Quando la politica latita, il vuoto che si crea e la frattura fra la società civile e quella del “palazzo” vengono colmate dai giudici.
Una sentenza del Tribunale di Spoleto ha riconosciuto il diritto della convivente (ma soprattutto della figlia) di continuare a usufruire dell’appartamento della madre dell’ex compagno.
La decisione di fatto, se non spalanca le porte ai Dico e ai Pacs oggetto di tante discussioni, risolve uno dei problemi più gravi che si presentano allo scioglimento, per vari motivi, delle coppie di fatto.
L’attribuzione relativa all’assegnazione della casa in cui vivere insieme con i figli in regime di convivenza è stata sempre questione spinosa.
Di fatto i conviventi in Italia, quando finisce il rapporto, non avevano diritto nè ad assegno di mantenimento, nè all’attribuzione della casa. L’unica garanzia è per i figli naturali che hanno diritto a essere mantenuti soltanto al pari dei figli legittimi nati in regime di matrimonio.
Si prevede – secondo il presidente dell’associazione matrimonialisti italiani – che in futuro altri Tribunali, sulla scorta del precedente di Spoleto, riconosceranno al convivente più debole e affidatario della prole diritti molto simili, introducendo, di fatto la grande rivoluzione giuridico-culturale della quasi equiparazione tra coppie coniugate e coppie di fatto.
Questa, cioè una soluzione di fatto dei problemi delle coppie di fatto senza riconoscere alcun principio, pare essere la solita soluzione all’italiana che può essere vista anche come un italico colpo d’ingegno per salvare capra e cavoli.
- Redazione
- 12 Settembre 2008











