Dei ricercatori hanno trovato una soluzione semplice e a basso costo: basta rompere i "conduttori" e trasformarli in polvere microscopica

Forse la migliore fonte d’energia è nel passato o meglio nel rivisitare vecchie tecnologie, alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, per aumentarne l’efficienza e risparmiare nel rispetto dell’ambiente.
È quello che hanno fatto, per migliorare le prestazioni degli impianti termoelettrici, un gruppo di ricercatori americani del Massachusetts Institute of Technology (Mit) e del Boston College (Bc).
Tra le nuove conoscenze quelle sulle nanoparticelle sembrano le più promettenti perché la materia ridotta ad infinitesimali dimensioni ha comportamenti sorprendenti.

Secondo i fisici statunitensi, per aumentare la resa di apparecchi che convertono calore in elettricità basta frammentare in nanoparticelle, per impaccarla nuovamente allo stato di polvere, la lega bismuto-antimonio-tellurio, in uso dal 1950 negli impianti termoelettrici.
Il problema degli apparecchi termoelettrici è costituito fino ad ora dal fatto che, al passaggio dell’energia, quasi contemporaneamente il conduttore utilizzato si raffredda.

Usando le nanotecnologie, i fisici del Mit e del Bc hanno ridotto in polvere la lega bismuto-antimonio-tellurio. Una volta impaccata nuovamente, le irregolarità dovute alla presenza di granelli hanno contribuito a far aumentare del 40% le prestazioni degli apparecchi termoelettrici.
Questo metodo è a basso costo e può essere utilizzato per produzioni di energia a larga scala, dai semiconduttori ai condizionatori d’aria, fino agli impianti per lo sfruttamento dell’energia solare.

condividi su: