Anche il presidente americano ci ha all'improvviso ripensato e si è convertito alla lotta alle emissioni in atmosfera: le ragioni della scelta

Dopo anni di rifiuto a politiche ambientaliste, anche l’America di Bush si converte alla lotta alle emissioni di Co2. Il presidente Usa ha infatti deciso di fare un appello per uno stop alla crescita delle emissioni serra entro il 2025.  E molti si chiedono cosa abbia convinto il presidente americano.
Paradossalmente potrebbe essere stato proprio l’ultimo studio di quella minoranza di scienziati che non crede al riscaldamento terrestre a fornire a Bush il motivo per cambiare rotta.
Secondo Jennifer Marohashi, biologa australiana, senior fellow dell’Institute of Public Affairs di Montreal, in una interessante intervista alla ABC Radio Nationa, “se si prende il 1998 come punto di partenza, c’è stato un raffreddamento della terra. Se si prende come punto di partenza il 2002, il clima è in un plateau.
Non è certo ciò che ci si doveva aspettare se è il CO2 a cambiare le temperature, perché i livelli di CO2 hanno continuato a crescere, ma le temperature di fatto sono scese negli ultimi dieci anni”.

Ma sull’aumento della Co2 “non ci sono vedute contrastanti fra gli scienziati”, ha aggiunto la biologa.
Quindi quando anche dagli scettici del riscaldamento globale vengono affermazioni così drastiche per Bush non poteva non suonare un campanello d’allarme: la Co2 è troppa, sia che determini il riscaldamento, sia che determini un raffreddamento, sia che sulle temperature non abbia influenza determinante. In ogni caso l’anidride carbonica è un gas velenoso per l’ambiente e bisogna intervenire.
Nell’ambiente scientifico avverso all’ipotesi del riscaldamento si è parlato molto dell’influenza del Sole, se andiamo verso un periodo di meno intensa attività solare, e se questo contribuisca all’attuale raffreddamento.

I dati su cui tali scienziati si basano vengono dal satellite “Aqua”, lanciato dalla NASA soltanto nel 2002, che raccoglie dati non solo sulle temperature terrestri, ma sulla formazioni nuvolose e il vapor d’acqua.
“I modelli che usiamo attualmente”, spiega la Marohasy, “sono basati sull’idea che quando il CO2 crescente produce l’effetto-serra, aumenta anche il vapor acqueo nell’atmosfera, intensificando il riscaldamento. I dati del satellite ‘Aqua’ mostrano che avviene l’esatto contrario, ossia che quando (l’effetto serra) produce un aumento del riscaldamento, l’aumento del vapor d’acqua di fatto limitano l’effetto serra, lo compensano, con l’effetto di contrastare il riscaldamento anziché intensificarlo”.

C’è anche qualcuno che ritiene di poter ridurre ad unità le diverse e contrapposte teorie ragionando sulla intensità delle diverse radiazioni di calore: quella del Sole e quella riflessa dalla Terra.
Le radiazioni solari aumentano e diminuiscono ciclicamente. Quando sono forti riescono a penetrare la cortina della Co2 ma poi perdono forza e dopo aver “rimbalzato” sulla terra non c’è la fanno a fare il percorso inverso verso lo spazio e quindi la terra si riscalda per l’effetto serra.
Quando invece le radiazioni solari sono più deboli, ogni ostacolo che incontrano sul loro percorso è in grado di respingerle parzialmente  e la terra si raffredda.

In ogni caso la Co2 ha un effetto dannoso sul clima e sull’ambiente. Lo ha capito anche Bush e forse per l’anidride carbonica la vita si farà più dura.
Ma, secondo i teorici del riscaldamento, i mutamenti climatici potrebbero assumere dimensioni più drammatiche di quanto finora ipotizzato, perchè il livello del mare salirà più del previsto.
Fino ad ora era stato pronosticato un aumento  fino a 79 centimetri.
Sulla base di calcoli e ricostruzioni del livello del mare degli ultimi 2.000 anni, Simon Holgate, del Proudman Oceanographic Laboratory (Pol) in Gran Bretagna, prevede ora un aumento del livello delle acque di 1,5 metri entro il 2100.
Attualmente il livello del mare, calcolato in un arco di 20 centimetri, è il più alto da 110.000 anni.
Secondo Graham Cogley della Trend University in Canada, anche il contributo dello scioglimento dei ghiacciai all’aumento del livello dei mari è superiore al previsto: 1,4 millimetri l’anno contro gli 1,1 previsti finora.

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