Le timide proposte governative per ridurre i rischi degli utenti delle due ruote fermi in Parlamento, mentre 3.000 persone l'anno perdono la vita

Almeno un terzo dei morti sulle strade italiane sono motociclisti, ma per la loro sicurezza sulle strade pochi ci pensano. Secondo le stime ufficiali dell’Istat (dati 2005), sono 5.426 i morti sulle strade italiane, cifra che lo stesso Istituto considera sottostimata di almeno il 30%, mentre stime non ufficiali indicano fino a 8 o 9 mila morti l’anno. Circa 3.000 di questi decessi riguardano motociclisti, con un aumento del 32% dal 2000 a oggi.
Un dato che può sorprendere, per la sua gravità, quanti appassionati delle corse motociclistiche in pista vedono spesso i piloti carambolare, gambe all’aria una volta disarcionati dai loro mezzi ma poi subito alzarsi quasi incolumi.
Caschi adeguati, “tartarughe” a protezione del tronco sembrano poter offrire ai piloti più di una speranza di uscire incolumi dagli incidenti. Così è nelle piste ma non nelle strade normali dove uno strumento che dovrebbe essere di protezione diventa un “killer” spietato. Un ostacolo che nei motodromi non c’è o se c’è e di tipo completamente diverso.
Le normative vigenti che regolano la progettazione dei guard-rail non considerano le particolari problematiche degli utenti su due ruote. I guard-rail sulle strade italiane non prevedono crash-test per il motociclista, che in caso di scivolata può infilarsi sotto la struttura con alta probabilità di amputazione o frattura delle vertebre cervicali per l’impatto coi pali che sostengono la struttura.
Esistono nuovi guard-rail innovativi nelle geometrie costruttive e nei materiali che hanno dimostrato di ridurre a un decimo il danno da impatto del motociclista.
Ma questi nuovi strumenti di protezione non sembrano valer la vita di tremila persone l’anno. Va, infatti, ancora a rilento l’istallazione di guard rail atti a ridurre i rischi per i motociclisti.
Poiché la problematica è ben nota, il Governo ha presentato un disegno di legge («Disposizioni in materia di circolazione e di sicurezza stradale nonché delega al Governo per la riforma del Codice della Strada») che reca norme per il miglioramento della segnaletica e la sostituzione delle barriere stradali anche nel senso auspicato dagli interroganti ma che è in attesa del completamento dell’iter parlamentare di approvazione del provvedimento.
Solo la società Autostrade per l’Italia, che è il principale gestore delle autostrade italiane, sta prevedendo, per i prossimi crash-test di barriere di propria concezione, di accessori protettivi per i motociclisti, ma in mancanza di uno stimolo o imposizione legislativa troppi anni e troppi morti dovranno passare prima che andare in moto cessi di significare automaticamente un rischio elevato per la vita.

condividi su: