1) considerare che ogni essere umano è differente dall’altro e non solo dal punto di vista estetico;
2) la necessità di indagare sul ruolo della mente anche nel governo delle singole cellule
Le due questioni, sembrano ora interessare molto alla scienza; e sulla prima questione l’esempio è venuto da Spoletoscienze, la sezione del noto Festival, curata dalla Fondazione Sigma tau.
E allora è stata posta e trattata la domanda: "Perché due persone con la stessa malattia rispondono diversamente ad uno stesso farmaco? Perché studi simili condotti su gruppi di pazienti differenti possono dar luogo a diversi risultato? E ancora, perché per alcuni, addirittura, dei farmaci approvati sono dannosi? Sono tutte domane aperte in questo ventunesimo secolo e con le quali la scienza deve confrontarsi".
In un altro lungo intervento a Spoletoscienze si è poi tra l’altro sostenuto che l’effetto clinico di un singolo gene o allele è modulato da una varietà di altri geni e fattori ambientali che devono essere identificati per stabilire l’impatto clinico del gene in questione (rete genetica o ambientale); lo stesso sintomo clinico (nel nostro caso l’ipertensione) può essere causato da reti genetiche-ambientali diverse (eterogeneità genetica); queste reti sono organizzate in modo gerarchico nelle diverse fasi (iniziale, sviluppo, mantenimento e progressione) della malattia; queste reti sono specie-specifiche e quindi complicano la trasmissione dell’nformazione genetica o farmacologica dall’animale all’uomo; per questo motivo il ruolo di ciascuna rete deve essere valutato e dimostrato anche nell’uomo.
Ma ancor più importante è stata la scoperta che coloro che hanno assunto placebo credendo di assumere la pianta sono guariti in media 2,5 giorni prima del solito.
L’effetto placebo, dunque, ancora una volta funziona, persino contro un malanno che non ha cura ma in genere va via da se’.











