Da un lato da un pronunciamento "tecnico" sulla procedura e non sul merito, si traggono auspici favorevoli per la decisione definitiva; dall'altro si cerca di accreditare una decisione intermedia come se fosse quella definitiva

La vicenda del trasferimento ai Comuni del Catasto sta diventando l’esempio della confusione che si crea ad arte nell’opinione pubblica da parte di chi dovrebbe essere interessato a fornire informazioni chiare e comprensibili, evitando di sfruttare la poca conoscenza da parte della gente dei termini giuridici.
Alcune cose sono certe comunque: qualcuno inevitabilmente non ha capito nulla della decisione della giustizia amministrativa o “ciurla nel manico” cercando di manipolare la gente “dicendo e non dicendo”.

Da un lato troviamo il consigliere regionale  umbro Armando Fronduti (FI-Pdl) che, senza sbilanciarsi con termini tecnici che avrebbero meglio chiarito, lascia intendere che la questione è risolta. Si dice, infatti, “soddisfatto” per la decisione del Consiglio di Stato.
Le certezze di molti sindaci umbri – ha affermato Fronduti – non hanno trovato alcun riscontro nella sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso presentato dall’Anci (con 313 sindaci firmatari) contro la sentenza del Tar del Lazio che aveva bloccato il decentramento catastale, determinando il no definitivo della magistratura amministrativa al passaggio del Catasto ai Comuni”.
L’esponente del Pdl ha sottolineato che in conseguenza di questo atto i Comuni umbri “dovranno sospendere tutte le operazioni già iniziate e previste dal Dpcm del 14 giugno 2007″.
“La conclusione inequivoca, e sulla quale è proprio inutile imbastire giochi di parole – ha concluso Fronduti – è una sola: che resta bloccato il decentramento delle funzioni catastali ai Comuni, ai quali è inibita ogni attività già agli stessi attribuita dal decreto del presidente Prodi annullato dal Tar”.

Dall’altro lato, secondo l’Associazione dei Comuni Italiani (ANCI), Codacons e Confedilizia avrebbero diffuso notizie in merito alla decisione, contenuta nell’ordinanza 4474/2008, assunta dal Consiglio di Stato in merito ad un ricorso contro la sentenza del Tar del Lazio che aveva annullato il Dpcm sul decentramento delle funzioni catastali ai Comuni, che lasciano pensare che quanto lasciato credere da Fronduti corrisponde alla realtà.

Al di qua della barricata, invece, per l’ANCI ”la lettura dell’ordinanza consente di affermare che l’appello presentato da ANCI non è stato respinto – si legge in una nota – è stata semplicemente negata la sospensione cautelare dell’esecuzione della sentenza, e questo unicamente perchè, secondo il Consiglio di Stato, non si starebbe verificando un danno grave e irreparabile per i Comuni. Nel merito, l’appello presentato da ANCI deve quindi ancora essere discusso e lo sara’ quando verra’ fissata la data della relativa udienza. Per questo, appare perlomeno avventato e fuori luogo ogni appello ai cittadini affinchè impugnino atti adottati dai Comuni”.
Peraltro, l’ordinanza del Consiglio di Stato è letta positivamente da ANCI per almeno due ragioni: perchè risolve implicitamente una delle questioni sulle quali si è battuta Confedilizia, ovvero il fatto che ANCI e Comuni non avrebbero avuto titolo per appellare la sentenza del Tar Lazio; l’ordinanza odierna fa infatti chiarezza in merito, riconoscendo la piena legittimazione dei ricorrenti.
In secondo luogo, perchè l’ordinanza si pronuncia solo sui profili cautelari, non dicendo nulla di negativo sul merito che, impregiudicato, verrà deciso quanto prima.

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