La consigliera regionale dello Sdi Ada Girolamini ha avanzato, con un'interrogazione, alcune proposte per alzare il livello idrico

Le previsioni di aumento generalizzato delle temperature e di prolungate siccità nei prossimi decenni, con conseguente riduzione della piovosità annuale anche in Umbria, sono ritenute attendibili, oltre che da scienziati ed esperti di tutto il mondo, anche dalla consigliera regionale dello SDI Ada Girolamini la quale si preoccupa del Lago Trasimeno.
Per l’esponente socialista “è ipotizzabile un drammatico accentuarsi della crisi idrica del Lago Trasimeno, già ora invaso laminare, in sofferenza per la cronica mancanza di acqua e geologicamente nella fase terminale di riempimento, con acque che da almeno due decenni ristagnano pericolosamente senza raggiungere il livello di sfioro dell’Emissario e che, proprio a causa del mancato ricambio fisiologico, stanno diventando sempre più saline”.
La consigliera ritiene che a breve – all’inizio del 2008 – saranno ultimati i lavori di incanalamento delle acque della Diga di Montedoglio, sulla base di un “progetto che ufficialmente prevede, con riferimento al Lago Trasimeno e diversamente da quanto sostenuto fino a recenti periodi, solo l’uso irriguo dei terreni agricoli”, con la fine della “irrigazione anticipata”.
Quest’ultima non è altro che un nuovo sistema irriguo realizzato dalla Regione, che ha drasticamente aumentato le superfici irrigabili, determinando sul lago un “salasso” mai prima conosciuto.
Il progetto, conosciuto dalla gran parte dell’ opinione pubblica come intervento risolutore – acqua del Montedoglio in soccorso della sete del Trasimeno – che tante attese ha creato fra operatori economici e turistici, non prevede quindi – secondo la Girolamini – alcuna immissione nel lago delle risorse idriche provenienti dalla diga, né in forma diretta e nemmeno indiretta, ma affida l’innalzamento dei livelli del lago solo agli effetti virtuosi che nei prossimi anni produrranno i mancati prelievi della irrigazione anticipata.
Sulla base di queste premesse l’esponente socialista ha proposto alla Giunta una serie nutrita di azioni che si possono riassumere come segue.
Studiare in tempi brevissimi il modo migliore, meno dispendioso e meno impattante per le caratteristiche dell’ecosistema del Lago Trasimeno, per immettere nel Lago quantitativi predeterminati di acqua della Diga di Montedoglio, tali da restituire al Trasimeno quella “anticipata” nell’ultimo decennio, e di poterlo fare nel periodo autunno-invernale, quando la disponibilità è maggiore, in accordo con i Comuni interessati, ferma restando comunque la priorità per le necessità idropotabili delle regioni Umbria e Toscana e diquelle vitali del Tevere.
Esaminare la possibilità effettiva di poter utilizzare per le immissioni dirette le condotte della nuova adduzione, in via di ultimazione a Borghetto di Tuoro, o in altro contesto più idoneo, progettando i necessari adattamenti prima della chiusura dei cantieri.
Verificare la possibilità e le modalità di recuperare ed immettere nel Trasimeno, in caso di ulteriore necessità, anche le masse d’acqua che la Diga di Montedoglio può accumulare in via del tutto straordinaria, in occasione delle abbondanti piogge autunnali o invernali che di norma, come avvenuto nel 2005, vengono precauzionalmente scaricate sul Tevere. Si tratta di acque, non altrimenti utilizzabili, che opportunamente gestite, potrebbero rappresentare per il Trasimeno un preventivo accumulo, idoneo ad attenuare gli effetti del previsto riscaldamento estivo e la conseguente maggior evaporazione.

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