Mentre qualcuno spingeva per disarcionare subito il sindaco, altri hanno ritenuto che probabilmente era meglio far zoppicare l’anatra ancora per un poco, prima di farla arrosto rischiando seriamente di scottarsi
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Gli italiani si sono ormai abituati ad assistere, all’indomani di ogni tornata elettorale, a cervellotiche analisi del voto che, forzando i dati, distorcendo i risultati conclamati, finiscono col proclamare tutti vincitori e nessun vinto.
I politici, tabelle in una mano, pallottoliere nell’altra, si affannano in calcoli complicatissimi che, a loro parere, dimostrano in modo incontrovertibile che sì, magari governeranno gli altri, ma che loro hanno tutte le ragioni di ritenersi soddisfatti.
Come il soldato impersonato da Woody Allen in un suo celebre film, di fronte alla disfatta del proprio esercito, questi condottieri si trovano ad esclamare: poteva andare peggio. Poteva piovere.

Non interessa qui stabilire se in Italia, e a Todi, abbia piovuto o meno: tutto dipende dall’emisfero in cui ci si collocava a scrutare il cielo. Di certo le tabelle elettorali di qualcuno si sono bagnate: e per leggere i numeri è stato costretto a fare complicate acrobazie algebriche.
Qualcun altro invece, che a Todi sembra avere sempre un ombrello a disposizione, ha visto il temporale ed ha deciso saggiamente di rimanere all’asciutto. Data un’occhiata rapida alle righe e alle colonne delle tabelle elettorali, ha capito che non era il caso di chiedere ai cittadini ulteriori conferme, e ha pensato bene in occasione del voto sul bilancio preventivo di non far cadere l’Amministrazione Ruggiano. Un’Amministrazione che, se disarcionata, avrebbe avuto tutti i numeri per essere rimessa in sella con ben altra stabilità.

Infatti, per quanto i dati di amministrative e politiche siano difficilmente confrontabili, il 13 e il 14 aprile hanno dimostrato con chiarezza un fatto su tutti: a Todi le destre godono di una solida maggioranza, che si va stabilizzando e non sembra più essere una affermazione estemporanea, una reazione istintiva ai passati, veri o supposti, malgoverni.
Lo spostamento di Todi a destra è un fenomeno che si sta radicando nel tessuto sociale, è fenomeno organico e non episodico, fisiologico e non patologico. Un fenomeno che non può non essere inquadrato in una più generale valutazione dello slittamento verso destra dell’Italia intera, che coincide, e su questo in molti dovrebbero interrogarsi, con l’affermarsi di un bipolarismo drastico all’americana.

Solo le anime belle di qualche democratico possono avere il candore di leggere positivamente i dati dell’ultima consultazione elettorale. Forse qualche dirigente immerso nei calcoli non se ne è accorto, ma Berlusconi si accinge a governare l’Italia per altri cinque anni, e questa è l’unica vera “innovazione” che la nascita del Partito Democratico abbia regalato al Paese.
Sempre che all’alacre opera di modernizzazione svolta dal Partito Democratico non si voglia attribuire anche l’altro dato eclatante di queste elezioni: la scomparsa della Sinistra. Giudicheranno i dirigenti del Partito se inserire questo evento di portata storica nel novero dei propri successi.

Per fortuna (e che fortuna), l’opposizione tuderte può vantare qualche analista politico più oculato, che deve essersi accorto, e non da ora, che la cosiddetta maggioranza consiliare non solo traballa in Consiglio, ma è letteralmente scomparsa nel corpo elettorale.
Così, mentre il Pd reso baldanzoso dai suoi ottocento voti “guadagnati” chiedeva a gran voce la caduta di Ruggiano avviandosi verso una nuova e con ogni probabilità disastrosa avventura elettorale, le vecchie volpi della politica tuderte capivano, e provavano forse a farlo capire anche ai giovani dirigenti del Pd, che probabilmente era meglio far zoppicare l’anatra ancora per un poco, prima di farla arrosto rischiando seriamente di scottarsi.
Che questa sia una decisione presa nell’interesse della città, è questione tutta da discutere: sicuramente è una decisione presa nell’interesse dei consiglieri del fu centro-sinistra, che con le elezioni anticipate rischierebbero di tornare anticipatamente ad occuparsi della loro vita privata.

C’è da chiedersi: a chi avrebbe giovato la caduta di Ruggiano, politicamente parlando? Il 13 e il 14 aprile la città ha risposto: molto probabilmente non al centrosinistra. E così qualcuno, nel centrosinistra, ha pensato bene di non far cadere Ruggiano.
Apparentemente, meritandosi il biasimo e l’indignazione generali. Meritandosi una pioggia di monetine (che, va detto, erano tutte di conio molto basso).
Apparentemente: ma chissà che le vecchie volpi non riescano prima o poi a convincere tutti dell’utilità di questa decisione.

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