Il “Mercato”, l’osannato re dell’economia, sta rischiando qualche regicidio per eccesso di presunzione.
Più di uno incomincia a dire che “il re è ladro”.
Mentre dall’inizio dell’anno le quotazioni del grano sono calate del 40%, ma i prezzi di mercato di pane e pasta non accennano a diminuire con una divaricazione degli andamenti molto più evidente di quella della benzina nei confronti del petrolio.
E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che sia il grano tenero destinato principalmente alla produzione del pane che quello duro per la pasta da mesi mostrano un andamento discendente che non trova riscontro nei prezzi al consumo.
Caduto l’alibi che per mesi ha giustificato i rincari, i prezzi non accennano insomma a diminuire.
Sul versante carburanti, il costante calo del prezzo del petrolio, sceso ieri sotto quota 110 dollari al barile dopo quattro mesi, ha rilanciato il dibattito sui sovrapprezzi che le compagnie italiane, secondo le associazioni dei consumatori, applicherebbero ai propri listini.
Secondo i consumatori, c’è molto spazio per far scendere il prezzo dei carburanti, che dovrebbe ridursi di almeno 6 centesimi al litro, anche se c’è chi si spinge fino a ipotizzare ritocchi al ribasso di 7-8 centesimi.
L’Unione Petrolifera nega ogni sovrapprezzo e chiama in causa l’andamento delle quotazioni nei mercati internazionali dei carburanti e il calo dell’euro sul dollaro, che rende il greggio, pagato in biglietti verdi, più costoso.
Ma quando l’euro era forte le quotazione delle valute non venivano prese in considerazione.
Lo stesso Ministro Brunetta scandalizzato ha affermato”Non ci può essere asimmetria temporale tra aumenti e riduzioni della materia prima e del prezzo finale: qualsiasi giustificazione è un imbroglio”
Proprio rispettando le leggi del mercato tutti i prezzi dovrebbero andare giù. Gran parte delle materie prime, indebolite dalle prospettive tutt’altro che entusiasmanti dell’economia mondiale, stanno perdendo terreno rispetto ai massimi toccati all’inizio dell’estate. L’andamento negativo del petrolio è stato così accompagnato dal calo delle quotazioni del gas naturale.
Neanche l’azione statale di contenimento della speculazione sembra molto intensa e ciò potrebbe avere una sua giustificazione.
Diminuite le entrate tributaria per effetto dell’arretramento dell’economia si fa conto sugli aumenti di luce, gas, carburanti e riscaldamento che portano nelle casse dello Stato un extragettito di 1,92 miliardi di euro.












