L'origine del nuovo carburante è vegetale ma non ha nulla a che fare con il bioetanolo, il cui utilizzo sta conoscendo già una battuta d'arresto

La strada di quella che impropriamente si definiva la benzina verde, ovvero del biocarburante, sta subendo una prevista battuta d’arresto di fronte alle proteste derivanti dalla sottrazione alla alimentazione umana di importanti quote di cereali.
Sta venendo avanti quindi un biotenaolo di seconda generazione che utilizza scarti di origine vegetale, ma con questi materiali è anche possibile produrre una vera e propria ‘benzina verde’.
L’hanno realizzata i ricercatori dell’Università del Massachussets-Ahmerst. Secondo lo studio presentato sulla rivista Chemistry & Sustainability, Energy & Materials, è possibile infatti ottenere del vero e proprio carburante (e non del semplice etanolo) a partire da biomasse sostenibili come residui del taglio degli alberi o altri materiali di scarto.
Il problema per gli ingegneri adesso è come produrli efficacemente con le strutture che si hanno oggi, cioè tradurre in un processo industriale ciò che è stato realizzato in laboratorio.
Il nuovo processo infatti consiste nello scaldare il legno velocemente in presenza di un catalizzatore  e quindi raffreddarlo altrettanto rapidamente.
Da questo processo, che dura due minuti, si ottiene un liquido che contiene toluene e naftalene, che da soli sono un quarto dei componenti della benzina.
Ulteriori reazioni, che richiedono meno energia di quella necessaria per produrre etanolo, permettono di ottenere anche tutti gli altri componenti.

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