La difesa di Amanda Knox si sta complicando enormemente. Gli esami di laboratorio iniziati subito dopo la scoperta del delitto stanno rilevando una rete di contatti, biologici, tra la studentessa americana e Meredith Kercher.
Per di più, una “indiscrezione” riportata dagli organi di stampa, sembra una traccia per dipanare il mistero della notte del 1 novembre scorso a Perugia, in via della Pergola.
Tracce biologiche “appaiate” delle due ragazze erano già state trovate sul coltello da cucina sequestrato a case di Sollecito.
Adesso due tracce di Dna misto appartenenti ad Amanda Knox e Meredith Kercher sono state isolate dalla polizia scientifica su altrettante macchie di sangue trovate in uno dei due bagni della casa di via della pergola dove il 1 novembre è stata uccisa la studentessa inglese.
Una trovata all’interno del lavandino, vicino allo scarico, e l’altra su una scatola di cotton fioc appoggiata sul bordo dello stesso lavabo. E su entrambe è presente sia il profilo genetico della studentessa inglese uccisa, sia dell’americana, in carcere da un mese e mezzo con l’accusa di concorso in omicidio e violenza sessuale assieme a Raffaele Sollecito e Rudy Hermann Guede
Ma quello che appare più indicativo è l’insistenza con cui si ripete che la traccia di sangue di Amanda trovata sul rubinetto del lavandino del bagno proviene da una “epistassi” (perdita di sangue dal naso) conseguenza di una colluttazione.
Certo le indiscrezioni parlano usando il “forse”, ma è strano che degli investigatori fino ad ora tanto “abbottonati” si lascino andare, almeno secondo quanto viene riferito da terzi, ad un particolare che sembra abbozzare proprio un’azione dinamica e non un semplice, statico, disegno.
Una cosa sembra certa: la conclamata assenza, da parte di Amanda, dalla casa di via della Pergola nelle ore della morte di Meredith è smentita da più circostanze che potrebbero avere anche una diversa lettura, ma che potrebbero anche essere troppe per essere una semplice coincidenza.
Peraltro, il tutto si unisce con quanto emerso nell’ultimo interrogatorio dell’americana e che ha adesso indotto il pm a voler sentire con le modalità dell’incidente probatorio, come testimoni, sei amiche di Metz.
Tra esse una ventunenne di Northampton, la quale interrogata subito dopo la scoperta del corpo di Meredith aveva riferito di come Amanda raccontasse di aver trovato il cadavere, nonostante poi affermasse agli inquirenti di aver trovato la porta, dietro cui giaceva il corpo, chiusa.
- Redazione
- 22 Dicembre 2007









