La paura, per quanti non credono alle rassicurazione degli scienziati del Cern di Ginevra, non si è ancora placata, perché l’energia prodotta non è ancora quella massima posta come obiettivo ma stamani si è acceso senza inconvenienti l’acceleratore più grande del mondo, il Large Hadron Colider (Lhc).
Nel suo anello di 17 chilometri da oggi sta scorrendo il primo fascio di protoni e presto avverranno le prime collisioni che promettono di generare particelle sconosciute e capaci di rispondere alle domande più importanti della fisica contemporanea, come quelle sul perché esiste la massa e di che cosa è fatto l’universo.
Lhc dovrebbe consentire agli scienziati di andare indietro nel tempo fino al Big Bang, la gigantesca esplosione che ha fatto nascere l’Universo 14 miliardi e più di anni fa, per cercare la “particella di Dio”, il bosone di Higgs.
Il fascio di protoni iniettato oggi nel Large Hadron Collider ha già completato il primo giro dell’acceleratore. E’ stato osservato anche il primo lampo di particelle, mentre il fascio di protoni attraversava il gas residuo presente nel rivelatore di uno dei quattro esperimenti, il Cms.
Non si tratta ancora, naturalmente, di una collisione fra protoni, perché in questo momento sta circolando un solo fascio, ma è la prima evidenza che tutto sta funzionando bene.
È stato come lanciare il proiettile contro un bersaglio fisso, ossia il gas, all’energia che attualmente si ottiene nell’acceleratore americano Tevatron, attivo presso il Fermilab di Batavia (Chicago) e il più potente fino ad oggi al mondo.
Un’energia, quella del Tevatron, che sarà quindi superata nell’Lhc.
Il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ed ex direttore generale del Cern Luciano Maiani ha dichiarato che in questa prima parte dell’esperimento “è stato dimostrato che l’ottica funziona e che non ci sono discontinuità né problemi quando il fascio attraversa i 27 chilometri dell’acceleratore”.
L’avvio di ogni esperimento è sicuramente un momento critico per gli scienziati, ma per la gente comune l’ansia maggiore è riservata allo scontro tra protoni ed alle conseguenze che potrà causare.
All’esperimento partecipa anche l’Umbria.
Il tracciatore di particelle, in grado di individuare qualsiasi tipo di particella appena formata (dai fotoni agli elettroni) utilizzato per uno degli esperimenti condotti da oggi a Ginevra, è stato realizzato da un gruppo di lavoro che opera nell’ambito dell’Università di Perugia.
Ad esso hanno collaborato il dipartimento di fisica dell’ateneo perugino e la sezione locale dell’istituto nazionale di fisica nucleare.
Nei dieci anni di attività del gruppo di ricerca sono stati impiegati un milione di euro l’anno di finanziamenti.











