Il presidente di una Commissione del Consiglio regionale dell'Umbria ed il figlio di Dario Fo, Jacopo, si sono incatenati per protesta contro i ritardi negli allacci alle linee elettriche degli autoproduttori di energia

Clamorosa protesta del capogruppo dei Verdi e Civici al Consiglio regionale dell’Umbria, Oliviero Dottorini, che si è incatenato ieri mattina insieme a Jacopo Fo, ai cancelli della sede Enel di Perugia.
Il motivo sta nel fatto che l’ Enel da una “parte pubblicizzi il proprio impegno a favore delle rinnovabili mentre dall’altra impedisca il diffondersi degli impianti attraverso ritardi negli allacci e vari intralci burocratici”.
Per Dottorini “è inaccettabile che mentre il governo nazionale fa di tutto per incentivare, fino al cento per cento, forme di energia rinnovabile attraverso forme di credito e conto energia, l’Enel ritardi in modo incomprensibile il semplice allaccio degli impianti, a danno dei cittadini e delle imprese che hanno a cuore il rispetto dell’ambiente e fanno di tutto per produrre energia da forme alternative e non inquinanti.
Crediamo – dice – che questi ritardi siano paradossali e il loro reiterarsi provoca danni economici rilevanti ai privati e la dispersione di migliaia di kilowatt di energia pulita che non viene recuperata dall’Enel, tanto più che nel periodo invernale, da molti ambienti, che spesso coincidono proprio con i vertici dell’azienda, si alzano voci di possibili rischi di blackout”.
Al termine del sit-in, lo stesso Dottorini, Fo e Paolo Fasola sono stati ricevuti dai vertici dell’Enel, tra cui il direttore del comparto Umbria-Toscana.
“Abbiamo chiesto – fa sapere il capogruppo dei Verdi e Civici – che, almeno, Enel individui dei responsabili per le rinnovabili e il fotovoltaico in grado di rispondere alle tantissime richieste di aiuto che arrivano da singoli cittadini, famiglie e piccole imprese. Non è possibile – conclude – attendere mesi prima di essere messi nelle condizioni di attivare le utenze”.

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