Un gruppo di iscritti allo Sdi analizza la sconfitta elettorale, mette sul banco gli imputati e chiama a raccolta la base storica del partito

Nell’affastellarsi di analisi politiche di questi giorni successivi alla vittoria a Todi del centrodestra di Antonino Ruggiano, ve ne sono di due tipi: quelle, per utilizzare la riflessione in tutt’altro ambito di un alto prelato tuderte, fatte da chi “cerca per cercare” e quelle di chi “cerca per trovare” (scegliete voi se aggiungere colpevoli, responsabilità, prospettive…). Quella che pubblichiamo di seguito, redatta dagli iscritti dello SDI della zona di Ponterio, Duesanti e Pian di Porto, appartiene sicuramente alla seconda categoria.
Si tratta di un lungo documento, riportato nei suoi stralci più significativi (ma contiene anche dell’altro…), che i firmatari hanno inviato al segretario regionale Sdi Roberto Bertini, all’assessore regionale Sdi Silvano Rometti, al capogruppo dello Sdi in Regione Ada Girolamini, al responsabile enti locali dello Sdi Angelo Pistelli nonchè ai dirigenti storici del partito di Todi Carlo Vannini, Antonio Pinotti e Valfiero Budassi.
E, come nei giochi della settimana enigmistica, basta unire i puntini per avere l’identikit del “ricercato” ed anche un quadro preciso di quanto sta accadendo e di cosa potrà accadere all’interno della galassia socialista tuderte.

“E’ sempre difficile – inizia la lettera – tentare di affrontare una analisi politica il giorno dopo di una campagna elettorale; lo è ancor di più quando i risultati hanno visto il Centrosinistra di Todi subire una così pesante sconfitta. A nulla vale il tentativo di alcuni di sviare il problema con la ricerca di colpevoli da localizzare, come sempre, a casa altrui, cercando di non affrontare il reale nocciolo della questione: la vittoria del candidato del Centrodestra è tale nelle dimensioni (quasi 2.000 voti di scarto) da meritare, nell’interesse di tutto lo schieramento di Centrosinistra, ben altre riflessioni complessive .
Ci piace prima di tutto ringraziare il candidato Alessandro Servoli per il lavoro che ha svolto e l’impegno che ha profuso, in un momento particolarmente difficile per tutto lo schieramento, anche a livello nazionale. A Lui non può e non deve essere addossata l’intera colpa della sconfitta, una squadra quando vince è merito di tutti, così come è demerito di tutti quando la stessa squadra perde. Non possiamo però esimerci dal fare alcune considerazioni, sia sul piano generale della coalizione che nei riguardi del nostro Partito.
Nella sconfitta la sinistra ci ha messo del suo e di che tinta: la presunzione, la saccenza di chi poi è anche sfuggito al confronto ed al dialogo, ha fortemente contribuito a farci subire questo robusto schiaffo in faccia da parte degli elettori. Come sempre nelle sfortune, si spera che una dura lezione almeno serva a qualche cosa. Speriamo che si avvii una fase di autocritica che porti alla sostituzione delle arcaiche metodologie delle candidature imposte dall’alto senza una giusta fase partecipativa della base; che si ritorni a mettere al centro di una nuova fase il cittadino ed i suoi bisogni sui quali costruire le proposte programmatiche sulle quali richiedere il consenso. In poche parole si ritorni a fare, oltre che Amministrazione, che pur è necessaria, soprattutto la Politica.
In tal senso, a noi stessi chiediamo il perché questa vittoria della destra sia vissuta in città con euforia, quasi come una liberazione. Lo si percepisce dai commenti anche nei post dei forum e dalla partecipazione festosa in piazza e altrove. Quello che è più preoccupante è la partecipazione da parte di tantissimi giovani (ma il futuro di tutto sia in una azienda che in un partito o ovunque non sono forse loro?). Ma una liberazione da che cosa? E’ chiaro non vi fosse nulla da cui liberare la città, in realtà però la latitanza di proposte politiche dirette ai cittadini e da loro chiaramente così percepite, ha fatto sì che un governo di Centrosinistra venisse, per assurdo, visto come qualcosa da cui liberarsi (quasi fosse un peso un ostacolo alle loro richieste ed aspettative).
Concordiamo pertanto in gran parte con chi sulle pagine di quotidiani, da tribune politiche importanti nell’Umbria (DS), ha avanzato, il giorno dopo il voto di ballottaggio, in sintesi queste considerazioni: …la sconfitta di Todi deve essere attribuita fondamentalmente a tre fattori: in parte alla situazione politica nazionale ma in gran parte all’assenza di una vera politica locale ed infine ad una scelta “scellerata” delle candidature. Orbene tranne che per la valutazione su quest’ultimo aspetto (giudizio sulle candidature), speriamo nell’interesse dell’intera Coalizione che oltre al male ora si abbia il coraggio di individuare la cura.
Non dobbiamo però avere timori ad esaminare, anche e soprattutto in casa nostra, quello che è avvenuto. E’ sotto gli occhi di tutti la disfatta che il nostro Partito ha avuto a Todi, il Socialismo Tuderte non si ricorda abbia mai subito una sconfitta così bruciante (si è passati dai quasi 2.700 voti del 2002 ai 1200 di oggi e dai 6 Consiglieri ai 2 attuali considerando il MRE). Come giudicare inoltre la pervicacia, quasi distruttiva, con la quale il Segretario ha affrontato la travagliata fase politica della costituzione delle candidature, non convocando l’Assemblea della Sezione per la designazione del Socialista a candidato Sindaco avocando invece a sé, la decisione di stoppare lo sviluppo di un democratico dibattito sia interno che nella città, anche attraverso il meccanismo delle Primarie?
Decisione doppiamente negativa sia perché non è da Socialisti incentivare la pratica del non voto, sia perché è stato uno degli elementi che ha provocato i guasti maggiori nel Centrosinistra. Questo purtroppo confermerebbe la voce comune, non solo interna al Partito, che tutto ciò non sia accaduto per caso ma sia, al contrario, il frutto di una gestione verticistica di pochi estrinsecatasi in particolare negli ultimi anni in cui si è mescolata grossolana incapacità alla precisa volontà di rimanere al comando in pochi, meglio se in due o tre, anche a costo di emarginare la maggior parte dei Compagni dissenzienti.
Ai dirigenti storici del Partito ed a quelli attuali che non sono corresponsabili dell’accaduto, chiediamo di compiere un atto di generosità, mettendo a disposizione di tutti la loro esperienza e la loro onestà intellettuale.
Ai Dirigenti Regionali chiediamo: l’azzeramento del tesseramento ed il commissariamento della locale Sezione, con la riapertura di un dibattito tra tutti i Socialisti: non è più il tempo dei pannicelli caldi o delle aspirine, occorre adottare cure da cavallo, le quali non possono che essere attivate dal Partito a livello Regionale e Provinciale, se ne ha ancora la voglia e la forza.
Si deve avere il coraggio di abbandonare le posizioni di totale schiacciamento su proposte politiche, minimali rispetto alla nostra storia ed alla nostra cultura, rappresentate dall’innaturale e più volte bocciata convergenza con il Partito Radicale (senza dimenticare il tentativo confuso meramente pre-elettorale con Rifondazione Comunista), rilanciando invece una proposta veramente credibile e condivisa dalla base che, pur puntando decisamente al futuro e considerando la naturale evoluzione sociale, parta dalla considerazione e dalla rivalutazione dei punti programmatici con cui l’allora PSI affrontò il Congresso di Rimini. Seguitiamo infatti a pensare che, per chiunque intenda rappresentare una siffatta forza politica, errato sia rifiutare a priori ciò che di politico avviene nel nostro schieramento di centrosinistra (sia esso PD o Costituente) solo perché forse non rispecchia i propri desideri; si può ovviamente non condividerlo ma errato è non guardalo con la dovuta attenzione.
Se ciò non avvenisse, se si perpetuasse la strategia dell’autoesclusione messa in atto dalla Segreteria locale, il Partito di Todi sarebbe destinato ad una precoce estinzione, non rimanendo, a tutti coloro che non intendono osservare inermi tale involuzione, altro che ravvivare, ancora una volta, quella fiammella di Socialismo Riformista mai sopita. Questo, con la rassicurazione che quanto espresso non ha padri se non coloro che estendono la presente e soprattutto che tali padri non intendono ricercare sostenitori o amici se non in coloro che, con chiarezza, condivideranno quanto sostenuto in questo ed in altri documenti in passato inviati agli organi statutari”.

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