I "commissariamenti" delle imprese coinvolte nell'appaltopoli provinciale mettono paura e si teme che diventino un normale strumento d'inchiesta

Se un modo per sconfiggere le mafie e le camorre criminali che non si fermano neppure davanti alle uccisioni si è rivelato il sequestro dei loro beni, cioè quello che è l’obiettivo primario della loro azione, qualcosa di simile e valido per contrastrare la corruzione-concussione  potrebbe essere stato trovato in Umbria a seguito della vicenda “appaltopoli”.
Ad attirare l’attenzione su questo nuovo metodo di lotta
a coloro che corrompono funzionari pubblici o che si piegano ai loro illegittimi voleri è stato forse, involontariamente, il nuovo presidente di Confindustria Umbria.
Per il successore di Fagotti, i commissariamenti delle imprese coinvolte nell’inchiesta appalti della Procura di Perugia, sarebbero una cosa del tutto originale.
Ma il timore che questo sistema abbia delle repliche, e divenire la chiave per “aprire” alla legittimità penale, ma non solo, i mercati della regione, traspare quando il presidente Bernardini afferma che “non giova al sistema tutto delle imprese.. Viene da chiedersi: perchè proprio da noi, qui a casa nostra? Quali sono i presupposti che hanno fatto scattare dei provvedimenti non solo originali ma così gravi e pesanti per le imprese coinvolte? La questione – ha osservato – mi sembra ancora molto complessa”.

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