Le notizie sulle conseguenze dei cambiamenti climatici lasciano molti scettici in quanto tali mutazioni avvengono in parte remote del mondo ed ognuno si ritiene immune.
Ma stavolta il problema lo abbiamo in casa: nel Lago Trasimeno e non è escluso che lo sia scoperto in quel luogo solo perché lì se lo è cercato. In effetti le rane, uno dei maggiori indicatori naturali della salute dell’ambiente che ci circonda, sono già sparite da quasi tutti i corsi d’acqua dell’Umbria.
Le rane verdi del Lago Trasimeno, secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatrici del Dipartimento di biologia cellulare ed ambientale dell’Università degli Studi di Perugia coordinato da Rita Pascolini, sono a rischio di estinzione per l’insorgere di malattie causate dall’aumentare delle temperature e dal protrarsi di periodi siccitosi.
Le rane verdi del comprensorio del Trasimeno – come scritto nella ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature” – appartengono a due specie che presentano differenti capacità di adattamento: il non ibrido, molto vulnerabile, che poco tollera i vari tipi di inquinamento ambientale, e l’ibrido più resistente.
Dal 2003, anno particolarmente caldo e secco in cui il livello del Trasimeno scese di 181 centimetri, c’è stata un’inversione nella comunità delle rane verdi del lago. I non ibridi, che negli anni precedenti superavano il 70% nelle aree incontaminate, sono scesi al di sotto del 30%.
Se il non ibrido dovesse estinguersi – si sottolinea nello studio – le rane verdi scomparirebbero, non essendo l’ibrido fecondo ma parassita riproduttivo dell’altra specie. Ciò avrebbe ripercussioni gravissime su l’intero ecosistema lacustre dove questi anfibi svolgono un ruolo importante, nutrendosi di una grande quantità di insetti tra cui chironomidi e zanzare.
Il declino della specie è dovuto – secondo le ricercatrici – alla diffusione tra i non ibridi di due patologie che colpiscono la pelle delle rane, un organo coinvolto in importanti processi fisiologici, come l’assorbimento dell’acqua e la respirazione. Le due patologie sono causate da un protozoo e dal chitridio, un fungo che è all’origine di vere e proprie stragi fra gli anfibi soprattutto dell’America tropicale.
Le ricercatrici dell’Università di Perugia hanno quindi dimostrato che il cambiamento climatico del 2003 ha facilitato la trasformazione di questo fungo da uno stadio quiescente, non-parassitico, allo stadio infettivo.
- Redazione
- 26 Agosto 2007








