa il 60% delle imprese italiane ha già superato la soglia anagrafica oltre la quale la spinta innovativa tende a indebolirsi. In una regione piccola, con un sistema produttivo diffuso e spesso familiare, il tema incrocia ricambio imprenditoriale, continuità aziendale e competenze digitali nelle filiere.</p>
<p>È qui che il Registro Imprese diventa una bussola, non un archivio. Leggere la struttura dell’economia umbra significa capire dove il ricambio generazionale è più fragile, dove l’impresa giovanile può crescere, dove orientamento, formazione, passaggio di competenze e nuova imprenditorialità devono essere sostenuti con più forza. La Camera di Commercio dell’Umbria colloca questa analisi dentro un lavoro più ampio: accompagnare le imprese nella transizione digitale, rafforzare il rapporto con scuola e università, valorizzare le competenze tecniche e aiutare i giovani a vedere nel territorio una piattaforma, non un vincolo.</p>
<p>La posta in gioco è enorme. Secondo Unioncamere-Tagliacarne, se l’Italia riuscisse a far rientrare anche solo la metà dei giovani expat degli ultimi anni, il beneficio potenziale sarebbe fino a 12 miliardi di euro, circa mezzo punto di Pil. Applicando la stessa logica alla scala regionale, per l’Umbria il rientro della metà dei giovani italiani espatriati potrebbe valere oltre 160 milioni di euro di incremento del Pil. Non sarebbe soltanto un recupero numerico. Sarebbe un cambio di traiettoria.</p>
<p>Per questo la fuga dei giovani va letta come una questione economica prima ancora che demografica. Ogni giovane che resta, rientra o sceglie l’Umbria può aumentare produttività, innovazione, apertura internazionale e qualità del lavoro. Ma questo accade solo se il territorio offre imprese capaci di crescere, salari coerenti con le competenze, percorsi di carriera credibili, servizi efficienti e un ecosistema in cui formazione e lavoro non si parlino da lontano. Il capitale umano non si trattiene con gli appelli: torna solo dove trova opportunità reali.</p>
<p>“La fuga dei giovani &#8211; dice <strong>Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria</strong> &#8211; non è una fatalità statistica: è una perdita concreta di capitale umano, di competenze, di fiducia e di capacità competitiva. Per una regione come l’Umbria, ogni ragazza e ogni ragazzo che parte senza trovare qui un progetto all’altezza rappresenta un pezzo di futuro che dobbiamo provare a riconquistare. I dati ci dicono che le imprese capaci di attrarre giovani sono più produttive, più innovative e più pronte alla transizione digitale e sostenibile. Per questo la Camera di Commercio dell’Umbria lavora per collegare imprese, scuola, università, formazione, orientamento e nuova imprenditorialità. Non basta trattenere: bisogna rendere l’Umbria un luogo in cui tornare, investire, crescere e costruire impresa. La sfida vera è trasformare il talento giovanile da costo perduto a motore della nuova competitività regionale”.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>25 milioni di euro per rinnovabili ed efficienza energetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:39:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[La Giunta regionale ha previsto una dotazione di 8 milioni di euro per l’efficienza energetica e 17 milioni di euro per le fonti rinnovabili]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La giunta regionale dell&#8217;Umbria</strong> ha approvato le linee guida per una manovra da oltre <strong>25 milioni di euro</strong> dedicata interamente all&#8217;energia, articolata in due bandi complementari: <strong>Avviso Fonti Rinnovabili 2026 e Avviso Efficienza Energetica</strong> <strong>2026.</strong> Due misure, finanziate nell&#8217;ambito del Programma regionale FESR 2021-2027, distinte ma pensate per accompagnare in modo integrato le imprese umbre in un percorso strutturato di autonomia e risparmio energetico, in un contesto geopolitico in cui la volatilità dei mercati energetici e le tensioni sulle forniture rendono la transizione verso le rinnovabili non solo una scelta ambientale, ma una necessità strategica.  <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>&#8211; Efficienza Energetica (Azione 2.1.1) &#8211;</strong> Con una dotazione di 8 milioni di euro (4,5 milioni per le PMI e 3,5 milioni per le grandi imprese), l&#8217;avviso sostiene interventi per la riduzione dei consumi termici ed elettrici nei cicli produttivi e negli immobili industriali. Sono agevolabili, tra gli altri, la sostituzione di macchinari (con riduzione consumi ≥ 5%), l&#8217;installazione di impianti LED, inverter e la coibentazione degli involucri edilizi.   <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>&#8211; Fonti Rinnovabili (Azione 2.2.1) &#8211;</strong> Questa linea dispone di 17 milioni di euro (potenzialmente elevabili a 20 milioni), dedicati alla realizzazione di impianti fotovoltaici da fonti rinnovabili. La misura mira a favorire l&#8217;autosufficienza energetica delle imprese in un contesto di forti tensioni sui prezzi dell&#8217;energia. Saranno finanziabili sia impianti fotovoltaici con sistemi di accumulo che, per la prima volta, potranno essere collegati non solo a impianti di nuova realizzazione, ma anche a impianti già esistenti. Inoltre, altra importante novità rispetto al passato, sono previste importanti premialità, tra cui quelle per chi propone progetti integrati per impianti FER e interventi di efficientamento, nonché quella per i soggetti che sono già parte di comunità energetiche rinnovabili (CER) o si impegnano a costituirle.</p>
<p>&#8220;L&#8217;Umbria punta con decisione verso la neutralità carbonica e l&#8217;indipendenza energetica &#8211; dichiara l&#8217;assessore all&#8217;Ambiente e all&#8217;Energia, <strong>Thomas De Luca</strong> &#8211; questi bandi non sono un intervento isolato, ma si inseriscono in una strategia energetica organica che la Regione sta costruendo con coerenza. La premialità per le Comunità Energetiche Rinnovabili, nonché quelle per chi partecipa a entrambi i bandi, riflette una visione chiara rispetto alla transizione energetica regionale: lo sviluppo energetico dell&#8217;Umbria deve essere veloce, ordinato e condiviso. Non è un caso che la manovra arrivi subito dopo la pubblicazione del nuovo portale WebGIS sulle aree idonee e di accelerazione per le rinnovabili: vogliamo che le imprese abbiano insieme la mappa del territorio e le risorse per agire. Il nuovo avviso sulle fonti rinnovabili introduce elementi innovativi particolarmente attesi. Per la prima volta sosteniamo in maniera strutturata anche i sistemi di accumulo dell&#8217;energia che rappresentano un fattore decisivo per aumentare l&#8217;efficacia degli investimenti. Abbiamo inoltre scelto di utilizzare strumenti finanziari che garantiscono immediata disponibilità di liquidità alle aziende e procedure in grado di assicurare risposte rapide e certe. L&#8217;introduzione del finanziamento per i sistemi di accumulo, anche su impianti fotovoltaici esistenti, rappresenta un&#8217;innovazione fondamentale per massimizzare l&#8217;autoconsumo e ridurre l&#8217;impatto ambientale delle nostre attività produttive. Questi interventi contrastano il cambiamento climatico e promuovono attivamente la nascita di comunità energetiche sempre più autosufficienti. Una risposta concreta e immediata alle necessità di liquidità delle nostre imprese permettendogli di investire in innovazione e risparmio energetico&#8221;.   <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8220;Abbiamo costruito questi bandi con l&#8217;obiettivo di massimizzare la partecipazione &#8211; aggiunge l&#8217;assessore allo Sviluppo economico, Francesco De Rebotti &#8211; pensando a tutte le imprese umbre, non solo alle grandi: la platea è aperta a micro, piccole, medie e grandi imprese di quasi tutti i settori produttivi, con risorse dedicate per ciascuna fascia dimensionale in modo che nessuno venga escluso per ragioni di capienza. <strong>La soglia minima di spesa è fissata a 25 mila euro</strong>: una scelta precisa, per permettere anche alle realtà più piccole di accedere. Una procedura rapida e trasparente completa il quadro: la semplificazione amministrativa non è un dettaglio, è una delle condizioni fondamentali per rendere le misure realmente efficaci. E con il finanziamento degli accumuli – anche da soli, collegati a impianti già esistenti – colmiamo un vuoto che le imprese ci segnalano da tempo: chi ha già investito nel fotovoltaico potrà finalmente completare il proprio percorso di autonomia energetica&#8221;.</p>
<p>Per quanto riguarda la tipologia di aiuto, entrambi gli avvisi prevederanno il finanziamento agevolato con remissione parziale del debito che permetterà alle imprese di ottenere subito la liquidità utile a realizzare l&#8217;investimento e, a rendicontazione completata, godere di uno sconto del 50% sul debito da restituire. Una formula ormai consolidata che combina disponibilità immediata di capitale e vantaggio economico sostanziale a conclusione del progetto, rendendo lo strumento accessibile anche a chi non dispone di risorse proprie sufficienti. Entrambi i bandi introducono inoltre novità rilevanti, anche sul fronte procedurale, rispetto a precedenti edizioni. I progetti verranno infatti valutati con una procedura a sportello per cui le domande vengono esaminate nell&#8217;ordine di presentazione, immediatamente dopo la ricezione, con tempi di risposta sensibilmente ridotti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>I bandi Efficienza Energetica e Fonti Rinnovabili saranno pubblicati nelle prossime settimane sul Bollettino Ufficiale della Regione Umbria e sul sito di Gepafin Spa.</p>
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		<item>
		<title>Aiuti agli allevatori per l’acquisto di capi riproduttori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[La Giunta Regionale ha previsto uno stanziamento di 150mila euro per sostenere il settore zootecnico degli allevatori umbri]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>giunta regionale dell’Umbria</strong>, su proposta dell’assessore regionale alle Politiche agricole <strong>Simona Meloni</strong>, ha approvato i criteri di selezione e i termini di ammissibilità della spesa, per la concessione di <strong>aiuti a favore degli allevatori umbri</strong> destinati <strong>all’acquisto di riproduttori selezionati</strong>, iscritti ai libri genealogici o ai registri anagrafici di razza.</p>
<p><strong>L’intervento, finanziato con 150mila euro</strong> a valere sul Fondo unico regionale per l’agricoltura, è finalizzato alla conservazione delle risorse genetiche di interesse agrario, al miglioramento del patrimonio zootecnico regionale, alla tutela della biodiversità agricola e alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità. Il sostegno sarà concesso sotto forma di <strong>contributo in conto capitale,</strong> fino a un massimo del 60 per cento della spesa sostenuta, nei limiti previsti dal regime de minimis.</p>
<p>“Esprimo grande soddisfazione – sottolinea l’assessore regionale Simona Meloni – per un provvedimento che l’Umbria attendeva dal 2012. Con questa misura diamo una risposta concreta a un settore strategico della nostra agricoltura e lo facciamo mettendo a disposizione risorse che rappresentano un segnale preciso di attenzione verso gli allevatori umbri, verso le aree rurali e verso il patrimonio zootecnico della nostra regione”.</p>
<p>Il sostegno è rivolto alle imprese agricole, singole o associate, che esercitano attività zootecnica in Umbria e risultano iscritte nella Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica. Sono ammissibili gli acquisti di riproduttori maschi e fattrici femmine di diverse specie – <strong>bovini, bufalini, ovini e caprini, suini, asinini ed equini</strong> – iscritti, secondo la normativa vigente, ai rispettivi libri genealogici, registri anagrafici di razza o al registro regionale previsto dalla legge regionale 12 del 2015.</p>
<p>“Investire sui riproduttori selezionati – prosegue Meloni – significa sostenere il miglioramento genetico degli allevamenti, rafforzare la qualità delle produzioni, tutelare le razze e le risorse genetiche presenti nel nostro territorio. Ma significa anche riconoscere il ruolo degli allevatori come presidio economico e ambientale delle aree rurali umbre. La zootecnia è parte della storia agricola dell’Umbria, delle sue tradizioni, della sua biodiversità e della sua identità”.</p>
<p>La gestione operativa dell’intervento sarà affidata a Gepafin S.p.A., secondo quanto già stabilito dalla Giunta regionale, che procederà all’attivazione dell’avviso pubblico sulla base dei criteri approvati.</p>
<p>“Questo provvedimento – conclude l’assessore Meloni – si inserisce nel lavoro più ampio che stiamo portando avanti per sostenere il mondo agricolo umbro: semplificazione, attenzione alle filiere, strumenti mirati per le imprese, tutela della qualità e valorizzazione delle produzioni. Dopo anni di attesa rimettiamo al centro un intervento concreto per gli allevatori, con risorse adeguate e con una visione chiara”.</p>
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