Start nella corsa delle elezioni Amministrative 2009, quelle del "dopo Chiacchieroni"; le parole d'ordine dell'aspirante successore, per una "realtà condannata a non restare ferma", sono "sviluppo e coesione sociale"
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Il dado è tratto e la decisione presa: Alfio Todini ha deciso di ufficializzare l’intenzione di candidarsi a sindaco di Marsciano, seguendo a ruota il balzo in avanti fatto a Perugia nei giorni scorsi dal suo amico Wladimiro Boccali.
Da tempo ritenuto il più accreditato “delfino” di Chiacchieroni, che voci di corridoio danno come uno dei suoi primi sostenitori (con tanto di benedizione anche della presidente della Regione Lorenzetti), l’attuale assessore comunale ha deciso di porre fine alle voci e di fornire un elemento di chiarezza in vista delle elezioni amministrative della primavera 2009.
Della sua decisione Todini ha per ora informato la coordinatrice del Pd, in attesa di formalizzare la candidatura nei tempi e nei modi previsti dallo statuto del partito e dal regolamento che a breve sarà a disposizione per giungere ad una scelta popolare del candidato.
“Raccolgo così – spiega il diretto interessato, sentito da TamTam dopo il filtrare delle prime indiscrezioni (una seconda parte dell’intervista verrà pubblicata a breve – le tante richieste e sollecitazioni che mi sono venute da molti cittadini e da molti ambiti della società marscianese e dello stesso Pd”.

Si ritiene pronto a fare il sindaco? “Credo di possedere le capacità per poter rappresentare la giusta combinazione tra continuità e innovazione di cui ha bisogno una comunità nel momento in cui cambia una fase amministrativa e cambiano le persone che la devono interpretare”.

Partiamo da cosa intende per continuità… L’elemento più forte di continuità sarà il lavoro per lo sviluppo, moltiplicando gli sforzi perché la crescita che abbiamo conosciuto in questi anni assuma sempre più caratteri di qualità sul piano sociale, ambientale e culturale. Se guardiamo avanti dobbiamo sapere che, con il federalismo fiscale, lo stato di salute complessivo della società marscianese dipenderà ancora di più dallo stato di salute delle sue imprese e dal grado di ricchezza che esse sapranno creare. E da quest’ultima dipenderà sempre più la capacità di una amministrazione di fornire adeguati servizi ai propri cittadini. Per questo sono sempre più convinto che ragionare di sviluppo locale e di come stare vicino alle esigenze del sistema produttivo significa ragionare anche di coesione e protezione sociale”.

Non le sembrano in contrasto le due cose? “Non solo non c’è contrasto, ma sono oggi e lo saranno sempre più domani, tratti intimamente collegati. Una realtà dinamica ha molte più possibilità di essere equa di una ferma su se stessa. Se la mettiamo sul piano ambientale possiamo dire che lo sviluppo va reso sempre più sostenibile, ma rendere sostenibile la recessione sarebbe parecchio più arduo. Sul come potremo fare di più e meglio tutto ciò, per la parte che può dipendere da noi, si potrà e dovrà discutere; ma sul fatto che questo debba essere un punto fermo anche nel futuro, davvero non ci possono essere tentazioni di ritornare indietro”.

L’Amministrazione uscente lascia anche situazioni aperte… “E’ normale che vi siano alcune questioni da portare a termine: residenza protetta, disinquinamento del Nestore, nuova farmacia, ammodernamento del biodigestore, viabilità per la nuova area industriale e, più in generale, tutta la questione dei servizi sanitari da ripensare con l’apertura del nuovo ospedale unico, compresa la realizzazione della nuova strada di accesso diretto. Queste sono solo alcune delle questioni, ma credo diano l’idea di quanto alta sia l’asticella”.

Qual è l’idea che Lei ha di Marsciano? “Marsciano è il suo capoluogo e i suoi venti paesi ed ognuno deve continuare a sentirsi parte a pieno titolo del Comune. Marsciano è anche il suo territorio, le sue tante imprese, le sue decine e decine di associazioni, la sua gente. Tutto questo patrimonio va incluso, tenuto insieme in un disegno di futuro che lasci ad ognuno opportunità e protagonismo e chieda a tutti di contribuire a evitare che i tanti soggetti in cui si articola una società “fluida” entrino in conflitto tra loro, determinando divisioni che indeboliscono tutti”.

E’ un invito ad eliminare i contrasti?Noi non dobbiamo puntare ad avere una comunità “docile” ed anzi sono convinto che chi amministra abbia necessità di essere quotidianamente stimolato a dare il meglio di sé. Ma solo una comunità “solidale” e unita nei suoi obiettivi di fondo, consapevole dei propri diritti e dei propri doveri, potrà stare a pieno titolo nel futuro. Le istituzioni, con la loro regia e la loro capacità di decidere, devono continuare a svolgere, da questo punto di vista, la loro irrinunciabile funzione democratica. Le istituzioni sono il luogo dell’interesse generale. Chi le rappresenta è a questo che si deve sentire legato, nel rispetto della tradizione amministrativa che Marsciano può vantare grazie ai suoi tanti interpreti”.

C’è chi pensa che Marsciano sia cambiata troppo… “Marsciano ha conosciuto grandi trasformazioni in questi anni, urbane e sociali. Io credo che noi dobbiamo avere buone lenti e apertura mentale per comprenderle fino in fondo. Per comprendere fino in fondo il “chi è” di una società di cui ormai il 10% di residenti proviene da altre zone del mondo; in cui dobbiamo capire cosa pensano di Marsciano i giovani e i giovanissimi, anche se non votano. Mi piace l’idea di mettere insieme tanti soggetti, tante competenze ed esperienze e provare a capire e costruire insieme le risposte migliori. Pure in tema di sicurezza che, senza scadere nel propagandismo dei “sindaci sceriffo”, sarà comunque anche da noi un tema presente in modo nuovo, non solo (ma anche) sul piano dell’ordine pubblico. E che dobbiamo affrontare partendo da un punto: le prime vittime dell’insicurezza sono le fasce più deboli della popolazione, quelle che non hanno gli strumenti per difendersi da sole e che più si aspettano da chi proviene da una cultura politica come la nostra”.

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