Se c’era un modo per convincere i risparmiatori, almeno quelli, e sono tanti, che non si fidano dei bancomat e delle carte di credito o che semplicemente non sanno usarli, a rimettere i soldi sotto il mattone o il materasso, forse gli esperti delle Finanze lo hanno trovato.
Non bastava che le banche retribuissero quasi a zero (sotto zero se si calcolano le spese) i conti correnti, ora torna l’imposta di bollo sugli assegni e, per di più, ma potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso, un nuovo adempimento formale.
Dal 30 aprile, infatti, solo su richiesta scritta del richiedente si potranno ottenere assegni bancari, postali, circolari e vaglia postali o cambiari liberamente trasferibili per importi inferiori a 5 mila euro.
La circolare dell’agenzia delle entrate non precisa che fine faranno gli assegni liberi già in possesso dei cittadini: se gli stessi saranno inutilizzabili in quanto non si è pagata la tassa al momento del rilascio o se saranno utilizzabili fino ad esaurimento. Comunque un costo maggiore a carico del richiedente di 1,50 euro, per evitare la ”clausola di non trasferibilità”.
Ma anche dopo aver pagato la tassa, ciascuna girata dovrà recare, a pena di nullità, il codice fiscale del girante.
Se gli assegni bancari e postali verranno utilizzati per importi pari o superiori a 5 mila euro, inoltre, dovrà essere indicato il nome o la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.
- Redazione
- 14 Marzo 2008







