Prime reazioni politiche dopo gli arresti di stamattina: per il garante regionale del partito di Di Pietro serve un riscatto delle istituzioni; Rc sollecita scelte chiare e urgenti; l'ex senatore chiede le dimissioni di Fioriti e attacca il Pd

Se due settimane fa, al momento dell’esplosione dell’indagine sugli appalti in Umbria, in diversi si erano affannati ad esprimere a caldo la propria solidarietà politica, nella ferma convinzione della totale estraneità ai fatti contestati, oggi le reazioni spontanee sull’argomento tardono ad arrivare o sono di segno marcatamente diverso.
Al momento, infatti, si registra solo la presa di posizione di Leoluca Orlando dell’Italia dei Valori, il cui documento appare di tutt’altro tono, tanto che difficilmente ne potrà essere apprezzata appieno la tempestività dalle parti del Partito democratico.
“Gli arresti eseguiti a Perugia in merito all’indagine sull’attribuzione di appalti pubblici – dichiara il garante del partito di Di Pietro per l’Umbria – rileva, in primo luogo, una fragilità di sistema nei rapporti tra politica ed economia, tra istituzioni e associazioni imprenditoriali che deve essere sanata con la massima determinazione dalla politica stessa”.

Il portavoce nazionale dell’Idv prosegue sulla stessa lunghezza d’onda. “E’ dovere della politica lavorare per la credibilità delle Istituzioni, per la garanzia del rispetto delle regole e per quella del libero mercato. Come IdV confidiamo nella qualità del lavoro investigativo e presseremo affinchè la politica ed i diversi livelli della pubblica amministrazione operino nell’osservanza di principi essenziali come quelli della trasparenza e della legalità”.
Orlando conclude affermando che “la riforma etica della politica e il principio del libero mercato sono questioni che fondano non solo l’identità politica dell’Italia dei Valori, ma che sono da ritenere fondamentali per lo stato di salute di tutta la collettività”.

Anche il segretario regionale di Rifondazione comunista parla della “necessità di assumere decisioni importanti e chiare. Il ritardo nell’assumere indirizzi da parte della politica – osserva Vinti – è frutto di una sottovalutazione del problema”.
Neanche troppo velata nel successivo passaggio la critica al fatto che la Provincia di Perugia non ha rimosso o sospeso nelle settimane scorse i funzionari indagati. “Ribadiamo che occorre cambiare: vanno assegnate nuove responsabilità tecniche, verificando la possibilità di attingere alle grandi potenzialità interne all’ente, e assunte decisioni politiche che ristabiliscano un clima di fiducia tra l’istituzione e i cittadini”.
Vinti, che condivide la posizione di Cozzari di considerare la Provincia parte lesa, parla anche di “grave crisi” e dell’urgenza di prendere “decisioni nette e comprensibili”, anticipando che se così non sarà Rifondazione “si vedrà costretta a determinare una propria ed autonoma linea di comportamento”.

A chiedere esplicitamente le dimissioni dell’assessore provinciale Riccardo Fioriti è Maurizio Ronconi (Udc). “Nessun giustizialismo – commenta – ma chi riveste incarichi di responsabilità istituzionale deve garantire massima trasparenza e nessun sospetto. Anzi ad oggi il ritardo rispetto alle doverose dimissioni è di per sè ingiustificabile”.
Durissimo e diretto l’attacco al Partito democratico e al suo silenzio. “Stupisce peraltro – ha sottolineato Ronconi – la posizione del Pd che di fronte ad una vicenda di tale gravità e che riapre in Umbria una vera e propria questione morale, rinnova un assordante silenzio rotto solo da improbabili solidarietà nei confronti dei politici e dei funzionari interessati alla vicenda”.

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