Ricordi e immagini di una comunità marscianese

L’olmo al centro del paese ne ha sentite più del prete nel confessionale. Al posto del vecchio olmo ora c’è un tiglio. Ma a Badiola, frazione di Marsciano, quell’olmo è come se ci fosse ancora. Tante delle storie che si sono dipanate sotto la sua ombra: ora un novello cantastorie le ha raccolte in un libro.
Il cantastorie è Carlo Alberto Cenci e il libro si intitola “Dall’olmo al tiglio, ricordi e immagini di eventi accaduti a Badiola e non solo”.
L’autore si descrive così. “Figlio di agricoltori, è vissuto e vive in campagna. Laureato in scienze agrarie, docente di botanica sistematica presso l’Università degli studi di Perugia e di Udine, è sempre rimasto vicino ai problemi dell’agricoltura di cui ha conosciuto la profonda evoluzione in essa verificatasi dal 1950 ad oggi. E’ anche amante della storia e conservatore di tutto ciò che è utile a documentarla”.

Attingendo al suo archivio e alla sua memoria, Carlo Alberto Cenci racconta tanti piccoli e grandi fatti. Racconta anche di quando, era il 21 luglio del 1996, è stata inaugurata la struttura in vetro e alluminio che racchiude una parte di quell’olmo plurisecolare, simbolo di Badiola fino al 1979 quando, ormai senza più vita, è stato abbattuto.
E poi via a parlare di querce e olmi e della fine che hanno fatto. L’autore racconta con dovizia di particolari come si svolgeva una giornata in campagna e come l’agricoltura sia cambiata.
Nel volume di 202 pagine ci sono anche tante foto. Alcune si riferiscono a Badiola, altre ai grandi eventi che hanno fatto la storia del secolo scorso. “Gli attuali ottantenni – scrive nel finale l’autore – ricordano il rumore delle carrozze e degli zoccoli dei cavalli sui ciottoli delle strade, il grido del bifolco che, ancor prima del sorgere del sole, già stimolava i buoi durante l’aratura, il muggito di un bovino quando aveva fame, ed attribuivano un significato al fragore del vento, ai tuoni, al canto degli uccelli. In passato spesso vicino alle case l’aria portava alle narici il profumo del pane appena cotto o quello più stimolante delle pizze con salvia e cipolla o di quelle ancor più buone preparate durante la settimana santa”.
Nel libro qualcosa si sente…

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