Il rapporto annuale sul mercato del lavoro 2007 evidenzia una crescita del +3,4%, con un terziario trainante; numerosi i lavoratori stranieri ed un eccesso di contratti a termine
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E’ stata la crescita occupazionale più elevata degli anni 2000 (+3,4%) quella registrata nella regione nel 2007, stando al rapporto annuale sul mercato del lavoro curato dall’Agenzia Umbria Ricerche. In totale i lavoratori umbri ammontano a 367 mila unità, 12 mila in più rispetto al 2006, seppure si sia evidenziato un ricorso molto elevato ai contratti a termine.
A crescere è stata unicamente la componente alle dipendenze, salita a 274 mila unità (+16 mila, +6,1%), pari al 74,6% dell’occupazione complessiva, mentre di nuovo in calo (da 97 mila a 93 mila unità) risulta l’occupazione autonoma.

Il tasso di occupazione è salito di 1,7 punti, portandosi ad un 64,6% che poco si discosta dai numeri di Toscana e Marche (di 2 punti più alti) e da quello della media comunitaria (superiore di un solo punto percentuale).

Trainante è risultato il settore terziario (in particolare i comparti sanità e istruzione con + 4 mila unità e quelli dei servizi alle imprese e del commercio con + 3 mila ciascuno), dove lavora il 65% degli umbri e dove la crescita ha privilegiato la presenza femminile con 7 mila posti in più.
Guardando all’età dei lavoratori, dal rapporto risulta che i tre quarti della crescita occupazionale complessiva ha riguardato persone con più di 44 anni e che il tasso di occupazione dei 55-64 enni è aumentato di circa 5 punti percentuali (35,8%).

Molto elevata la componente di lavoratori stranieri, i cui flussi in ingresso hanno raggiunto, nel solo primo semestre 2007, un +25% con punte del +90% nelle attività domestiche o di assistenza presso le famiglie.

Continua a contenersi nel 2007, come già nell’anno precedente, il tasso di disoccupazione dei laureati (3,8%) che non supera più la media del Paese così come quello dei diplomati, ridotto al 4,6%. Le persone in possesso del solo titolo di licenza media sono tra quelle con maggiori difficoltà d’inserimento lavorativo, con il tasso di disoccupazione più elevato nel territorio regionale (5,6%).

Seppure la crescita occupazionale abbia riguardato i dipendenti, per i quali si è raggiunto il massimo storico di 231 mila unità, il precariato continua a rappresentare un neo per la regione. La crescita registrata dall’occupazione temporanea (da 39 mila a 43 mila unità), infatti, risulta in termini percentuali superiore rispetto a quella degli stabilizzati e la sua incidenza sull’occupazione alle dipendenze è aumentata di mezzo punto portandosi al 15,7%, attestandosi così come la più elevata del Centro-Nord.

A sentirsi proporre un contratto a termine sono per lo più le donne (rappresentano quasi il 55% dei precari), mentre il settore che maggiormente fa ricorso a queste nuove forme “a tempo” è quello agricolo (44%), seguito dalle costruzioni (18%), dall’industria (14,6%) e dal terziario (15%).

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