In Umbria ne fanno le spese, oltre agli animali selvatici, anche i cani dei cacciatori

L’avvelenamento di orsi e lupi nel parco d’Abruzzo ha messo le ali ai piedi a Legambiente, Arcicaccia e Confederazione italiana agricoltori.
Una coalizione si sta formando per fermare concretamente l’uso dei “bocconi avvelenati” che in Umbria, quasi in silenzio, si sta diffondendo con l’utilizzo di mezzi, gli “anticrittogamici”, che rendono la morte degli animali straziante e lunga.
Questa la motivazione che ha determinato ad avviare i lavori per dar vita ad unità cinofile in grado di individuare la presenza di esche avvelenate lasciate in aperta campagna.
Il progetto che Legambiente, Arcicaccia e Cia intendono mettere da subito al servizio della Regione Abruzzo, pesantemente colpita dall’uccisione degli orsi bruni, è aperto a tutte le altre regioni e nasce in cooperazione con l’esperienza spagnola condotta nella regione Andalusa dalla Fundacìon Gypaetus, insieme alla Junta de Andalucia Consejerìa de Medio Ambiente, la Upa – Unìon de Pequenos Agricultores y Ganaderos de Andalucìa e la Fac-Federacìon Andaluza de Caza
Sono diverse decine le unità cinofile già operanti in Andalusia, formate soprattutto con cani di razza labrador, pastore tedesco e razza andalusa che hanno operato negli ultimi anni numerosi controlli, consentendo di aprire alcune centinaia di procedimenti per individuare i colpevoli.
Spagna l’abbandono di esche avvelenate è considerato reato e la sanzioni amministrative arrivano a diverse decine di migliaia di euro di multa.
Faremo tesoro dell’esperienza spagnola – ha affermato Osvaldo Veneziano, presidente nazionale di Arcicaccia – nella quale i cacciatori si sono messi al servizio dell’intera comunità per contrastare chi commette illegalità“.

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