Il dirigente dei Democratici di sinistra e capolista dell'Ulivo alle recenti elezioni, propone una sua lettura del voto tuderte
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Sulle cause della sconfitta del centrosinistra al ballottaggio per la elezione del Sindaco di Todi ho letto attentamente le analisi ed i commenti via via usciti in questa settimana, ho ascoltato opinioni e pur condividendone alcune (voglia di alternanza, le Primarie o ampie forme di consultazione popolare dai più rifiutate, lo scontro pre-elettorale tra candidati, tra forze politiche e nelle forze politiche), ritengo che ve ne siano anche altre utili a capire le ragioni del voto.
Il primo dato che emerge è l’orientamento del voto giovanile prevalentemente indirizzato verso la destra. Questa frattura e questa distanza tra giovani e centro-sinistra non può essere spiegata solo con questioni locali. Io credo, anzi temo, che ciò riguardi l’intero Paese e le ragioni di questa frattura vanno ricercate in una politica che a sinistra non parla più alle giovani generazioni in termini di ideali e valori forti, in termini di partecipazione e coinvolgimento nelle scelte che li riguardano ma anche in quelle generali, in una voglia di rivolta verso i padri che hanno un presente ed un futuro più certi e più garantiti rispetto al loro. Non sta certo a me individuare le risposte, ma sento che c’è bisogno di aprire una pagina decisamente nuova sul piano politico ed ideale, cominciando a porre questa tema come centrale nella costruzione del partito democratico con innovazioni profonde nella prassi politica e nei gruppi dirigenti.
Il secondo dato è  la “questione socialista”. In una città in cui storicamente i socialisti hanno avuto sempre consensi molto elevati, gruppi dirigenti forti ed estesi, non si può non ragionare sul fatto che in questa occasione più della metà di questo elettorato (oltre il 60%, pari a circa 1.500 voti) ha fatto scelte diverse. Io credo che la frattura non sia solo tra socialisti, ma anche tra parte dell’elettorato socialista e l’intero centro-sinistra. Un elettorato che non ha condiviso, forse più di altri, gli scontri e poi gli accordi preelettorali né le scelte conseguenti in termini di classe dirigente futura e scelte programmatiche. E questo è un problema non solo tuderte, mi sia consentito sottolinearlo, ma che riguarda tante altre realtà umbre simili alla nostra. Anche in questo caso non ho risposte, però penso che non sia un problema solo del gruppo dirigente socialista. Fermo restando il rispetto per le decisioni delle altre forze politiche, in una democrazia bipolare il tema di costruire un’alleanza nella quale possano riconoscersi tutte le culture politiche del centro-sinistra riguarda proprio tutti. E forse a Todi questo l’abbiamo sottovalutato.
Il terzo dato è il peso “dell’antipolitica”. Molti elettori percepiscono la politica come luogo dei privilegi piuttosto che come strumento per occuparsi del bene comune. E su questo sono molto più severi con la sinistra che con la destra, come se sulla sinistra pesasse tutta l’eredità del passato. E ciò non solo non è vero, ma tra i primi atti del governo Prodi vi sono misure tese a ridurre i costi della politica, mentre non si ricorda un atto del precedente Governo di centro-destra. Ma il tema è serio e su questo il centro-sinistra deve operare in maniera radicale per ricomporre la frattura soprattutto con i ceti popolari: ridurre il numero dei parlamentari, degli enti, rendere meno farraginoso il funzionamento delle istituzioni semplificando le procedure, adottare metodi trasparenti e partecipati per la selezione delle classi dirigenti, sfidare sul campo dell’innovazione tutte le corporazioni conservatrici di questa società. Una sorta di “rivoluzione gentile”. E non c’è molto tempo.
Ho proposto tre temi di riflessione che insieme a quelli proposti da tanti altri interventi dovrebbero spingerci a ragionare seriamente non solo sulle cause della sconfitta, ma soprattutto sul percorso futuro in termini di politiche adeguate, di idee e di classi dirigenti. A mio giudizio a poco serve invece cercare capri espiatori magari per consumare vecchie vendette. Per parte mia esprimo piena solidarietà ad Alessandro Servoli e a tutti coloro che sono stati in prima fila in questi anni e in questa competizione e che una furia iconoclasta pre e post elettorale vorrebbe colpire con una sorta di ostracismo politico e civile o più semplicemente con forme di “epurazione”.
Io mi sono assunto la quota di responsabilità collettiva che mi compete e per favorire il ricambio della classe dirigente locale, e ce ne è di nuova e preparata, ho assunto le decisioni politiche conseguenti e coerenti con questo obiettivo.
Per i Ds il positivo risultato dell’Ulivo deve costituire lo stimolo ad andare avanti con più convinzione nel percorso di costruzione del Partito Democratico, insieme alla Margherita, al MRE, a tutti i candidati della lista, persone generose, entusiaste e impegnate, a cui va il mio ringraziamento sincero e a tutti coloro che hanno creduto in questo nuovo progetto premiato con il 32% dai tuderti.
Todi vive una situazione difficile di coabitazione tra un sindaco di centro-destra ed una maggioranza consiliare di centro-sinistra. La sfida sarà dunque tra chi saprà meglio interpretare i bisogni della città e dare le risposte più soddisfacenti. Almeno fino a quando questo sarà possibile sul piano istituzionale. Personalmente mi auguro un confronto pieno e trasparente, senza ammucchiate e senza inciuci, affinché prevalga il senso delle istituzioni ed il bene comune.                                                Getulio Petrini

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