A ben guardare l’Umbria non è poi tanto franosa come potrebbe sembrare dallo stato delle sue strade, per il cui dissesto forse occorre cercare i motivi altrove.
La vicina regione Marche sta molto peggio con un indice di franosità del 19,4% (21,2% se riferito alle sole collinari e montane) contro il nostro 7,7% (8,7%). La media italiana 6,6% (8,9%.)
Non è per questo che si può stare molto allegri, perché in centro Italia altre regioni stanno meglio: Toscana 4,5% (5,6%), Lazio 2% (3%).
Le province con più elevato indice di franosità, ovvero il rapporto fra l’area in frana e il territorio totale, in Italia sono Sondrio, Lecco, Chieti, Pesaro e Urbino, Ancona. Osservando il quadro generale dei comuni invece risultano 5.596 (69%) su 8.101 quelli interessati da fenomeni franosi.
Tra questi sono 2.839 quelli con livello di attenzione molto elevato (quando le frane colpiscono centri abitati), 1.691 elevato (quando colpiscono strade, ferrovie, in generale le infrastrutture di comunicazione), 1.066 medio e 2.505 con livello di attenzione trascurabile (non interessato ad oggi da frane).
Questa la fotografia scattata dal “Rapporto sulle frane in Italia”, realizzato sulle base del progetto Iffi (Inventario dei fenomeni franosi in Italia) dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat), Regioni e Province autonome.
Sono circa 470.000 le frane censite, per un totale di circa 20.000 km quadrati, pari al 6,6% dell’intero territorio nazionale. Rispetto all’Italia, considerando invece il solo territorio montano-collinare, che secondo l’elaborazione dell’Iffi corrisponde al 75% del territorio nazionale (225.206 km quadrati), le Regioni che presentano l’indice di franosità più elevato sono Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Valle d’Aosta e Piemonte.









