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Illustrati i risultati di due progetti che potranno tornare utili anche in Umbria per cui il rischio desertificazione interessa 102 mila ettari (il 12% della superfice totale)

Al fine di conoscere per tempo ed arginare i deleteri effetti del “riscaldamento terrestre” sono stati realizzati i progetti Riade e Smap presentati a Roma durante il convegno “La cooperazione scientifica internazionale a supporto della azioni di lotta alla desertificazione”.
Col primo progetto, attraverso l’uso di strumenti tecnologici di monitoraggio e rilevamento, si è ottenuta la misurazione dell’intensità e dell’ampiezza delle precipitazioni di pioggia e dell’evaporazione reale del suolo e della vegetazione. Questa raccolta dati ha consentito di stilare, per favorire l’intervento dei ”decisori politici”, carte di “calore” che documentano in maniera alquanto allarmante le emergenze derivanti dal degrado biologico, da quello quali-quantitativo delle risorse idriche, l’erosione dei suoli, il rischio di urbanizzazione e il rischio di salinizzazione delle acque e dei suoli. Questo tipo di informazioni possono e devono essere utilizzate per mitigare questo processo, che è in forte aumento anche in Italia.
Il secondo progetto illustrato è stato Smap, sperimentato da settembre 2002 a giugno 2007 in Tunisia e in Marocco, che ha ottenuto un successo inaspettato, in quanto, attraverso una vasta attività di training consistente anche nell’alfabetizzazione, sono state insegnate alle popolazioni locali le modalità di piantumazione e di trasformazione di zone desertificate in zone verdeggianti.
I numeri sono impressionanti: nell’arco di neanche 5 anni sono stati piantati 800.000 arbusti di atriplex, acacie e cactus per un totale di circa 4.500 ettari e dopo i primi 3 anni queste zone sono state utilizzate come pascolo di bestiame, inserendosi completamente all’interno della catena alimentare. L’intensa opera di formazione e i vasti risultati ottenuti hanno, inoltre, gettato le fondamenta per un analogo discorso anche nel Nord dell’Argentina dove si è ancora in una fase di studio di fattibilità dell’esperimento.
Entrambi i progetti hanno fornito le pre-condizioni per l’attuazione di un piano di mitigazione sia del processo di desertificazione, sia – più in generale – per guidare efficacemente il processo di adattamento ai cambiamenti climatici.

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