Sono otto i corsi di laurea, due di area sanitaria, con un numero di immatricolati inferiore a 16

La corsa alla moltiplicazione delle cattedre ha prodotto enormi distorsioni e l’Università di Perugia non è immune dall’infezione.
L’Università degli “sprechi” è ingolfata da una selva di corsi di laurea, di cui molti con pochi immatricolati e pochi iscritti.
I dati statistici del ministero sono allarmanti: ci sono 40 corsi con un solo immatricolato, 767 con dieci o meno immatricolati e 1.260 con 15 o meno immatricolati. Inoltre ci sono 235 corsi con un solo iscritto, 1.109 con 10 o meno iscritti e 1.469 con 15 o meno iscritti.
La gran parte sono di area sanitaria. Riguardano professioni che vanno dall’ostetricia alla dietistica, all’ortottica, alla radiologia medica, all’igiene dentale, alle tecniche di neurofisiopatologia, alle tecniche diagnostiche o audiometriche.

Se le università si sono gonfiate di corsi sanitari semideserti lo devono a una legge del 1999 che prevede un accordo Stato-Regioni secondo cui gli atenei sono obbligati a garantire le specializzazioni sanitarie.
La programmazione di quei corsi è su richiesta delle Regioni. Ogni regione può avanzare le richieste che crede.
In realtà per gli atenei sono corsi in perdita
, non c’è dubbio che questa materia andrebbe tutta rivista, anche perché il ministero per gli studenti di questi corsi paga la metà della quota pro-capite, perché sostiene che costino meno.
Nei dati ci potrebbe essere un errore del ministero. I dati, infatti, vengono solitamente rilevati mentre sono ancora di fatto aperte le immatricolazioni, basta pagare la mora, così che i numeri sono spesso falsati seppur non di molto.

Ma il problema dei corsi di laurea con pochissimi immatricolati riguarda anche settori diversi da quelli sanitari e i dati di Perugia lo dimostrano.
Per questo ateneo, inoltre, andrebbe approfondito il perché di tanti insegnamenti in alcuni corsi di laurea triennali, con pochissime ore di lezione.
In pratica gli stessi “esami” di quanto la laurea era quadriennale, ma in un anno in meno di tempo.
Una laurea che per essere magistrale, come si chiama quella che prima richiedeva 4 anni, adesso di anni ne richiede cinque, in via teorica, ma spesso almeno 6, perché un minimo ritardo a superare il primo triennio non consente la tempestiva iscrizione al biennio di specializzazione.

A Perugia abbiamo
: Odontoiatria e Protesi Dentaria a Ciclo Unico con 3 immatricolati; Professioni sanitarie della riabilitazione – Podologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Podologo) Triennale con 12.
Inoltre: Scienze dei beni culturali Operatore dei Beni Culturali Triennale con 4; Biotecnologie – Corso di Laurea in Biotecnologie Orientate alla Creazione di Impresa Triennale con 7; Scienze dell’educazione e della formazione – Esperto nella Progettazione dell’Insegnamento a Distanza di Terni Triennale con 7; Tecnologie per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali Triennale con 6; Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali- Gestione degli Agro-Ecosistemi Mediterranei Triennale con 10; Scienze e tecnologie farmaceutiche Corso di Laurea in Tecniche Erboristiche Triennale con 15. 

Il sindacato studentesco perugino ha fatto del sarcasmo e dell’ironia l’arma più potente nella lotta contro la riforma universitaria.
Gli studenti dell’ateneo si sono finti lavavetri per potersi pagare le rette universitarie dopo la privatizzazione, oppure perché il lavavetri sarà la loro professione futura.
Hanno anche girato per le vie del centro in processione a Beata Ignoranza, rappresentazione satirica del Ministro Gelmini, con tanto di altarini, santini e fiaccole.
Sarebbe opportuno che trovassero qualcosa da dire anche per questi corsi per pochi intimi.
 

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