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La città sarà sede di un progetto che punterà a sviluppare la collaborazione tra la medicina ufficiale e quella naturale: fulcro delle iniziative un'associazione intitolata a Mario Resta: a fine marzo si terrà nella città umbra un congresso internazionale

Dopo decenni di ostracismo, alcuni rimedi naturali hanno ottenuto ora la “benedizione” ufficiale da parte dei massimi esperti mondiali dell’oncologia. I trattamenti alternativi, sulla base di studi scientifici rigorosi, vengono promossi, avendo dimostrato una reale efficacia contro il cancro, in associazione ai trattamenti tradizionali (chemioterapia e chirurgia). In testa, l’estratto di ginseng, ma anche i semi di lino, ad esempio, hanno evidenziato proprietà antitumorali notevoli come pure il semplice broccolo.
Gli oncologi statunitensi non hanno dubbi, pur precisando che ulteriori studi sono necessari, tanto che hanno portato i loro risultati all’attenzione dei 25 mila esperti riuniti a Chicago per il maggiore appuntamento mondiale del settore, il Congresso annuale dell’Associazione Americana di oncologia clinica. Si apre così una stagione di collaborazione tra la medicina ufficiale e quella naturale che alla fine di marzo avrà un’iniziativa importante anche a Todi.

La città che si fregia del titolo di “città più vivibile del mondo” non poteva mancare di cogliere un’occasione che rivaluta l’ambiente pure in chiave sanitaria e dare un seguito al congresso, qui tenuto lo scorso anno, su “Fitoterapia e Scienza” su iniziativa del medico tuderte, Cesare Grassetti.
L’iniziativa, programmata per il 29 e 30 marzo, è rivolta ad un ampio ventaglio di operatori: dai coltivatori di piante officinali ai medici e quindi le specialità interessate saranno, oltre la medicina e la chirurgia, la farmacia, la veterinaria, l’agraria, la biologia e le scienze naturali.
Il secondo congresso tuderte ha già risvegliato l’interesse del mondo scientifico, che ha assicurato interesse e collaborazione. Tra i nomi illustri che collaborano con Grassetti troviamo infatti il direttore dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale del Lazio e Toscana, Nazareno Renzo Brizioli; Roberto Buresta, rappresentante per le medicine non convenzionali delle organizzazioni sindacali e scientifiche (FIMMG e SIMMG) dei medici di medicina generale; l’ordinario di Botanica della facoltà di agraria dell’Università di Perugia, Alessandro Menghini; Mauro Serafini, ordinario di Farmacognosia all’Università “La Sapienza” di Roma. Dalla Spagna arriverà il validissimo contributo del direttore della cattedra di Medicina Interna ed Oncologica dell’Università di Cadice, Juan Bosco Lopez, e del suo collega, professore di Diritto Commerciale, José Maria Santamaria Sanchez. Sono inoltre in corso contatti con studiosi di altri Paesi che si affacciano sul mare Mediterraneo: Israele, Marocco e Grecia.

L’ampia valenza territoriale dell’iniziativa è giustificata dagli scopi del convegno 2008 e di quelli che seguiranno. Infatti gli argomenti di discussione riguarderanno lo studio e l’approfondimento degli aspetti clinico-tossicologici e di quelli tecnico-produttivi delle piante del bacino mediterraneo e medio orientale, con l’intento di costituire a Todi un centro di interesse sia per il settore medico-farmacologico che di quello agro-industriale.
Ma c’è di più nei programmi dell’associazione che si sta costituendo e che sarà intitolata all’indimenticato dottor Mario Resta: per iniziativa del dottor Grassetti e con il patrocinino dell’Amministrazione comunale tuderte si vuole realizzare un orto botanico con la gestione dell’Istituto Agrario “Ciuffelli”.
Il progetto prevede un’attività di formazione la quale abbia come caposaldo un “Master” universitario (sotto l’egida dell’Ateneo di Perugia) che, intitolato ad un altro medico tuderte, Giovanni Gaudenzi Pierozzi, è l’ulteriore obiettivo di una azione che si prefigge di rivalutare anche sotto l’aspetto scientifico la vita cittadina e soprattutto di fare del territorio una “miniera” di piante officinali, con incalcolabili vantaggi per un’agricoltura che dovrà sempre più caratterizzarsi, visto l’uso che si farà dei suoi prodotti, per l’estrema “naturalità” dei metodi di coltivazione e da cui potranno “gemmare” anche attività di trasformazione parimenti rispettose della natura.

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