L’omicidio di Casacastalda, avvenuto la sera tra l’8 e il 9 aprile, potrebbe riservare qualche sorpresa.
Fino ad ora la ricostruzione di quanto accaduto quella notte è stata impossibile. Il presunto uxoricida non ricorda nulla.
A trovare il cadavere di Marisina (così la chiamavano tutti in paese), con il pugnale ancora conficcato, era stato uno dei due figli.
I carabinieri avevano poi trovato il marito, dopo aver sfondato due porte, svenuto nella vasca da bagno accanto a due bombole di gas, entrambe aperte.
Ora, almeno secondo l’avvocato difensore ma non per la procura, novità potrebbero venire dagli esiti delle analisi fatte dagli esperti del Ris sull’arma utilizzata per uccidere la 52 enne.
Sull’arma del delitto sarebbe stato trovato un pelo che, analizzato, non risulta appartenere nè alla vittima né al marito: il codice genetico è però femminile.
Ulteriore stranezza: sull’arma e sul relativo fodero non compare alcun tipo di impronta digitale.
Due interrogativi che si aggiungono ad un messaggio arrivato sul cellulare della vittima da un uomo di Torgiano.
In aula il 18 settembre per cercare le prime risposte.
- Redazione
- 20 Agosto 2008









