Riflessione intorno all'omicidio di Meredith, la ragazza inglese che viveva a Perugia, e a come l'informazione si stia accanendo sull'immagine della sua coinquilina americana

Giovanna insieme a Meredith, Giovanna più Meredith era la proposta avanzata qualche giorno fa su questo sito per leggere i due omicidi, pur così diversi, come due declinazioni lontanissime ma non del tutto estranee di un unico problema: la violenza sulle donne. E si diceva: il caso di Meredith è, probabilmente, il caso di una donna uccisa perché si è rifiutata di mettere il proprio corpo a disposizione di due uomini.
Questa interpretazione però lasciava fuori un elemento importante, che sta acquistando rilevanza via via crescente: Amanda, la coinquilina americana di Meredith, accusata insieme ai due uomini di aver preso parte al delitto. La presenza di Amanda apparentemente forza il quadro che si era tracciato, rompe la simmetria che vuole gli uomini da un lato, carnefici, e le donne dall’altro, vittime. Eppure il modo in cui si è cominciato da qualche giorno a parlare di Amanda sembra dare corpo all’idea che la donna sia comunque vittima, anche quando è tra i carnefici. Che il maschio dominante abbia prima ucciso Meredith, una donna, ed ora tenta di scaricare la colpa su Amanda, l’altra donna. L’eloquente articolo pubblicato l’altro ieri su questo stesso sito parla chiaro: è in corso un tentativo di indicare Amanda come la più colpevole tra i carnefici. Come l’ideatrice, e quasi diabolica ispiratrice, del delitto.

E’ una storia vecchia come l’umanità: è Eva a porgere la mela ad Adamo. Ed è proprio a questi miti primordiali che stanno cercando di rifarsi gli avvocati dei due uomini: è stata Amanda a porgere il coltello a Sollecito, o almeno a metterglielo in mano ancora insanguinato, senza che lui avesse fatto niente. E’ stata Amanda: Amanda la drogata, Amanda l’alcolizzata. Amanda la viziosa. Gi avvocati degli uomini, nell’impostare questa biblica strategia difensiva, si sono trovati il compito facilitato dal modo in cui tutti i principali organi di informazione hanno seguito la vicenda.
Sui due maggiori quotidiani nazionali sono comparsi molti articoli in cui venivano ricostruite, tra illazioni e maligni dettagli piccanti, le notti della ragazza americana. Sono state pubblicate interviste ai molti ragazzi con i quali Amanda sarebbe andata a letto. Si è letto perfino di un ragazzo col quale Amanda avrebbe fatto sesso “sul treno, subito dopo averlo conosciuto”. I maschietti, ovviamente, erano tutti contenti di poter ostentare la propria virilità sul giornale. Agli autori degli articoli non sembrava vero di poter seguire il percorso di depravazione morale che avrebbe portato inesorabilmente Amanda da qualche avventura “facile” (scrivono proprio così, con orrenda posa moralistica e ipocrite virgolette: “facile”) dritta dritta fino all’omicidio.
Con queste premesse, è evidente che i due poveri uomini non possono che essere stati trascinati nel delitto da Amanda, che è ninfomane, che è bugiarda, che beve e si droga. Amanda, rinnovando il gesto di Eva, ha sedotto l’uomo, che di per sé sarebbe, se non puro, almeno ingenuamente tonto. Lo ha sedotto e lo ha trascinato nel peccato. Ancora una volta: il pio Adamo sfrattato dal Paradiso terrestre per colpa di Eva, un po’ casalinga e un po’ puttana, che se l’intende col diavolo.

I semplificatori di professione avevano a disposizione due tipi di discriminazione su cui puntare. Uno era quello contro la donna “traviata” e traviatrice, una lupa verghiana (qualcuno ricorderà il film) in versione postmoderna, che uccide o porta ad uccidere a causa della sua debolezza morale. L’altro era quello contro lo straniero, il congolese Lumumba, più comodo e di più sicuro effetto, almeno di questi tempi. Eppure hanno scelto di puntare sulla donna. Il fascino morboso della strega assetata di sangue, il gusto di ricostruire, con accenti puritani, episodi di nottate scabrose, il piacere di offrire ai lettori e agli spettatori un’occasione di sfogo voyeuristico della repressione cattolico-perbenista degli istinti: tutti questi elementi della psicologia di massa hanno finito col prevalere, e con l’imporsi. E per una donna morta, ce n’è subito un’altra che finisce alla gogna più per aver fatto sesso sul treno che non per le sue responsabilità oggettive nel delitto (che, se dimostrate, sarebbero ovviamente da punire).
Il nostro orizzonte culturale non riesce ad uscire dalle eterne rappresentazioni convenzionali dell’altra metà del cielo. Se la donna non è l’angelo del focolare, la moglie, la madre, oppure la santa che si concede a Dio e a nessun altro, allora può solo essere un demone. Se non è Maria, è necessariamente Eva. Se non è suora, è la strega che copula con il diavolo e diffonde il male nel mondo (perfino nell’ultimo e bruttissimo film di Dario Argento compare questo concetto).
Tuttavia anche quando la donna viene rappresentata come Maria, anche nella donna-angelo da sempre celebrata dai poeti, permane una rimozione dell’esistenza della donna in quanto essere umano, con i suoi bisogni reali, con la sua fisicità che va rispettata, con la sua presenza di fronte all’uomo, la sua complementarità rispetto all’uomo.
La donna è, dice Dante, “benignamente d’umiltà vestuta”, e non è umana, non può essere umana, ma “par che sia cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare”. Alla donna segregata, picchiata, scambiata come una merce, veniva offerto un risarcimento letterario raffigurandola come un intermediario tra il cielo e la terra, tra l’umanità e la divinità. All’esistenza sociale negata veniva sostituita un’esistenza spirituale, alla funzione politica rimossa si sostituiva la funzione religiosa.
Anche nei versi forse tra i più belli mai scritti per designare la Madonna, che sono quelli che aprono l’ultimo canto del Paradiso della Commedia dantesca, si ripercuote questa necessità di innalzare la donna oltre l’umano, perché tra gli uomini non c’è posto per lei. “Umile e alta più che creatura”, la definisce Dante. Umile o alta. Più in alto e più in basso degli uomini. Ma ad altezza d’uomo, mai, nonostante Dante riesca quasi a rompere per sempre la convenzione, a fare della donna un essere umano, quando dice: “figlia del tuo figlio”. Ma Gesù, suo figlio, è un maschio, e d’allora in poi, da Maria Maddalena ad Amanda, c’è sempre qualcuno che ha in tasca una pietra da scagliare contro le donne. E non sempre quel qualcuno è senza peccato.

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