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Rinvii a giudizio per lo smaltimento, crediti da riscuotere e ora anche consulenze da 400 mila euro contestate per l'elaborazione del nuovo piano regionale

Per lo smaltimento in Umbria dei rifiuti campani, al danno si aggiunge la beffa. Il GIP di Orvieto, accogliendo le richieste del capo della procura Calogero Ferrotti, ha disposto il processo per tutti gli undici indagati nell’inchiesta sul presunto traffico di rifiuti provenienti dalla Campania. I reati vanno dall’abuso d’ufficio, al falso, alla violazione del decreto Ronchi.
Alla prima udienza, già fissata di fronte al collegio per il prossimo 13 dicembre, dovranno, dunque, comparire in aula l’ex assessore regionale all’ambiente Danilo Monelli, l’ex sindaco Stefano Cimicchi, i dirigenti Sao, Sante Agarini, Giorgio Custodi, Francesco Ansuini, Antonio Fabrizi e Roberto Piermatti, l’ex dirigente delle politiche ambientali della Regione, Mario Valentini, l’ingegnere capo del Comune, Mario Angelo Mazzi, il presidente del consorzio napoletano dei rifiuti, Mimmo Pinto e l’ex commissario per la Campania, Giulio Facchi.
Intanto in Consiglio Regionale l’assessore Bottini ha confermato che la Campania non ha pagato quanto dovuto e per questo, oltre al ricorso al Tar, la Regione non intende accettare nuovi invii di rifiuti campani. “Ad oggi la Regione è creditrice per l’equivalente di 300 milioni di lire verso la Campania e questo ci rende non disponibili a ricevere altri rifiuti prima che questi oneri siano stati saldati”.
Il problema rifiuti rimane caldo anche perché, per l’elaborazione del III Piano regionale
dei rifiuti la Giunta regionale ha ritenuto di avvalersi di una consulenza
ovvero “di un supporto tecnico che ci faccia andare oltre la dimensione e l’esperienza regionale del problema, per costruire un Piano che affronti in maniera innovativa il problema della certificazione e riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata e anche il delicato aspetto della termovalorizzazione“. Lo ha detto l’assessore regionale all’ambiente, Lamberto Bottini, rispondendo a un’interrogazione del consigliere Franco Zaffini (An) che chiedeva di conoscere le motivazioni che hanno spinto la Giunta a “mettere a bando una consulenza da 400 mila euro, facendola transitare, camuffata, come ‘Servizio di assistenza tecnica all’Amministrazione della Regione Umbria per il Piano regionale dei rifiuti’, e questo per aggirare la normativa sulle consulenze che presuppone l’inesistenza di risorse interne e la congruità tra compenso e utilità conseguita”.
Per difendere la scelta l’assessore Bottini ha detto che l’obiettivo principale è quello di “evitare che l’Umbria possa entrare nel medio termine in una prospettiva critica sia per la raccolta che per lo smaltimento dei rifiuti
”. Un’affermazione che in parte smentisce le notizie tranquillizzanti di pochi giorni fa sulla “tenuta” del sistema umbro e che comunque non ha convinto Zaffini il quale ha annunciato che presenterà un esposto alla Corte dei Conti.
L’assessore peraltro non ha chiarito neppure se le “biomasse” che l’ENEL vorrebbe incenerire nella centrale di Gualdo Cattaneo-Ponte di Ferro abbiamo qualcosa a che fare con i rifiuti come alcuni temono.

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