La decisione, sollecitata da molti e quasi provocata dalle iniziative autonome di Coop, del
Ministero della Salute di sospendere, con decreto, l’utilizzo nella concia dei semi di mais di alcuni insetticidi tra i probabili responsabili della forte morìa di api, viene salutata con soddisfazione anche in Umbria dove operano 1.633 apicoltori, con oltre 33mila alveari,i stanziali, soprattutto hobbistici e semiprofessionali, con una particolare vocazione territoriale lungo tutta la dorsale appenninica e nel comprensorio del Trasimeno.
Due società cooperative apistiche riuniscono circa 260 soci che gestiscono complessivamente circa 8mila alveari
L’associazione delle imprese farmaceutiche per l’agricoltura sostiene invece che la concia delle sementi è una pratica indispensabile per avere produzioni sane e sostenibili, così come è fondamentale il ruolo delle api e dell’apicoltura.
”La coesistenza tra agricoltura e apicoltura -sottolinea Agrofarma- è dunque una necessità per l’intera filiera agricola, questa si può raggiungere attraverso un confronto sereno e costruttivo che veda coinvolta l’interezza della rappresentatività agricola. Anche nel convegno organizzato nel gennaio 2008 da APAT (Agenzia del Ministero dell’Ambiente) è stato precisato che esistono numerose cause possibili della moria delle api, quali ad esempio la recrudescenza degli attacchi di acari,virus e batteri, i cambiamenti climatici. Questi fattori sono oggetto di una ormai nutrita bibliografia scientifica.
- Redazione
- 24 Settembre 2008












