Le valutazioni, da parte degli esponenti del partito di Casini, sull'operato della Giunta regionale divergono nettamente da quelle del Ppl

Le comunicazioni del presidente della Giunta regionale dell’Umbria sullo stato di attuazione del programma di governo e sulla amministrazione regionale sono state nuovamente l’occasione per una differenziazione nella minoranza.
Questa volta la posizione assunta dall’Udc, dopo le vicende connesse alle prossime elezioni politiche, sembra proprio, se non una anteprima, quantomeno una “prova d’assaggio” di un agganciamento al treno del PD da portare avanti su scala nazionale, ove si creino le condizioni opportune, per subentrare all’alleanza con la sinistra ed escluderla.
Se da Forza Italia e Alleanza nazionale sono venute pesanti critiche all’operato della Giunta nel 2007, Enrico Melasecche ha dichiarato di ritenere che “il 2007 non sia stato l’anno peggiore dell’Umbria:
se vogliamo che la regione affronti una fase nuova, ha aggiunto, serve un ruolo diverso dell’opposizione ma anche della maggioranza. Da oggi auspichiamo una maggiore attenzione alle proposte dell’Udc, che vorrebbe un confronto alto su contributi che possano portare più coraggio e più velocità nell’innovazione di questa regione”. 
L’esponente dell’Udc ha anche riconosciuto alla presidente “un impegno personale e una passione politica forte nel cercare di risolvere i problemi dell’Umbria, nonostante le divisioni della coalizione. Questo esecutivo è bloccato dai veti di alcuni partiti della maggioranza, che impediscono scelte coraggiose e il lancio di una vera sfida per l’innovazione”.
Da parte sua Stefano Vinti, del Prc ha rinnovato la richiesta di un “riaggiustamento” del patto per lo sviluppo, “per rompere le logiche dei vantaggi parassitari ed affrontare il problema della condizione sociale delle famiglie umbre a basso reddito”.
Ha poi puntato l’attenzione sulle questioni della sicurezza sul lavoro, come pure quella della condizione operaia e dei lavoratori dipendenti più in generale ed anche sulla “lotta al precariato, per far sì che le imprese, alle quali sono andati in questi anni oltre 38 milioni di euro di fondi pubblici, oltre a perseguire la qualità dello sviluppo e l’innovazione dei processi e dei prodotti, si impegnino anche per un lavoro buono e qualificato”. Vinti ha poi sollecitato il Consiglio regionale ad una “mobilitazione straordinaria contro le infiltrazioni mafiose in Umbria, che nel riciclaggio del denaro sporco soprattutto in edilizia”.
Il 2007 è stato, invece, “il peggiore dei sette anni della giunta Lorenzetti”, secondo il capogruppo della Cdl  Pietro Laffranco, il quale ha sostenuto che “lo stop al Patto per lo sviluppo equivale al venir meno di una visione condivisa sul futuro dell’Umbria da parte dei suoi sottoscrittori”.
Un Patto dello sviluppo giunto “al capolinea” anche secondo la capogruppo di Forza Italia  Fiammetta Modena.

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