L’assessore alla programmazione faunistica della Provincia di Perugia Massimo Buconi su sollecitazione, attraverso una interrogazione, del consigliere di minoranza Luigi Andreani ha preannunciato la soluzione di un problema che da anni angustia gli ecologisti, ma che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia facendo vittime tra quanti si avventurano nei pressi del canale di Pale in località Scopoli nel comune di Foligno.
Da tempo c’era una moria di ungulati per annegamento nel canale. Il canale in questione ha inizio in località Casenove, percorre un tratto tra terreni coltivati per addentrarsi poi in un bosco con forti pendenze, con una sezione di 1,5 metri di larghezza e 2,5 metri di altezza con l’acqua che scorre con uno spessore di circa 1,3 metri, scoperto e con una barriera di protezione costituita da una rete “conigliera a maglia larga” nella parte a monte, sorretta da paletti di ferro, che non copia esattamente l’andamento morfologico del terreno, permettendo il passaggio dei selvatici, oltre ad ampi passaggi per sollevamento o rottura causate dai cinghiali.
Le forti pendenze del bosco, nonostante la presenza della rete a monte, favoriscono l’ingresso degli animali nel canale, in particolare caprioli, la cui popolazione è in forte espansione nell’area. Ma la zona è fortemente frequentata anche da raccoglitori di funghi, tartufai e escursionisti.
Ora il canale, che si trasforma in una trappola da cui è impossibile uscire per quanti, uomini o animali, vi cadono dentro o si introducono incautamente, verrà coperto con piastre di acciaio antiscivolo calpestabili.
Questa è l’intesa raggiunta dall’assessorato provinciale con i rappresentanti della ditta che gestisce il Canale di Pale e che procederà agli interventi da mettere in atto.
La concessione per la captazione e canalizzazione fino alla centrale idroelettrica di Pale è stata rilasciata una prima volta nel 1936, rinnovata poi nel 1999 con scadenza 2010.
Interessante la dichiarazione rilasciata, nell’occasione, dall’assessore: soprattutto perché mette finalmente in relazione gli aspetti industriali e quelli di tutela dell’ambiente e della salute delle persone.
“La messa in opera di idonee strutture o sistemi di protezione di tutte le opere in concessione – ha detto Buconi – a salvaguardia della incolumità delle persone e degli animali, dovrà essere prevista e adeguatamente aggiornata negli atti di concessione a carico della ditta affinché assicuri condizioni minime di sicurezza nel rispetto dei principi generali sulla sicurezza”.
C’è da augurarsi che la metodologia annunciata trovi applicazione anche in altri casi: come per esempio a Todi, per il problema delle cave e delle annesse industrie di trasformazione, dove le concessioni sono in scadenza e dove dovrebbero essere rinnovate con maggiori garanzie anche per la salute delle popolazioni circostanti.
- Redazione
- 5 Maggio 2008









