Il giovane, su cui convergono le accuse per aver strangolato con una cintura la fidanzata, ha lasciato tracce che farebbero pensare ad un tentativo di suicidio ma restano i dubbi

Sono cinque giorni e mezzo che lo cercano nei boschi e nei dirupi dell’Appennino nei dintorni del valico del Verghereto, a partire dall’uscita di Canili sull’E45 fino alla diga di Montedoglio, ma di quello che appare essere come l’assassino della giovane di San Sepolcro strangolata con una cinta nella propria abitazione, non c’è ancora traccia.
Sulla fuga, così ormai si può chiamare, del giovane convivente della ragazza che aveva studiato e lavorato anche a Città di Castello, emergono nuovi particolari.
L’uomo quasi sicuramente ha tentato il suicidio utilizzando un tubo di gomma collegato al tubo di scappamento della Seat Ibiza.
Il tubo del gas, acquistato al “Bricocenter” di Sansepolcro e lo scotch comperato in una ferramenta del centro potranno forse contribuire a far capire se l’omicidio era stato premeditato o no, a seconda di quando sono stati comprati: se prima della morte della giovane vorrebbe dire che il fidanzato convivente aveva freddamente programmato un omicidio-suicidio.
Suicidio che, peraltro, potrebbe essere stato solo inscenato, con bigliettini di addio di contorno,
per confondere le indagini, oppure non riuscito per la difficoltà di resistere alle esalazioni di un motore diesel nell’abitacolo della vettura, molto più forti di quelle di un motore a benzina che può dare una morte più dolce.
Nel primo caso, invece, il giovane, atleta allenato, che conosce bene l’Appennino da appassionato di Mountain bike, potrebbe essere già lontano.

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