Sembra uno scherzo del destino, proprio quando al governo nazionale torna colui che determinò la drastica riduzione dell’assistenza protesica ed ortesica nelle strutture sanitarie pubbliche, in Umbria la Regione sta per compiere un importante passo sulla strada inversa.
Le indicazioni normative nazionali hanno ridotto la competenza del SSN in tale settore, riducendola ai soli “programmi di tutela della salute odontoiatrica” in età evolutiva e all’assistenza odontoiatrica e protesica verso soggetti in condizione di particolare vulnerabilità.
L’assistenza odontoiatrica protesica ed ortesica, pertanto, é lasciata quasi completamente alla iniziativa privata, sia per la parte di stretta competenza medica che per quella relativa alla fornitura dei manufatti, con oneri economici notevolissimi e per larghe fasce di cittadini.
In verità vi furono iniziative che previdero la stipula di apposite convenzioni tra le USL ed i laboratori odontotecnici, onde attivare presso i gabinetti odontoiatrici gestiti dalle USL stesse la fornitura di protesi dentarie ed apparecchi ortodontici a prezzi convenzionali, riferiti ai soli costi dei manufatti, a totale carico degli assistiti.
Le USL pertanto dovevano mettere a disposizione gli specialisti odontoiatri i locali e attrezzature necessarie, mentre gli assistiti dovevano pagare solamente i costi dei materiale e della lavorazione secondo tariffe prefissate, così da assicurare la fornitura di protesi dentarie qualitativamente identiche a quelle fornite attraverso i gabinetti odontoiatrici dei libero-professionisti ma a prezzi notevolmente più bassi.
Tali iniziative tuttavia, anche se attuate in talune Usl dell’Umbria, tra cui la Usl 2, non ebbero il seguito atteso stante i problemi di coordinamento fra i vari soggetti che sono chiamati ad intervenire.
Per il Movimento dei Consumatori, il confronto delle tariffe delle protesi a tariffa convenzionata e a tariffa di libero mercato segnava, già nel 1991, differenze molto grandi. Per esempio: Protesi totale 14 elementi Tariffa convenzionata L. 250.000 -Tariffa media di libero mercato L. 1.300.000/1.800.000.
In generale, un prezzo di mercato dalle 3 alle 5 volte superiore a quello convenzionato e sicuramente molto superiore a quello che prevede il nomenclatore tariffario ufficiale, che è la base sulla quale le stesse Regioni “pagano” gli ospedali.
Un’indagine condotta dall’Università Bocconi di Milano, su incarico dell’ANDI, aveva rilevato che sulla singola fattura dell’odontoiatra, il 60% è dovuto ai costi del materiale e alle spese di gestione dello studio e il 40% è il guadagno.
L’alto costo degli interventi riduce inevitabilmente i tempi e le occasioni per la prevenzione: si accede sempre di più agli studi dentistici solo quando si hanno gravi problemi o patologie in atto.
Infatti i volumi di prestazioni sono in Italia i più bassi fra i paesi europei, con 0,6 visite per abitante per anno, a fronte di 1,8 visite in Belgio, in Germania la media di visite odontoiatriche annue è di 1,4 a persona, in Olanda 2,1, in Giappone 2,9. Il risultato è che gli italiani hanno un numero di carie 1,5 volte superiore alla media europea.
L’alto costo degli interventi favorisce altresì l’abusivismo: sono gli utenti stessi, infatti, che preferiscono spesso rivolgersi ai tecnici odontoiatri invece che ai medici specialisti per poter ottenere un qualche risparmio.
Non è un caso, invece, che laddove vi è una copertura pubblica delle prestazioni, come ad esempio in Gran Bretagna, l’odontoiatra privato deve rendere più appetibili le sue prestazioni riducendo sensibilmente i costi per gli utenti.
Da queste considerazione i consiglieri regionali Vinti e Lupini hanno tratto la convinzione della necessità di attivare in tutti i presidi territoriali delle Usl della regione un Servizio di assistenza odontoiatrica protesica ed ortesica rivolto alla generalità della popolazione che eroghi le prestazioni al costo previsto dal nomenclatore tariffario ufficiale predisposto dal Ministero della Salute.
Il costo di tali prestazioni sarà, in mancanza di uno specifico provvedimento nazionale, a totale carico dell’utente, senza oneri per il fondo sanitario nazionale, nel rispetto della normativa sui LEA. Ma si tratta di un costo che è mediamente il 65 % minore di quello sostenuto nel mercato privato. Restano ovviamente esclusi dai costi di tale servizio le categorie escluse dall’applicazione dei LEA, cioè i minori, i pensionati al minimo ed i grandi invalidi.
L’altro aspetto innovativo di questa proposta è quello di prevedere l’istituzione obbligatoria di un “Comitato per la qualità” in ogni Distretto sanitario, con i rappresentanti degli utenti, al quale sono conferiti poteri effettivi e penetranti di controllo e di verifica sulla qualità delle prestazioni.
Tale scelta è necessaria perché la principale ragione per cui le iniziative sopra citate, attivate da qualche USL non avevano avuto il seguito atteso era la non accettabile qualità media delle prestazioni di tali servizi, così da costringere spesso l’utente a doversi rivolgere successivamente ad un professionista privato, spendendo due volte.
Alle Aziende Usl si chiede quindi di attrezzarsi con l’acquisto di almeno 30 “riuniti”, per altrettanti ambulatori pubblici che saranno aperti nel territorio regionale, con una spesa di 600.000 euro sborsati dalla Regione.












