L'Italia non assicura, come previsto da una direttiva europea, sufficenti garanzie ai parenti delle vittime quando i colpevoli dei reati sono nullatenenti

Anni fa una spoletina d’adozione, Barbara Rigetti, salì all’onore delle cronache perché si improvvisò detective col pancione per fare piena luce sulla misteriosa scomparsa di suo marito, l’orafo spoletino Marco Amici.
Ora, dopo cinque anni, torna all’attenzione del mondo.
Farà causa allo Stato, perché di quei 75 mila euro che la Corte d’appello aveva stabilito come provvisionale del risarcimento non ha mai visto un centesimo, in quanto l’assassino, risulta nullatenente.
L’atto di citazione è stato già depositato nel Tribunale di Roma: Barbara Righetti chiede allo Stato un risarcimento di 250 mila euro.

Ciò perché l’Italia sarebbe inadempiente alle direttive europee: dalla Convenzione di Strasburgo al più recente Testo Verde, elaborato nel 2001 dalla Commissione Europea per analizzare il tema dei reati violenti e finalizzato ad approfondire il profilo del risarcimento a carico del colpevole e le modalità di intervento dello Stato quando sia impossibile essere risarciti dal condannato.
Purtroppo l’Italia risulta tra i pochi Stati europei a non aver recepito questa direttiva.
L’inadempienza del nostro Paese dà facoltà al cittadino italiano di adire le varie Corti nazionali per ottenere la condanna dello Stato al risarcimento dei danni, risultanti per la mancata trasfusione del diritto europeo.

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