Anche le istituzioni locali devono avviare delle iniziative per affrontare un problema che, con un effetto domino, arriverà dalle grandi città alle piccole realtà locali

Prendendo spunto dall’ ultimo tragico evento di Roma e da due interventi sul sito di Beppe Grillo vorrei sollecitare una riflessione. Non è tanto essere d’accordo o meno sulle dichiarazioni riportate ma in particolare iniziare da affrontare il problema anche in realtà apparentemente lontane o inattaccabili.
Le prime sollecitazioni scaturiscono da quanto scrive Ennio Di Francesco, già ufficiale dei carabinieri e dirigente della Polizia di Stato, promotore del movimento democratico di polizia, in “pensione anticipata d’ufficio”.
“I nuovi ministri dell’Interno e Capo della Polizia stanno evidenziando la carenza di personale e di fondi in cui operano le Forze dell’ordine. Ma il problema non è di oggi. A nessuno poteva sfuggire la problematica “globalizzazione” con gli inevitabili riflessi sociali anche criminogeni per il nostro Paese.
Un esempio: un recente decreto legislativo ha messo in “pensione anticipata obbligatoria” (si badi bene, non a domanda) centinaia di funzionari di polizia con un prezioso bagaglio di esperienze nella lotta a terrorismo, criminalità diffusa e organizzata a livello nazionale e internazionale, emigrazione clandestina, droga, riciclaggio.. Non solo ma ne ha ridotto strutturalmente l’organico per il futuro. Ciò in assurda controtendenza con quanto avviene nel mondo del lavoro e mentre tanto si discute di “scalone” per aumentare l’età pensionabile! Paradossalmente oggi si chiedono più tutori dell’ordine; ovviamente da formare!
Inoltre il “sistema sicurezza” ha dovuto rinunciare a migliaia di poliziotti e carabinieri “ausiliari”.
Le “volanti” sono diminuite dovunque (a Roma addirittura dimezzate), la manutenzione dei mezzi è ardua, la benzina scarseggia, diversi commissariati e stazioni dei carabinieri sono stati chiusi o rischiano di esserlo. Comunque tutti funzionano con organico e orari ridotti, ed è miracolo vedere i decantati “poliziotti di quartiere”.

Il cosiddetto pacchetto sicurezza è un lento ripensamento importante ma rischia di essere solo un alibi di facciata; in queste condizioni persino un aggravamento della macchina operativa se non se non si interviene a livello globale, a 360 gradi, sul delicato e complesso circuito “controllo del territorio -applicazione della legge – certezza del della pena – giustizia – vivibilità sociale”.
In questo quadro occorre individuare con serietà e coraggio le cause e responsabilità a tutti i livelli di tanta approssimazione nel curare il “bene-sicurezza” come servizio di democrazia effettiva.
I proclami tardivi, le risposte retoriche, le alzate di spalle, gli scaricabarile non bastano più.
Per quel che riguarda la Polizia l’opinione pubblica sappia del sottile processo di controriforma che ha svilito la riforma democratica voluta dalla legge 121/81.
In queste condizioni è ancora più grande il ringraziamento verso tutti i “tutori dell’ordine”, a qualsiasi corpo appartengano, per il quotidiano difficile impegno svolto nell’interesse delle Istituzioni democratiche e della collettività.”

Tutto ciò non riguarda solo le grandi città ma è un problema più profondo che riguarda tutti noi. Penso che il degrado che si va sviluppando nelle maggiori città rischia di produrre un effetto domino che andrà a ricadere anche sui centri minori. Prendere coscienza, conoscere, prepararsi ad affrontare ritengo sia un aspetto da tnere in considerazione. L’aspetto sicurezza richiamato in queste righe si collega direttamente a quello sull’immigrazione proposto di seguito.

La seconda sollecitazione prende corpo dall’intervista rilasciata da Rula Jebreal a Beppe Grillo sul tema dell’immigrazione.
“Il problema dell’immigrazione, in Italia, ricade sulla società in termini di impatto e problematiche.
Dalla politica viene ignorato e sottaciuto o affrontato solo in occasione di episodi di cronaca nera.
In quel caso l’approccio è per tifoserie
. Chi parla di tolleranza zero non spiega in termini di legge cosa voglia dire, le volte che l’ho chiesto ai politici mi hanno risposto, ad esempio, che si devono subito cancellare le scritte sui muri appena compaiono… mi sarei aspettata una risposta più ampia.
C’è chi parla, invece, di solidarietà a tutto campo, approccio che peraltro è offensivo e umiliante nei confronti degli immigrati che non vengono considerati come esseri umani, uomini o donne con dei diritti e dei doveri.

La questione dei Rom era palese e prevedibile: era chiaro che inglobando nella Comunità Europea certi Paesi, gli abitanti sarebbero arrivati in massa, anche per la diversa prospettiva di vita.
Quello che manca qui sono un progetto politico completo e un obiettivo: tanti arrivano senza prospettiva di lavoro quindi l’unica strada è quella di delinquere. La risposta politica è per ora assente, e tutto il peso lo assorbe la società la cui risposta, ovviamente, non può che essere di rifiuto e spavento. Non c’è nessuno che ammortizzi l’impatto, anche regolando i flussi migratori.
Si arriverà ad una soluzione, spero non troppo tardi. La società oggi risponde anche in maniera violenta: chi attacca i campi nomadi, chi li brucia.
C’è poi chi pensa di potere accogliere tutti, non c’è programmazione, come viene fatto in altri Paesi.
Purtroppo, per l’ennesima volta, la politica è silente e continua ad occuparsi di altro. C’è un rischio grave: che la situazione esploda e accada come in Francia dove è stato bruciato un hotel che ospitava immigrati. E’ vero, in Italia c’è meno razzismo che in altri Paesi europei ma c’è molta meno integrazione. E’ un dato che spaventa, c’è molta meno integrazione. E’ inutile girare attorno alla questione, che è molto chiara: bisogna regolare i flussi, dare diritti ma anche doveri. Bisogna cominciare a pensare come la Gran Bretagna che accoglie dando regole chiare, ma chi delinque esce dal Paese e non ritorna più. E’ un sistema valido che per ora è andato molto bene“.
 
Le soluzioni spettano, naturalmente, alle istituzioni. A noi, forse, spetta il dovere di conoscere, di capire, di preparazione ad affrontare un domani sempre più complesso e complicato. Non dovremmo far finta di nulla o esprimere posizioni dettate solo da una reazione emotiva ma vedere anche oltre.
E’ un invito alle istituzioni locali a mettere in campo iniziative che possano contribuire alla gestione del tema prima che diventi seriamente problematico.

condividi su: