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Il Bio-check permette di individuare tra le circa novemila sostanze utilizzate quelle "buone" (circa un terzo del totale) da quelle "cattive"

Di fronte all’invasione di prodotti “taroccati” c’è ora la possibilità di verificare se, almeno stando alle sostanze dichiarate dai produttori di cosmetici, c’è il rischio per la salute. Secondo l’AceA, l’associazione per i consumi etici, via web si può sapere in pochi istanti se gli ingredienti sono naturali o meno. All’inizio il servizio riguarderà solo i cosmetici, ma in futuro potrebbe essere esteso ad altri settori.
E’ stato realizzato da Icea, il principale ente di certificazione del biologico in Italia. Si chiama Bio-check ed è un test ecologico fai-da-te. Consentirà di valutare in pochi istanti a casa propria il grado di naturalità di qualsiasi prodotto di bellezza, per l’igiene personale e la cura del corpo. Sarà infatti sufficiente inserire in un apposito programma informatico gli ingredienti base, indicati obbligatoriamente sulla confezione, e premere un tasto per sapere quali e quanti di questi siano rispettosi dell’ambiente, dei consumatori, e privi di Ogm e sostanze chimiche di sintesi.
Il programma riconosce ognuna delle quasi 9.000 sostanze, in costante aggiornamento, registrate nell’inventario europeo degli ingredienti utilizzabili dall’industria cosmetica (Inci). Per facilitare l’inserimento ed evitare errori di trascrizione è il programma stesso a suggerire i nomi degli ingredienti corrispondenti alle prime lettere digitate. Quando si dà il via al processo di valutazione, Bio-check valuta gli ingredienti inseriti, e li divide in “buoni” e “cattivi”.
 I “buoni”, visualizzati in verde, sono quelli eco e dermocompatibili, che non contengono Ogm né sostanze chimiche di sintesi, non sono tossici, né producono effetti indesiderati sul corpo umano. Fanno cioè parte delle circa 3.500 sostanze ammesse dai criteri della certificazione Bio-ecocosmetica, definiti da Aiab, l’associazione italiana agricoltura biologica, insieme a produttori, centri universitari e consumatori. Tutti gli altri, evidenziati in rosso, sono i “cattivi”, che pur essendo a norma di legge, le aziende più sensibili al volere del consumatore scelgono di non adottare (petrolio, petrolati, parabeni eccetera).

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