Poter plasmare la natura è stato il sogno di tanti. L’ingegneria genetica lo promette, ma tanti sono spaventati per le conseguenze di cambiamenti di cui non si conoscono gli sviluppi nel futuro.
Ora una scoperta italiana potrebbe ridurre le preoccupazioni.
Sarebbe diventato possibile modificare la genetica delle piante senza introdurre in esse nuovi geni, ma potenziando o riducendo l’attività dei geni che controllano i fattori di crescita che regolano lo sviluppo delle piante.
Una ricerca italiana pubblicata sulla rivista Science promette di fare allungare le radici di una pianta perché possa crescere in zone aride, o fare in modo che i suoi frutti siano più grandi e numerosi senza utilizzare fertilizzanti.
In pratica si accelererebbe il processo di evoluzione: in due anni quello che in natura richiederebbe tempi lunghissimi.
Lo studio è stato condotto dal gruppo di Paolo Costantino, del dipartimento di Genetica e biologia molecolare e accademico dei Lincei.
I ricercatori sono riusciti a scoprire il segreto che regola l’equilibrio fra i due principali fattori di crescita delle piante, gli ormoni auxina e citochinina: insieme controllano la crescita delle cellule, regolandone la divisione e il differenziamento, e di conseguenza la crescita degli organi della pianta.
Aumentando o riducendo i livelli di ciascun ormone diventa possibile modificare le dimensioni degli organi della pianta.
Per esempio, si possono ottenere piante con radici più lunghe, in modo che raggiungano le falde acquifere e riescano a sopravvivere in terreni aridi. O si possono produrre piante con radici molto corte, in modo che non raggiungano zone ad alta salinità.









