Un mensile nazionale dedicato ai bambini e ai loro genitori ha messo a confronto i servizi messi a disposizione a livello locale; l'Umbria è una delle tre regioni che non hanno neppure risposto: complimenti!

“Regione che vai… sanità che trovi”. Questo il titolo di un’inchiesta svolta dalla redazione del mensile dedicato ai bambini “Insieme” sui servizi offerti dalle sanità regionali ai più piccoli.
Il reportage si focalizzava su temi “strategici” che toccano più da vicino i papà e le mamme, ovvero, i livelli essenziali di assistenza, gli screening effettuati in ospedale alla dimissione, le vaccinazioni.
Se è vero, infatti, che è il Ministero della Salute, a livello nazionale, a dare indicazioni sui livelli di assistenza sanitaria minima da garantire a tutti i bambini, sono poi le singole Regioni che hanno l’ultima parola, non essendo neppure obbligate al rispetto di detti incipit.
 La ricerca delle dettagliate informazioni riportate dal mensile – mirate a comprendere la “generosità” delle regioni italiane – è iniziata dai siti Internet della sanità locale per essere approfondita con richieste specifiche effettuate via e-mail e telefonicamente ai diretti responsabili.
“Spesso – riporta l’articolo – ci siamo trovati di fronte al gioco dello scarica-competenza. Ma con un po’ di fatica le risposte sono arrivate praticamente da tutte le regioni”. Tranne che dall’Umbria aggiungiamo noi. Per la quale non viene riportata in tabella alcuna informazione.
Stavolta la nostra regione, insieme soltanto al Lazio e al Molise, conquista il primo posto per mancata disponibilità e trasparenza. Per menefreghismo nei confronti di quei cittadini che, seppur non votanti fino a diciotto anni, hanno comunque il diritto alla informazione attraverso i loro genitori. Un’occasione mancata per la nostra sanità che con una semplice risposta via mail poteva offrire un servizio. Stavolta senza dover ricorrere all’investimento di soldi pubblici in quei volantini informativi che troppo spesso si vedono incollati negli scatoloni corrosi dal tempo e accatastati presso i distretti in cui si svolgono le vaccinazioni o dai pediatri.

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