Trenta tonnellate di acciaio inossidabile radioattivo importate dalla Cina sono state sequestrate dai carabinieri del nucleo di tutela dell’ambiente.
Il materiale, era giunto lo scorso maggio nel porto mercantile di La Spezia, proveniente dal più grande impianto siderurgico al mondo di proprietà della società cinese Tysco, destinato a importanti società italiane che lo hanno lavorato e messo in commercio.
Qualche controllo potrebbe essere necessario, al massimo, anche nelle industrie umbre che avessero ricevuto negli ultimi mesi impianti industriali costruiti in acciaio, il quale potrebbe essere stato contaminato da fonti radioattive.
Ciò solo come scrupolo aggiuntivo, perché i carabinieri assicurano che “il pronto recupero dell’acciaio radioattivo, sia questo commercializzato che quello ancora in giacenza, consente di escludere ipotesi di danni per la salute dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente“.
Peraltro, considerato lo spessore e le qualità dell’acciaio in questione, come hanno precisato gli stessi carabinieri, esso può essere utilizzato solamente per lo produzione di impianti industriali, o parte di essi: “si esclude quindi in modo assoluto che esso sia stato impiegato nella realizzazione di oggetti destinati all’uso domestico (pentole, posate, reti di letti, lavabi) o di largo impiego come auto o elettrodomestici”.









