Presentati i risultati di una ricerca sugli effetti delle iniziative sostenute dal Fondo sociale europeo nel periodo 2000-2006; i dati utili per pianificare la nuova programmazione 2007-2013

Una ricerca sull’impatto avuto dalla formazione finanziata dalle risorse del Fondo Sociale Europeo sul mercato e sulla qualità del lavoro nel territorio provinciale di Perugia, nel periodo 2000-2006, è stata presentata stamattina dalla società “Gourè”, che ha condotto uno studio e individuato proposte operative per il futuro.
L’iniziativa è partita dalla Provincia di Perugia, che ha già al suo attivo sette anni di politiche attive del lavoro nel campo della formazione permanente e continua e che, nell’incamminarsi verso la nuova programmazione 2007-2013, ha voluto un’analisi dei dati per replicarli e implementarli nei prossimi anni.

Nel settennio preso in esame la Provincia di Perugia ha approvato progetti formativi del valore di 23 milioni di euro, tra azioni di formazione continua (quella cioè rivolta ai lavoratori occupati) e di formazione permanente (quella cioè rivolta anche a disoccupati o a quanti non riescono a inserirsi nel mercato del lavoro), per un totale di 760 progetti che hanno interessato circa 20.000 utenti.
Relativamente alla formazione continua, tra i dati più rilevanti emersi vi è che a 12 mesi dalla conclusione degli interventi, la totalità dei formati assunti con contratto a tempo indeterminato e di quelli impegnati in un’attività autonoma, nonché il 78% dei parasubordinati, risulta essere ancora occupato, mentre il 50% dei parasubordinati che hanno mantenuto un impiego risulta stabilizzato.

Per questo settore di formazione è risultato che in oltre il 60% dei casi l’iniziativa di partecipare al corso è partita dall’azienda di appartenenza e che nell’87% dei casi, per gli occupati alle dipendenze, si è rilevato un miglioramento almeno parziale delle condizioni di lavoro in termini di livelli retributivi, o di responsabilità, o di avanzamento professionale.
Ben il 97% degli intervistati inoltre ha giudicato positivamente i contenuti formativi trasferiti con i corsi, mentre il 91% ritiene utili al proprio contesto lavorativo le competenze acquisite.

Nel caso invece dalla formazione permanente (canale che vede il 67% dei destinatari di sesso femminile ed il 63,2% di età compresa tra i 30 e i 44 anni), dalla ricerca è scaturito che a 12 mesi dalla chiusura degli interventi risulta occupato il 78,5% dei destinatari raggiunti, contro il 66% iniziale.
Inoltre, rispetto alle condizioni pre-corso, sono aumentati gli occupati alle dipendenze, i lavoratori parasubordinati e gli autonomi, mentre si è ridotto il numero dei disoccupati. In più risultano occupati tutti i soggetti che, all’inizio delle attività, erano alla ricerca di un primo impiego.
Se si getta poi uno sguardo sui non occupati, emerge che all’inizio degli interventi, oltre il 34% dei destinatari (141 soggetti) si trovava in condizione di disoccupazione o alla ricerca di un primo impiego o era inattivo, mentre a 12 mesi dalla conclusione degli interventi, il 28,3% di questi (l’80% dei quali di genere femminile) ha trovato un lavoro. 

“Il quadro di luci e ombre emerso dalla ricerca – ha sottolineato l’assessore provinciale al lavoro Giuliano Granocchia – è fondamentale per noi che dobbiamo impostare la nuova programmazione”.
Granocchia ha quindi ribadito l’importanza della formazione permanente e continua che è in grado di offrire nuove opportunità di inserimento soprattutto per le categorie svantaggiate e per i giovani che si affacciano per la prima volta sul mercato del lavoro ed hanno quindi bisogno di un pacchetto formativo adeguato per un giusto collocamento.

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